>Le attività della scuola paritaria dell’Infanzia “Sacra Famiglia”, nota comunemente come “asilo delle suore” (com’è ben raccontato nel libro “Villamar, fede, arte, storia e tradizioni popolari” di Albertina Piras ed Antonio Sanna), hanno avuto inizio nel lontano 1947 grazie ad un’azione di volontariato del paese condotta da un imprenditore dell’epoca, Andrea Vallebona, e dall’allora parroco don Giuliano Tronci. Da quell’anno le suore del paese che si sono succedute hanno portato avanti incessantemenente con amore e dedizione questa struttura, adoperandosi intensamente nell’insegnare e accudire tante generazioni di bambini, salvo poi, nell’ultimo decennio, passare il testimone ad insegnanti abilitati nella professione mantenendo soltanto un profilo di supervisione e amministrazione burocratica. Succede però che lo scorso agosto si conclude la quasi settantennale storia di gestione delle suore quando le stesse, per volontà propria, decidono di lasciare l’incarico portato avanti dal dopoguerra sino ai giorni nostri. La struttura, che versa in ottime condizioni, è stata ceduta in donazione alla parrocchia San Giovanni Battista che ovviamente si è dovuta far carico di tutte le spese del passaggio di gestione con un esborso di circa ventimila euro, cifra pagata dalla diocesi di Cagliari. Data la grande storia dell’Istituto e la conseguente possibilità di chiuderlo, lo scorso settembre è stato costituito un comitato di genitori che, con la supervisione di don Ennio Matta, ha deciso di svolgere l’attività di gestione della struttura permettendo che continuassero le attività. Nell’anno in corso l’asilo è frequentato da ventotto bambini di età compresa fra i tre e i sei anni e possiede lo status di scuola paritaria, quindi ha diritto a ricevere una quota di fondi pubblici. «I finanziamenti - spiega il parroco don Ennio - coprono poco più del 50% delle spese necessarie per la gestione e vengono erogati, purtroppo, solo a novembre quando le attività didattiche sono già partite da un pezzo. Con il comitato abbiamo fatto due conti di sostenibilità e si è quindi deciso di portare la retta mensile da 60 a 100 euro, con il servizio mensa incluso. Quest’aumento è stato necessario perché, oltre alle normali spese di gestione, ci sono tre lavoratrici sotto contratto che svolgono tutte le attività: dalla didattica, alle pulizie sino alla mensa». Rispetto agli anni precedenti sono previsti però anche nuovi servizi: sarà possibile mandare i bambini anche il sabato mattina e, pagando un piccolo surplus, anche permettere che questi entrino alle sette del mattino anziché alle otto. Spiega ancora don Ennio: «Verrà attivato inoltre un servizio rivolto ai bambini di età compresa fra uno e mezzo e tre anni che si chiamerà “Giardini dell’infanzia” per il quale dovremo contrattare una nuova maestra». Settant’anni di storia che si chiudono e una nuova sfida si apre: nonostante alcune fisiologiche perplessità iniziali, sembra che ora tutto stia procedendo nel migliore dei modi. «L’Istituto Sacro Cuore - conclude don Ennio - rispetto alla scuola dell’Infanzia pubblica, ha un’inquadratura più votata al cristianesimo ed è ovviamente aperta a tutti. La popolazione, stando al numero degli iscritti (con appena due unità in meno rispetto all’anno scorso), sta dimostrando di tenere al fatto che le attività possano proseguire. Ci auguriamo che negli anni a venire si possa mantenere almeno costante il numero degli iscritti e continuare con la stessa impronta data dalle suore in questi settant’anni di storia, in modo da poter far crescere i nostri bambini con i valori della cristianità». Simone Muscas
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