Arbus, dal 14 al 17 giugno i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova: un intero territorio si stringe attorno al proprio Santo


 di Gianni Vacca
Da sabato 14 a martedì 17 giugno ad Arbus e nella borgata di Sant’Antonio di Santadi si terranno i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova. Quattro intere giornate dedicate al Santo moralmente patrono dell’intero territorio, pathos e culmine di un connubio di fede, devozione, folclore e tradizione. Raccontarne l’evento, la grande festa, la grande ricorrenza che da oltre tre secoli si ripete, diventa facile, forse anche ripetitivo, ma come sempre straordinariamente affascinante. La sagra antichissima affonda le proprie radici e origini nelle fatiche contadine del XVII secolo. Risalgono infatti al 1694 come testimoniato da un documento presente nell’archivio parrocchiale di San Sebastiano e nell’archivio storico diocesano di Ales la prima processione che tra le più lunghe d’Europa, e in Sardegna seconda solo a Sant’Efisio, portò per la prima volta il simulacro del Santo da Arbus al borgo di Sant’Antonio di Santadi dov’è presente l’antichissima chiesetta a lui dedicata. I quattro giorni dedicati al Santo culmineranno con le due processioni che daranno vita a un lunghissimo pellegrinaggio. Migliaia di devoti accompagneranno il Santo dalla sua abituale dimora posta nella chiesa di San Sebastiano ad Arbus fino alla chiesetta a lui dedicata posta nella borgata di Sant’Antonio di Santadi. Vi rimarrà fino alla mattinata di martedì giorno del suo rientro ad Arbus dove verrà salutato con i fuochi d’artificio, la benedizione del sacerdote e l’applauso finale dei fedeli. La processione. Migliaia le presenze dei fedeli sia alla partenza del Santo sia all’arrivo che avviene a tarda serata dopo la consueta sosta pranzo a Mattianni.  La stessa situazione si verifica il martedì quando “Antoni de Padua Santu” percorre il cammino inverso per far rientro alla sua alla Chiesa parrocchiale di San Sebastiano, sua dimora abituale. Due interi paesi quello di Arbus e quello di Guspini oltre a numerosi fedeli provenienti dal vicino hinterland, si riversano festanti in strada inghiottendo in un bagno di folla l’antico cocchio di origine ottocentesca  di colore bianco evidenziato da particolari ornamenti giallo oro e ulteriormente impreziosito e abbellito da gigli e garofani bianchi. Il cocchio, “Su coggiu”, è trainato, come antichissima tradizione vuole, da un gioco di buoi all’interno del quale è posizionata ben visibile la statua del Santo. La tradizione raggiunge il massimo della sua magnificenza e fascino quando la statua del Santo, dopo la messa, viene collocata all’interno del cocchio e muove i primi passi verso la lontana destinazione  accompagnata dai fedeli  lungo i trentaquattro kilometri del percorso con la recita dell’ ”Ave Maria in sardo” [caption id="attachment_135687" align="alignnone" width="1200"] Partenza del Santo, processione[/caption] . Ad accompagnarlo cavalieri, gruppi folk, la Banda Musicale “Ennio Porrino” e numerose autorità civili e militari. Tantissimi I figuranti in abito tradizionale provenienti dai più svariati centri dell’isola, i cavalieri e “Is traccas” quelle a tetto tondeggiante tipiche dell’arburese, trainate da animali, imponenti quanto maestosi buoi, o motorizzate sempre belle, colorate e accuratamente e amorevolmente preparate, impreziosite e arricchite da tappeti, arazzi e tantissimi fiori. Della colonna sonora, figlia anch’essa di una sardità sempre più identitaria, se ne occupano lungo tutto il percorso le numerose fisarmoniche, launeddas e organetti che intonano i tradizionali balli sardi e i canti a “Trallallerusu”. Non manca “Su coccoi de sa festa” elemento centrale, tra i più suggestivi della festa, messo in forte risalto attraverso la sua celebrazione e  distribuzione nonché elemento decorativo insieme a “Su pani de saba”  delle traccas a motore o come ornamento delle corna dei buoi. Infine, tradizione davvero antica, “ Is croccorigas” naturalmente piene di un buon vino d’annata,  zucche gelosamente personali ma spesso e volentieri offerte con impeto di generosità e ospitalità per un piccolo sorso a coronamento di un gemellaggio occasionale sancito durante il lungo  pellegrinaggio. Chi organizza. L’organizzazione dell’intero evento è affidata al comitato “Passu passu cun tui Antoni Santu” che per l’occasione ha dato vita nei giorni che precedono l’evento anche a degli spazi per laboratori artigianali che vanno a curare fin nei minimi particolari tutte le componenti presenti nella festa: dall’allestimento delle traccas alla preparazione “de su coggiu”, il cocchio, e altre numerose iniziative a corredo del grande evento. Si rinnova dunque nelle giornate del 6,7 e 8 giugno la seconda edizione di “Tracas in Pratza”, tre interessanti giornate dove sarà possibile il dietro le quinte nella preparazione delle traccas e la possibilità di fruire in modo diretto di mostre, laboratori e iniziative di vario genere proposte e realizzate anche con la collaborazione e i suggerimenti dei cittadini.  

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