Cercare lavoro che non c’è


di Gian Paolo Pusceddu
Il lavoro è sempre più instabile, incerto e insicuro. Il progresso tecnologico, l’avanzata dell’automazione, i successi dell’intelligenza artificiale, la crescita senza precedenti delle reti di comunicazione ci stanno portando a una società completamente diversa da quelle del passato. Il sospetto è che il numero di posti di lavoro distrutti non sarà compensato da altrettanti posti di lavoro di tipo nuovo. Quale sarà il destino dei giovani? Che cosa faranno, ma soprattutto come si manterranno, coloro che non hanno un lavoro? Alla vita adulta, si dice, ci si arriva soprattutto grazie al lavoro. È da un impiego, dalla capacità di autofinanziarsi, dalla possibilità di esprimersi, che si deve passare. Ma questa porta, già stretta da tempo, si è fatta più stretta. Cresce così tra le nuove generazioni la paura di trovarsi costretti a restare in una specie di limbo che non ha più nulla dell'adolescenza e ha ancora troppo poco della vita adulta. I giovani si aspettano di essere valorizzati per quello che sono e quindi pensano che una persona dovrebbe essere retribuita in base al merito. D'altro canto si aspettano anche un sistema di welfare amico, sono convinti che è questa la vera medicina per combattere la precarietà. Sono le politiche sociali che dovrebbero aiutare i giovani a transitare da una condizione all'altra.

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