L’ORGANIZZAZIONE La sagra di Sant’ Antonio ha perso inevitabilmente col passare del tempo, per un motivo o per l’altro, nonostante l’impegno profuso dai vari comitati che si sono succeduti nell’organizzare la festa alcune peculiarità e connotazioni originarie. A organizzare le celebrazioni ci pensa il Comitato “PassuPassu cun Tui Antoni Santu” comitato che per l’occasione ha dato vita a spazi per laboratori artigianali che vanno a curare fin nei minimi particolare tutte le componenti presenti nella festa: dall’allestimento delle traccas alla preparazione “de su coggiu”, il cocchio e altre numerose iniziative a corredo della festa. La preparazione de “Sa Ramadura”, l’infiorata uno dei momenti più significativi della festa, è invece compito dell’“Associazione Culturale Gruppo Sa Ramadura Arbus”. Previsti per le giornate di sabato 15 e martedì 18 dei servizi navetta che permetteranno ai fedeli di Arbus e Guspini di raggiungere in occasione dell’arrivo e della ripartenza del Santo la frazione di Sant’Antonio di Santadi. Si inizia a parlare di comitati veri e propri con finalità di questua e organizzazione solo dopo i primi decenni del ‘900 e in modo più deciso solo con la fine del secondo conflitto mondiale. Fino ad allora infatti, secondo testimonianza tramandate oralmente, la festa veniva garantita da una sorta di autotassazione volontaria che interessava però un numero molto ristretto di persone. Da allora, dopo tale data, anno per anno si costituiva una sorta di comitato spontaneo presieduto dal cosiddetto “S’oberaju” che naturalmente autorizzato dalla chiesa si preoccupava della questua e di mandare avanti un programma civile. Il salto di qualità si ebbe nel 1977 quando l’associazione Pro Loco allora presieduta da Bruno Serpi si prese l’impegno di organizzare la festa senza nascondere l’ambizioso obiettivo di una sua valorizzazione anche a fini turistici.
MOLTE LE TRADIZIONI ANCORA VIVE, ALTRE INVECESONO ANDATE PERDUTE.
IL PERCORSO
La devozione e l’amore per il Santo accomuna i centri di Arbus e di Guspini quelli maggiormente coinvolti nell’organizzazione della festa e comunque unici centri abitati in cui il Santo transita nel suo lungo pellegrinaggio che dalla chiesa parrocchiale di Arbus lo porta alla chiesetta di Sant’Antonio di Santadi. Ma non sempre era così. Il primo passaggio del simulacro a Guspini si ebbe l’11 giugno del 1876. Fino a quel momento infatti simulacro, processione e traccas non transitavano a Guspini. Lo aggiravano passando per la strada denominata (tuttora) dai guspinesi “sa ia de is Arburesusu”. L’innesto in direzione Santadi avveniva dopo qualche chilometro del passo Genn'e Frongia nella località di “Perd’ e Cuaddu”, strada che da Arbus porta a Montevecchio e dal centro minerario si proseguiva poi verso Mattianni.
SA TRACCA DE IS BAGARIUS E SA TRACCA DE IS BAGADIAS
Un detto, quello più famoso che meglio rappresenta la festa e le sue complicità: “Po Sant’Antoni chi esti sposu ndi torrada storrau, chi esti bagadiu ndi torrada sposu”. Detto ancora straordinariamente attuale dal momento che la festa è da sempre occasione d’incontro e di divertimento, tra giovani ma non solo, dove talvolta possono nascere grandi o piccole storie d’amore spesso improvvisate tuttavia straordinariamente inevitabili.”
LA GARA AL TIRO DEL GALLO
Altra curiosità, caduta ormai in disuso, era la “gara al tiro del gallo”, passatempo preferito dagli uomini fino al secolo scorso nei due giorni di permanenza a Santadi. Narra il Vaquer nel suo libro: “Si lega esso per i piedi al manico d’uno spiedo, che si conficca, coll’altra estremità sul terreno. I cacciatori si dispongono in fila - a circa cinquanta metri di distanza - pronti a far fuoco contro il bipede designato. Devono tirare uno alla volta, dopo aver pagato cinque centesimi agli operai, i quali serbano i soldi ricavati a pro del Santo…il povero gallo, vittima rassegnata, col capo all’ingiù, prima di venir colpito deve sentirsi fischiare vicino più di una pallottola…”
LA CORSA DI CAVALLI SANT’ANTONIO, UNA TRADIZIONE DIMENTICATA
E’ il caso di una corsa di cavalli, quasi una sorta di “ Ardia di Sant’Antonio” che come racconta l’ormai scomparso Salvatore Porcu nell’”Antoni de Padua Santu” di Angelo Concas «a Santadi di lunedì durante la festa si svolgevano le corse dei cavalli…il primo premio consisteva in una somma di denaro di 80 lire…il percorso, molto impegnativo in molti tratti stretto e irregolare era di circa 2 chilometri e partiva dai terreni Pili prossimi a Pistis per arrivare fino a Santadì. Si partiva in una ventina e si arrivava in tre o quattro».
Perso anche gran parte del patrimonio rappresentato da “is traccas” a buoi che raggiunse nei primi anni cinquanta anche le settanta unità. Curiosi anche i nomi che i proprietari dei buoi danno ai loro animali. Ne citiamo alcuni, quelli più simpatici: “Si ses innoi non at’essi po nudda”, “Scarescirì”, “Curregirì ca ses sennori”e ancora “No ti pedronu” e “La ca t’ingannasa”.
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