La Regione rafforza le politiche dedicate alla tutela dell’agrobiodiversità e delle produzioni identitarie attraverso un nuovo intervento destinato alla costituzione delle “Comunità” di tutela della biodiversità e del cibo nel territorio regionale.
L’iniziativa punta a sostenere la nascita e lo sviluppo di reti locali costruite attraverso la collaborazione tra agricoltori, allevatori custodi, scuole, enti di ricerca, associazioni, imprese, attività della ristorazione e soggetti pubblici e privati del territorio, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la biodiversità agricola e alimentare della Sardegna.
«Le Comunità di tutela della biodiversità e del cibo rappresentano uno strumento fondamentale per preservare le diverse agrobiodiversità dei territori sardi e per difendere un patrimonio agricolo, culturale e identitario che appartiene a tutta la Sardegna», ha spiegato l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus.
L’assessore ha sottolineato come il provvedimento sia il risultato del lavoro svolto dall’Assessorato dell’Agricoltura insieme a Laore Sardegna, individuata come soggetto attuatore della misura, confermando l’attenzione della Regione verso la tutela delle identità rurali e delle produzioni locali.
La dotazione finanziaria complessiva prevista ammonta a 400 mila euro e servirà a sostenere progetti finalizzati alla creazione e all’avvio delle Comunità di tutela attraverso attività di animazione territoriale, studi e consulenze, azioni di comunicazione, promozione delle produzioni locali e valorizzazione dei saperi tradizionali e delle filiere agroalimentari.
Le domande potranno essere presentate fino alle 12 del 31 ottobre 2026 secondo le modalità indicate nell’avviso pubblico, disponibile sul portale web dell'Ente.
«Le Comunità di tutela sono una risposta politica concreta al rischio di spopolamento che interessa tante aree interne dell’Isola. Dove si costruiscono comunità, filiere territoriali e occasioni di lavoro legate alla terra, si crea anche la possibilità per le persone, soprattutto giovani, di restare o tornare nei propri paesi», ha concluso Agus, evidenziando inoltre il ruolo della filiera corta e dei modelli agricoli sostenibili basati su pratiche biologiche, riduzione delle emissioni e tutela della fertilità dei suoli.
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