“Terre d’acqua dell’oristanese”: 7.705 ettari e 200 km di costa, dieci i comuni interessati, 4 milioni di euro la dotazione iniziale. La politica dei vincoli fino a questo momento in parte imposta in parte volontariamente cercata non ha finora reso giustizia dal punto di vista economico alla crescita e alla rinascita sociale di Arbus e del suo territorio. Di vincoli si può vivere o morire. L'Ultimo in ordine di tempo a far discutere, nel bene e nel male, é "Terre d'acqua dell'oristanese" recentemente sottoposto a discussione in Consiglio Comunale. Per Arbus metaforicamente una sorte di "Sindrome di Stoccolma" applicata alla politica: prigioniera dei vincoli, innamorata dei vincoli. Il punto in discussione nell’ultimo consiglio comunale passa però con i soli voti della maggioranza e la minoranza consiliare, contraria all’iniziativa, che abbandona l’aula. «Privi di elementi necessari, di cartografie esplicative e di quanto e dove lo si vuole realizzare – afferma il capogruppo di Avanti Arbus Michele Schirru - siamo fortemente contrari alla nascita di un Parco Regionale nell’area umida di Sant’Antonio di Santadi, un ennesimo vincolo e una grande incognita per i benefici che apporterebbe al territorio e per il ruolo che lo stesso comune di Arbus avrebbe nella gestione del parco. Ci sono delle opportunità ma danno anche molte molte limitazioni. Limitazioni con ricadute negative sulle attività produttive, in particolare sulle attività di pesca e dell’agricoltura. Il tema abbastanza delicato prima di una sua eventuale approvazione andava approfondito». Otto comuni dell’Oristanese più quelli di Arbus e Guspini, l’Assessorato regionale dell’Ambiente, la Provincia di Oristano e il Consorzio di Bonifica Oristanese hanno sottoposto a firma a Oristano nella sede Universitaria – Consorzio Uno di via Carmine il contratto attraverso il quale si impegnano per la tutela delle zone umide del Golfo di Oristano e della penisola del Sinis. Presenti alla firma i sindaci dei dieci comuni che hanno aderito al “Progetto Maristanis”, l’allora assessore regionale dell’Ambiente Gianni Lampis, l’amministratore straordinario della Provincia di Oristano, Massimo Torrente, e il presidente del Consorzio di Bonifica d’Oristano Carlo Corrias. Questo circa 2 anni fa quando il progetto iniziò il suo percorso burocratico. Il « “Progetto Maristanis” ribattezzato “Terre d’acqua dell’oristanese” - dice il Vicesindaco e Assessore all’ Ambiente Simone Murtas in fase di presentazione dell’iniziativa - si pone infatti come obiettivo la valorizzazione e il miglioramento ambientale e paesaggistico delle zone umide marino – costiere dell’oristanese». [caption id="attachment_109044" align="alignnone" width="1000"]
stagno San Giovanni[/caption]
Non tutto quel che luccica è oro sbotta però la minoranza consiliare di Avanti Arbus:
«Da progetto Maristanis a Parco naturale regionale delle terre d’acqua dell’oristanese - afferma nel suo intervento il consigliere Agostino Pilia - Dopo il tentativo di trasformare l’eco parco Dune di Piscinas in parco naturale Dune di Piscinas, al secondo tentativo la Giunta Comunale promuovere il suo parco regionale! Una politica ambientalista talebana che ingesserà un altro lembo del territorio Arburese, giustificato con il miraggio di utopistici finanziamenti regionali, nazionali ed europei. Di sicuro il giorno dopo l’istituzione del parco saranno vigenti le norme di salvaguardia ed i divieti previsti dalla normativa regionale: divieto di pesca, di nuove attività, divieto di attività venatoria, solo per citarne alcune. Ignorando che nello stagno di San Giovanni per decenni sono affluite le acque acide provenienti dalle attività minerarie e quelle degli allevamenti zootecnici e delle attività agricole del compendio di Arborea: acque ricche di agenti inquinanti. Noi abbiamo abbandonato l'Aula al momento della votazione, nessuna complicità con chi vuole aggiungere ulteriori vincoli al territorio Arburese, mortificando le attese dei nostri concittadini».
“Si pongono le condizioni per la tutela e valorizzazione delle qualità ambientali e paesaggistiche e per una gestione integrata delle zone umide, si replica dai banchi della maggioranza. Una crescita dei territori che hanno deciso di puntare sulle peculiarità ambientali anche come opportunità di sviluppo”.
Terre d’acqua dell’oristanese, area d’intervento.
Il territorio del Golfo vanta settemila settecentocinque ettari di zone umide Ramsar di importanza internazionale che si sviluppano lungo i 200 km che da Capo Mannu si estendono sino all’area lagunare di Marceddì-San Giovanni. Gli stagni interessati sono: Sale Porcus, Cabras, Mistras, Pauli Maiori, S’Ena Arrubia, Corru S’Ittiri, San Giovanni e Marceddì. L’iniziativa potrebbe rappresentare e mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo, uno strumento indispensabile per una migliore tutela e gestione delle zone umide del Golfo di Oristano sotto la cui giurisdizione ricade oltre il 60% dell’intero patrimonio della Sardegna coinvolge ben dieci comuni: Arborea, Arbus, Cabras, Guspini, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Vero Milis, Santa Giusta e Terralba.
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