Antioco Cotza: pioniere dei murales


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>Si chiama Antioco Cotza ed è un pittore molto apprezzato nel territorio. Oltre alle sue innumerevoli opere, può vantarsi di essere stato fra coloro che, intorno agli anni ’70, ha dato impulso alla diffusione dei murales a Villamar, fenomeno che, dopo anni di oblio, sembra stia dando timidi segnali di risveglio. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio e saperne di più circa il passato e il presente dell’arte muralistica.

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Chi è Antioco Cotza?

Ho 72 anni, sono un insegnante oggi in pensione. Sono un pittore sempre in attività e, ieri come oggi, in prima linea per il bene artistico e sociale del paese.

I murales di Villamar, diventati famosi durante gli anni ’70 e ‘80, sono una ricchezza sviluppatasi anche grazie a lei. Ci può raccontare come tutto ebbe inizio?

Nel 1968 quando ci fu la rivolta di Pratobello, insegnavo a Lanusei e vissi quegli eventi molto da vicino, rimanendone affascinato. Successivamente, con diversi amici di Serramanna, entrammo in contatto con degli esuli artisti cileni con i quali stringemmo amicizia e dai quali venimmo ispirati artisticamente. Iniziammo anche noi a realizzare alcuni murales; a Villamar, in particolare, il fenomeno si diffuse anche perché fu apprezzato dagli abitanti stessi.

Quale fu il segreto di quel successo?

Di certo l’amicizia, ma soprattutto il fatto che noi “muralisti” seguivamo una linea comune. Per capirci: ci sono i murales “generici” e quelli di “contenuto”. I nostri murales trattavano di contenuti importanti: servitù militari, emigrazione e continuità territoriale tanto per citarne alcune. Problemi di allora che, purtroppo, sono ancora terribilmente attuali. La gente credo abbia apprezzato tanto quest’aspetto.

Intorno alla fine degli anni’80 è iniziato il declino dell’arte dei murales nel paese. Quali le cause?

I motivi sono tanti e spesso scollegati fra loro. Un dato di fatto è che le vecchie amministrazioni comunali non siano state mai particolarmente lungimiranti e attente a sostenere questo fenomeno.

Intanto, da qualche tempo, si assiste a un ritorno della diffusione di queste opere a Villamar. Si può parlare di un ritorno al passato?

Più che “ritorno al passato” sarebbe più corretto parlare di “proiezione al futuro”.

Quale ricetta occorrerà seguire per fare in modo che questa nuova ondata artistica possa diventare, oltre che un bel biglietto da visita, anche uno strumento per dare impulso al paese in chiave turistica?

Occorrerà che, parallelamente allo sviluppo di quest’arte, il paese rifiorisca dal punto di vista economico attraverso la valorizzazione dei prodotti locali, il ritorno agli antichi mestieri e, non ultimo, il rilancio del settore terziario. Il paese deve dare una sua impronta forte con le proprie ricchezze, l’arte dovrà essere coadiuvata da un’economia identitaria, un po’ come succede a San Sperate.

Da artista navigato qual è, si dice ottimista sul fatto che questa nuova “verve artistica” non sia soltanto di un fuoco di paglia?

Questa volta sono molto ottimista; credo che si sia imboccata la giusta strada. Con alcuni giovani artisti locali abbiamo costituito qualche settimana fa “Ichnos” un’associazione che si occuperà di diffondere l’arte nel paese, non soltanto quella dei murales. Abbiamo inoltre un’amministrazione comunale e la Pro Loco che, nei loro intenti, non vogliono trascurare l’aspetto artistico nel paese.

Concludiamo con?

Un pensiero a Rino Pitzalis, noto artista del paese che ci ha recentemente lasciato. Con lui abbiamo condiviso tanti bei momenti anche durante l’epoca d’oro dei murales. Stiamo cercando di organizzare un evento con l’esposizione delle sue opere per rendere omaggio alla sua figura di artista di talento.

Simone Muscas

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