Forse l’ultimo, disperato, gesto è annunciato per il 29 novembre: «saremo di fronte al Palazzo della Giunta regionale per chiedere alla Regione di pagare quanto deve». Così Giacomo Meloni della Css, il sindacato che insieme a Ugl, Fials, Isa, Confintesa e un comitato spontaneo dei dipendenti continuano a vedere la Regione come unico colpevole della revoca della convenzione con l’Aias dei fratelli Randazzo. I sindacati maggiori si sono tenuti invece a debita distanza dal contenzioso. «Se l’Aias non può pagare i dipendenti», ripete Giacomo Meloni, «il motivo è molto semplice ed è perché la Regione ha un debito nei confronti dell’Aias». Punto. Questo quindi il convincimento che ha portato il manipolo di sindacalisti e dipendenti a pensare una manifestazione che già ha avuto dei precedenti senza che però sortisse alcun effetto. La Regione ha infatti deciso di non rinnovare la convenzione con l’associazione privata dell’Aias proprio perché in arretrato nel pagamento degli stipendi e dal 31 dicembre ha deciso di far cessare ogni rapporto (e quindi ogni lavoro e pagamento). «È singolare che una società con un bilancio di oltre 40 milioni di euro puntualmente pagati possa da anni non pagare gli stipendi ai dipendenti perché si ritiene in credito di pochi milioni: qualcosa nella gestione aziendale dell'Aias non quadra», commenta l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru.