Agopuntura: l'esperienza di una giovane medico


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>Silvia Flore è una giovane laureata in Medicina e Chirurgia, che pratica l'agopuntura. «In Italia non si può praticare l'agopuntura se non si è medici», specifica.  Le chiediamo come le sia venuta la passione per la medicina cinese e per l'agopuntura in particolare e in che modo sia entrata in contatto con questa pratica medica. « Da quando mi sono laureata, divido la mia attività lavorativa tra sostituzioni di medicina generale, guardia medica e da un paio di anni mi interesso anche di agopuntura, che pratico a Nuoro e a breve a Siniscola. Ho scoperto la medicina Cinese durante i miei studi di Medicina Occidentale. Essendo una persona molto curiosa, in questi anni ho letto diversi articoli e sono andata alla ricerca di maggiori informazioni, sino a prendere la decisione di approfondire i miei studi e iscrivermi ad una scuola di Medicina Cinese e Agopuntura. Dopo svariate ricerche ho optato per la scuola di Medicina Cinese di Bologna. In Emilia Romagna l'agopuntura rientra nei LEA ( livelli essenziali di assistenza) e viene garantita ai pazienti previo pagamento di un ticket».

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 In Italia e in Sardegna in particolare come viene accolta l'agopuntura?

« In Sardegna viene praticata in alcuni centri di terapia del dolore, ma l'agopuntura spazia in campi molto più ampi e sarebbe veramente uno spreco confinarla alla sola terapia del dolore. Spiego brevemente cos'è e come funziona: una volta che il medico ha fatto una diagnosi, infigge aghi sottilissimi (in genere 0,25 x 0,25) in particolari zone della cute in cui si trovano i cosiddetti "agopunti". Gli aghi non contengono alcun farmaco ma esplicano la loro efficacia in quanto la stimolazione degli stessi andrebbe a liberare diverse sostanze neuroendocrine che sono in grado di deprimere la trasmissione del dolore a livello del sistema nervoso periferico e centrale. L'effetto antiinfiammatorio sarebbe da ricondurre all'aumento del cortisolo mentre, a livello locale, ad una capacità di diminuire la liberazione dei composti chimici che sono alla base dell'infiammazione».

 In quali cure questo genere di pratica medica ritiene che sia più efficace?

« Nonostante la grande ricerca scientifica, non si conosce ancora l'esatto meccanismo d'azione dell'agopuntura. La sua efficacia è però riconosciuta per il trattamento di diverse problematiche: dolore osteoarticolare, cefalee, insonnia, disturbi mestruali e della menopausa, disturbi digestivi, sinusite, ansia, asma e altri ancora. La Medicina Cinese si avvale di altre tecniche quali: coppettazione, moxibustione, massaggio (tuinà) e fitoterapia».

 Di recente è stata in Cina per seguire  un master. Che cosa le ha dato quest'esperienza nella patria dell'agopuntura?

 «Nel mese di agosto, ho voluto approfondire ulteriormente le mie conoscenze e ho deciso di recarmi in Cina dove ho fatto un Master di Agopuntura presso l'Università di Medicina Cinese di Nanchino. Ho potuto ampliare la conoscenza della loro cultura e delle loro tradizioni. Ho frequentato in tre diversi Ospedali e ho constatato l'ampissimo range di problematiche per cui centinaia di pazienti ricorrono all'agopuntura e che spazia dalle malattie infettive al recupero neuromotorio, dal rinforzare il sistema immunitario all'infertilità. Vengono abbracciate davvero tantissime branche e i pazienti vengono sottoposti a trattamenti quotidiani la cui durata, in termini di settimane, varia a seconda della condizione patologica di partenza. In Cina, il malato può rivolgersi ad una struttura Ospedaliera di medicina Occidentale, di medicina Cinese o di medicina integrata. Ancora in Italia non esiste per "forma mentis" culturale, l'approccio terapeutico quotidiano con l'agopuntura, per questo vengono in genere proposti due trattamenti alla settimana».

 Ritiene che possa offrirle delle concrete opportunità quest'esperienza e secondo lei  come si può conciliare l'agopuntura con la medicina occidentale?

«Dalle mie esperienze, credo che l'integrazione sia di cruciale importanza. La medicina Occidentale si basa sull'anamnesi, sull'Esame Obiettivo e quindi su eventuali esami ematochimici, di laboratorio e strumentali. La medicina Cinese si basa sull'osservazione, sul dialogo con il paziente, sui concetti di yin e yang, dei 5 elementi, dei Meridiani e molto altro. Per la medicina Cinese l'uomo appartiene al macrocosmo e il suo stato di salute deriva dal rapporto armonico con questo. Questi aspetti della medicina Cinese trovano le loro basi dalla concezione taoista, applicata alla natura e all'uomo, che promuove il principio che la vita deve tendere a conformarsi alle leggi naturali, affinché scaturisca quell'equilibrio che è in grado di garantire lo stato di salute. Con l'integrazione si può dunque affrontare la malattia nella sua completezza e poterla gestire da più fronti e il medico ha un'arma in più per poter prendere in carico il paziente in tutta la sua complessità».

 Gian Piero Pinna

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