«Investire in interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali e ricreativi della Sardegna» commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna « porterebbe, sicuramente, anche alla crescita del flusso di turisti. Il recupero del gap di spesa, rispetto a quello del 2007-2009 (ben 92 milioni di euro in meno sulle erogazioni 2014-2016, per l’acquisto di beni e servizi per il settore Cultura)» continua Matzutzi «si tradurrebbe in Sardegna in circa 1.100 nuovi posti di lavoro nelle oltre 10 mila imprese che si occupano di installazione di impianti, completamento e finitura di edifici, attività di conservazione e restauro di opere pubbliche e attività di servizi per edifici e paesaggio (più di 2 terzi artigiane)».
A livello provinciale, prendendo come riferimenti i confini delle vecchie province, 2.828 imprese artigiane si trovano in quella di Cagliari, 2.991 a Sassari, 1.297 a Nuoro e 588 a Oristano.
In Italia, i beni culturali rappresentano un asset chiave per l’economia nazionale e determinano l’attrattività turistica del nostro Paese. Nel 2018 l’Italia ha avuto la leadership mondiale per siti del Patrimonio Mondiale Unesco: con 54 siti, su un totale di 1.092 siti nel Mondo, l’Italia è davanti a Cina (53 siti), Spagna (47 siti), Germania e Francia (entrambe con 44 siti).
«Anche dalla valorizzazione di beni culturali e dalla loro cura, passa il rilancio della Sardegna e delle imprese che operano in questo preziosissimo “giacimento” » conclude il Presidente di Confartigianato « ancora troppo poco sfruttato a causa della burocrazia asfissiante e dalla purtroppo insufficiente formazione degli addetti che operano nelle aziende».
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