Opinioni & Rubriche

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Il bilancio di previsione come atto di responsabilità civile

Le risorse disponibili per le amministrazioni sembrano ogni anno più esigue e la tentazione dei tagli lineari diventa la via più rapida

Siamo entrati nel tempo del bilancio di previsione, una fase cruciale che molti cittadini forse non conoscono.È proprio negli ultimi mesi dell’anno che le amministrazioni devono definire le scelte che orienteranno il futuro delle comunità. È qui che gli eletti, dai Comuni allo Stato, sono chiamati a riflettere con sincerità sui bisogni reali degli amministrati. Le risorse disponibili sembrano ogni anno più esigue, e la tentazione dei tagli lineari diventa la via più rapida. Ma governare non significa sottrarre: significa riconoscere le fragilità delle famiglie e predisporre risposte immediate che attenuino le difficoltà quotidiane. Un bilancio, prima ancora che un documento contabile, è un gesto di cura. Accanto all’urgenza del presente, serve però uno sguardo lungo. Le amministrazioni devono cercare nuove risorse, immaginare infrastrutture e servizi capaci di ricostruire fiducia in un tempo segnato da paura, conflittualità e scoramento. Una società schiacciata dall’apprensione non si rialza da sola: ha bisogno di istituzioni che credano nel futuro e lo rendano visibile. Oggi più che mai, il bilancio deve tornare a essere un atto politico nel senso più alto: pensare al bene comune, anche quando i risultati non sono immediati, e porre le basi perché la comunità ritrovi la forza di camminare. ...

Brebei niedda de Arbus cun pibadra e guereu aresti

Arbus, noto per la “pecora nera”, è un seducente paese con poco più di seimila abitanti, dedito all'agricoltura, alla pastorizia e all’artigianato

L’allevamento del bestiame (ovini, caprini, bovini, suini, equini) in Sardegna è una delle attività più antiche esistenti nell’Isola ed è soggetta a un duro lavoro, che comporta trasferimenti stagionali con transumanze. I pastori si dedicano umilmente e giornalmente ad accudire i loro animali, portandoli al pascolo, proteggendoli con l’aiuto dei loro fedeli cani da gregge dagli assalti delle volpi, cani selvatici, martore, cinghiali e quant’altro e soccorrendoli amorevolmente in caso di malattie oltre ad adoperarsi in caso di parto. La pastorizia in Sardegna è praticata da millenni, numerose sono le testimonianze pervenute su questa antica attività, che ha sfamato intere famiglie sia con la carne sia con il latte, con il quale si producono eccellenti formaggi e derivati. Da non dimenticare che la metà del latte ovino prodotto in Italia proviene dalla Sardegna. La maggior parte del latte appena munto viene lavorato da cooperative, aziende e piccole imprese a conduzione familiare. Notevole è la produzione del formaggio pecorino sardo e pecorino romano, con il quale si soddisfa il consumo locale, ma anche una porzione consistente del consumo nazionale ed estero. Legioni romane, al comando del console Tiberio Sempronio Gracco, sbarcarono in Sardegna nel 238 a. C. e tennero il controllo dell’Isola per settecento anni, nonostante tutto questo tempo di permanenza, non riuscirono mai a spingersi nell’entroterra, laddove gli abitanti dei villaggi mantennero le loro usanze legate ai prodotti ricavati dalla pastorizia e all’allevamento del bestiame. Nel Medioevo l’economia dominante nel paese era quella della pastorizia, scelta obbligata per le popolazioni residenti. Per tutto l’ottocento fino agli anni cinquanta del novecento, la pastorizia assieme all’agricoltura ha dato sostentamento all’intera Isola e oggi grazie alla tecnologia e agli accorgimenti innovativi il settore agropastorale è in netta crescita e produce prodotti di eccellente qualità. La pecora nera era quasi scomparsa, ma qualche decennio fa, con l’intuizione, la passione e il talento dei pastori arburesi è stata riscoperta e, con intelligenza e accurati metodi di allevamento si è arrivati a formare un gregge di oltre trecento ovini. La “pecora nera di Arbus” ha una taglia minore rispetto alle sue cugine tradizionali, ma ha la capacità di muoversi più agevolmente nei pascoli scoscesi del territorio collinare dove abitualmente vivono. Si distinguono inoltre per la peculiarità di fornire un latte con proprietà eccellenti e per la produzione di lana con la quale si confezionavano materassi e giacigli di fortuna, oltre a tessere l’orbace, quello stesso che gli antichi romani utilizzavano per confezionare i vestiti. La pecora nera secondo gli esperti proviene dal nord Africa ed è da qualche secolo presente nel territorio arburese, anche se in tutta l’Isola ci sono pochi capi nelle greggi di ovini tradizionali, come dire: una ...

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