Cesare Loi, medico socialista tra ottocento e novecento


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>A partire dal 1870 nelle miniere della Sardegna si registrò una drastica riduzione dei salari e un generale impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori. Lo scontro sociale si era fatto più duro e il padronato reagiva severamente contro ogni rivendicazione operaia. Lentamente i minatori abbandonarono le società di mutuo soccorso - che avevano svolto, non senza strumentalizzazioni antisindacali, attività di previdenza e assistenza sociale - per darsi un’organizzazione di classe più compiuta nelle leghe di resistenza che nascevano ispirate dal socialismo. Il passaggio dal mutualismo al sindacato di classe fu graduale e i due tipi di organizzazione convissero fino all’ultimo decennio dell’ottocento quando la rete delle sezioni del partito socialista e delle leghe si affermò come organizzazione autonoma dei lavoratori. 3 Tessera PSI 1905 Il 15 ottobre 1869, all’alba di quell’epoca di cambiamenti, Cesare Loi, di Salvatore e Elisabetta Muru, nasce a Guspini dove vive e studia fino alla giovane età. Ottenuta la maturità, lascia la cittadina mineraria per frequentare la facoltà di medicina di Cagliari entrando in contatto col nascente movimento socialista che iniziava allora a organizzarsi in Sardegna. La formula associativa per adesioni collettive adottata nel 1892 dal congresso di fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani - diventerà Partito Socialista Italiano nel 1895 – e l’assenza di una chiara prospettiva politica, a causa dei contrasti tra l’ala riformista e quella massimalista, avevano impedito a quei primi nuclei di intellettuali socialisti sardi di interagire efficacemente con la massa di operai concentrata nelle zone minerarie. In quegli anni il giovane Cesare partecipa alle riunioni dei circoli socialisti cagliaritani: è uno studente brillante, non disdegna di esporsi e parlare in pubblico, ragiona in maniera sottile e raffinata, sa porsi con l’umiltà di chi conosce la miseria a cui sono costretti i minatori e ha piena consapevolezza della loro debole posizione davanti al padronato. Nel 1896 conclude con successo gli studi in medicina e in quello stesso anno conosce Giuseppe Cavallera, studente appena arrivato a Cagliari - anche lui diventerà medico - in fuga da Torino: insieme iniziano a tessere una rete di contatti nelle zone minerarie formando nuclei e sezioni del partito socialista. 5 Tessera PSI 1907 Cesare, dopo aver sposato la cagliaritana Isaura Bessero, trova subito impiego come medico condotto a Arbus e quindi a Guspini dove si stabilisce e diverrà in seguito ufficiale sanitario. La sua nomina avviene nell’agosto del 1897 per delibera unanime del consiglio comunale di Guspini che ne ufficializza l’incarico come “medico condotto pel servizio poveri, vaccino e necroscopia, per tre anni a datare dal giorno che intraprenderà il servizio” riconoscendogli uno stipendio di ottocento lire. Nei primi mesi del 1897 insieme a Pio Piras – anch’egli guspinese, classe 1879, all’epoca studente poi farmacista – aveva intanto fondato la prima sezione del partito socialista a Guspini. Il deputato socialista Angiolo Cabrini descriverà i due guspinesi come “uomini con la testa sulle spalle” capaci, con la sola forza dei loro ideali, di avviare e consolidare nel territorio le prime organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori. Loi e Piras partecipano, in rappresentanza della sezione di Guspini, al primo congresso regionale del partito socialista che si tiene a Oristano il 28 febbraio 1897. Il medico guspinese viene chiamato a svolgere le funzioni di segretario nell’ufficio di presidenza di quel congresso che discute sulla linea regionale da adottare alle imminenti elezioni politiche. Entrambi condividono le posizioni del socialismo riformista, su cui si collocano in Sardegna anche 4. Angelo Corsi Cavallera e Angelo Corsi: Cesare Loi si orienta verso l’attività di elaborazione politica e di partito - concepita come la naturale prosecuzione della sua professione di medico – ritagliandosi un ruolo in ambito regionale, mentre Pio Piras concentra la sua azione a livello locale spendendosi tra il 1902 e il 1904 in una lunga serie di comizi e conferenze per la costituzione delle leghe di resistenza tra i lavoratori della zona. L’azione dei socialisti risulterà determinante per il radicarsi del sindacato e sarà proprio Cavallera a osservare che “a Guspini per le miniere di Montevecchio si costituì un nucleo che presto o tardi dovrà costituire una robusta lega con centinaia di aderenti” e che “da Ingurtosu e da Gennamari giungono continue richieste di propaganda e d’organizzazione, e tutto dà a sperare che gli addetti a quella importantissima miniera, finora abbandonati a loro stessi per niente altro che la lontananza dal centro dell’organizzazione, entreranno a far parte del grande esercito dei minatori organizzati”. Questo fermento porterà nel marzo del 1903 alla nascita della Lega dei Minatori di Guspini con 143 lavoratori iscritti. Attorno a Loi e Piras si raccoglie anche un gruppo di giovani che nel settembre dello stesso anno partecipa al primo congresso giovanile socialista di Firenze. Il consenso verso la sezione cittadina del partito è crescente; già nel 1902 Piras era stato eletto consigliere comunale e nel 1907 diventerà, per una brevissima parentesi, sindaco: per entrambe le cariche si tratta del primo socialista della storia di Guspini. La vivace iniziativa dei guspinesi è apprezzata anche dal secondo congresso regionale del partito socialista che si tenne a Iglesias nel luglio del 1903. I temi trattati in quella sede non sono più soltanto quelli dell’organizzazione e della propaganda: Cesare Loi tiene la relazione di apertura sulle malattie professionali dei lavoratori mentre Cavallerà svolgerà quella sui temi economici. Alla fine il medico guspinese viene eletto nella commissione congressuale incaricata di condure un’indagine sui problemi della Sardegna con lo scopo di trasmetterne le conclusioni al gruppo socialista perché intervenga in sede parlamentare. 2 1 Maggio 1902 L’agosto successivo i minatori di Montevecchio, informati dei magri salari di luglio, scendono in sciopero contro il sistema dei cottimi. La sezione socialista di Guspini ha in quel momento una presenza forte e consolidata e gode di ampia fiducia tra gli operai; pur colti di sorpresa, Loi e Piras - insieme col prof. Fasola, dirigente regionale del partito - accettano la richiesta dei lavoratori di mettersi alla testa della protesta e di organizzare la lotta. Si tratta di una svolta: sotto la loro guida lo sciopero di Montevecchio del 1903 assumerà caratteristiche diverse dai precedenti verificatisi nelle miniere. L’azione del partito socialista e della lega dei minatori, la piattaforma rivendicativa – articolata in termini complessivi e comprensiva di tutte le categorie di operai - e l’accresciuta capacità organizzativa, segno di unità e matura coscienza di classe, permettono ai lavoratori di protrarre lo sciopero per dieci lunghissimi giorni – non era mai accaduto prima! - dall’8 al 17 agosto, un grande sacrificio proprio in corrispondenza delle celebrazioni religiose dell’Assunta. Inflessibili, il padronato e la direzione della miniera non cedono alle richieste degli operai e facendo leva sulle loro limitate capacità di resistenza li costringono a riprendere il lavoro sulla base di poche promesse e generici impegni.   5 Tessera PSI 1907La lotta non portò i risultati auspicati ma per il nascente movimento socialista la lezione di Montevecchio confermava la necessità dell’adesione massiccia del proletariato alle leghe di resistenza e al sindacato. Per la prima volta la classe operaia, in forma organizzata, aveva avanzato precise richieste per migliorare la propria condizione umana in una miniera dove il livello di sfruttamento padronale era arrivato a pretendere dai lavoratori di pagare l’acqua da bere e l’olio necessario per illuminare il luogo di lavoro. L’anno seguente, forti di quella esperienza, la sezione socialista e la lega di Guspini saranno tra i promotori della costituzione della Federazione regionale dei minatori, punto di arrivo di quelle mobilitazioni e baluardo organizzativo del movimento operaio per gli anni successivi. Seguirono l’eccidio di Buggerru del 1904, con i socialisti guspinesi generosamente impegnati a sostegno delle famiglie delle vittime, e le ondate di protesta del 1906. Tuttavia, alla fine di quel triennio iniziato nel 1903 a Montevecchio, l’azione della sezione guspinese del partito socialista rallenta. Pio Piras si ammala e deve allontanarsi dall’attività politica; nel 1907 è costretto anche a rinunciare all’impegno in consiglio comunale conservando soltanto l’incarico di membro della commissione elettorale dove siede insieme a Loi. Il farmacista morirà a soli 32 anni, in povertà, nell’ottobre del 1911. Anche Cesare ridimensiona la sua militanza tanto che nessun guspinese sarà presente nel 1908 a Sassari per il terzo congresso regionale del partito socialista. angelo cabrini  Certamente quella memorabile stagione di lotte riuscì a portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale le drammatiche condizioni degli operai sardi spingendo il Parlamento a istituire una Commissione d’inchiesta sui lavoratori delle miniere della Sardegna. Cesare Loi, pur defilato, rimarrà per tanti anni ancora un punto di riferimento per i minatori e sarà protagonista dell’audizione che la Commissione terrà a Guspini nel maggio del 1908: la sua testimonianza è una delle più ricche e interessanti per le informazioni e gli spunti di riflessione che offre sulla condizione operaia di quell’inizio di secolo. Cesare Loi partecipa alla fondazione del partito socialista in Sardegna e nel 1897 ne organizza la prima sezione di Guspini. Nel 1903 è alla guida dello sciopero di Montevecchio. Protagonista delle lotte di quegli anni, nel 1908 parla davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione degli operai delle miniere della Sardegna istituita in seguito a quella sanguinosa stagione di scioperi. 1 Manifesto Commissione Tra il 1906 e il 1913 la Commissione condusse un’ampia indagine sulla base di ricerche, testimonianze e informazioni raccolte nelle audizioni tenutesi nei comuni minerari dell’Isola. In generale risultò che il 92% degli operai erano uomini di età superiore ai 15 anni, il 5,8% donne sopra i 15 anni e il 2,2% giovani tra i 12 e i 15 anni; l’orario di lavoro era di 8 ore nelle gallerie e andava da 9 a 11 ore per chi lavorava all’esterno; non erano concesse pause e si lavorava anche la domenica. I salari, a giornata o a cottimo, erano i più bassi in Italia: pagati in ritardo e spesso in buoni-acquisto, venivano decurtati per le spese già fatte negli spacci, per multe, danni, debiti o ancora per le casse di soccorso e il legnatico nei terreni aziendali; finanche per l’utilizzo degli attrezzi di lavoro, degli esplosivi, della lampada e dell’olio. La Commissione sottolineò il pessimo stato dei villaggi minerari osservando “che le condizioni economiche, igieniche ed intellettuali dei lavoratori sono tristi; che essi sono scarsamente retribuiti; che le loro mercedi permangono le stesse, se non subiscono minorazione, quantunque il valore totale della produzione complessiva segnò aumento e non diminuzione. Al caro viveri, rilevantissimo, va unito che vivono in cameroni luridi, senza aria e senza luce, esposti alle più perniciose infermità; che molte famiglie di minatori sono ricoverate in capanne, il cui agglomerato è contro ogni principio d’igiene e d’umanità; che si difetta di acqua potabile; che sono cadenti le scuole minerarie; che non è osservata la legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli e quella sugli infortuni”. I commissari arrivano a Guspini il 18 maggio 1908; saranno a Arbus il giorno dopo. Vengono ascoltati gli operai, le donne e i bambini delle miniere di Montevecchio e Ingurtosu: tra loro è forte il timore di rappresaglie e punizioni da parte dell’azienda per aver scelto di presentarsi. Saranno sentiti anche i due sindaci, assessori, medici e ufficiali sanitari. 2cavallera1 La testimonianza di Cesare Loi è ricca di dettagli: “Sono da molti anni medico condotto. Fino all’anno scorso ero anche ufficiale sanitario: avendo quindi in mio potere tutti i dati necessari, compilavo ogni anno delle statistiche dalle quali si rileva il numero dei morti e la causa della morte degli operai. Queste statistiche sono già in potere della commissione: dicono che i morti di tubercolosi sono in ragione dell’80%. Intorno alla tubercolosi bisogna notare questo: i manovali entrano in galleria fin dall’età di 17/18 anni, e per lavorare hanno bisogno di luce: hanno perciò la lampada ad olio che dà un profumo intenso; e quando i minatori escono fuori e si soffiano il naso, trovano nelle narici il carbonio puro. Nelle numerose autopsie che ho fatto ho trovato i polmoni dei minatori completamente anneriti dal carbonio e le ghiandole peribronchiali completamente infiltrate di questo fumo di candela: ora tal fatto predispone alla tisi e perciò tutti minatori che lavorano da 10 a 15 anni sono tubercolotici. Come la tubercolosi si propaghi si capisce facilmente: tutti i minatori bevono dallo stesso bicchiere; quando lavorano sputano sulle mani per inumidire la mazzola; toccandosi con le mani e portandosele alla bocca, facilmente s’avvelenano. Così dopo 20-25 anni di lavoro sono tisici o contraggono l’enfisema polmonare per il quale muoiono. I minatori poi vanno soggetti alla polmonite acuta, da cui difficilmente guariscono, per la poca resistenza che presentano i polmoni. Difatti quasi tutti muoiono di questi mali e muoiono giovani: in cinque anni uno solo è morto a 65 anni d’età; ma questi s’era ritirato in campagna dopo 15 anni di lavoro”. Prosegue sulle abitazioni e l’alimentazione: “I minatori dormono quasi tutti a Guspini, poiché a Montevecchio mancano gli alloggi. A Guspini le case sono asciutte: solo c’è un po’ di malaria come pure c’è a Montevecchio: però non reca grave danno perché tutti fanno la cura preventiva col chinino. Il minatore non sa nutrirsi: dico non sa nutrirsi, perché con lo stesso salario potrebbe mangiare molto meglio di quello che ora fa. I cibi che ordinariamente formano il pranzo del minatore sono: pane, insalata, verdura in generale, poi bevono una gran quantità di vino: 1 litro e anche più; ora è noto che l’insalata e la verdura nutrono pochissimo; il vino è come fuoco di paglia: nutre per un momento ma non fa nulla. Quindi se invece di mangiare verdura e insalata e di bere tanto vino si cibassero di pasta, di carne, di legumi sarebbe molto meglio, pur rimanendo la spesa la stessa. Il lavoro nelle gallerie e la cattiva nutrizione sono i principali coefficienti della degenerazione della razza; e lo prova il fatto che quest’anno, alla leva militare, su 111 iscritti, 13 solamente furono dichiarati idonei, 45 rimandati e 53 riformati. Quando ero ufficiale sanitario, incarico che ho dovuto lasciare quando sono diventato medico condotto dei poveri, facevo frequenti visite alle miniere: ora queste visite vengono fatte dagli altri medici sanitari”. Sulle condizioni igieniche generali il medico guspinese riferisce invece che: “I minatori nelle gallerie non dovrebbero lavorare per un periodo maggiore di 15 anni: gli operai sardi che lavorano in galleria tutta la loro vita a cominciare dai 16 anni sono quasi tutti tubercolotici; i continentali invece che sei mesi all’anno lavorano in miniera e sei in campagna, all’aperto, sono difficilmente attaccati dalla tubercolosi. Inoltre sarebbe necessaria una sorveglianza maggiore: non si dovrebbe lasciar entrare in galleria un operaio affetto da tubercolosi”. Chiude quindi sui poveri e sul saturnismo: “I poveri malati qui a Guspini sono accettati dalla congregazione di carità: all’infermeria aperta da me vengono con frequenza dei malati di malattie veneree alcuni anche sifilitici. I casi di saturnismo sono frequenti, per la qualità del minerale, che è solfuro di piombo molto pesante e poco volatilizzabile. Si verifica pure qualche caso di paralisi progressiva: un operaio è morto paralizzato l’anno scorso, aveva lavorato molto in altre miniere, quindi la paralisi era forse dovuta al piombo”. Le sue parole si riferiscono a un periodo di alcuni anni successivo alle lotte del 1903-1906: la situazione prima era senza dubbio peggiore. L’inchiesta parlamentare, con l’audizione di Dr Loi, chiude il cerchio aperto nel 1903 dallo sciopero di Montevecchio. 3. 1910 Dopo il 1908 l’azione del partito socialista conosce una fase di stanchezza e di riflusso. I conflitti interni al gruppo dirigente e le difficoltà organizzative allontanano il medico guspinese dall’impegno politico. Ritiratosi Pio Piras, che morirà qualche anno dopo, Cesare si occupa della professione e della sua famiglia. Con la moglie Isaura avranno cinque figli: Libero (1906), Elsa (1908), Elisabetta (1909), Licia (1911) e Salvatore (1917). In tutta la Sardegna l’azione dei socialisti si riduce ulteriormente con lo scoppio della guerra e riprenderà nuovo vigore nel biennio 1919-1920. A Guspini il partito socialista passa da 26 iscritti nel 1914 a nessun iscritto nel 1918; ma già dal 1914 è attivo un nuovo gruppo di giovani che si organizza nel circolo “Jean Jaures”. Nel corso di pochi anni i consensi crescono e Cavallera è eletto deputato nel collegio di Guspini-Iglesias. Cesare assiste da spettatore a questa avanzata socialista che culminerà nelle elezioni del 1920, per le quali la sezione guspinese gli chiede di candidarsi a sostegno della lista del partito. I socialisti vincono e conquistano il Comune di Guspini: il medico viene eletto consigliere comunale, mentre il ferroviere, poi avvocato, Riccardo Lixi – che nel 1921 passerà al Partito Comunista - diventa sindaco della prima amministrazione socialista di Guspini. In quel consiglio comunale Cesare mantiene un ruolo defilato ma la sua presenza ha un enorme significato per i lavoratori. Nel 1923 il commissariamento del Comune sancirà l’avvento del fascismo. Gli anni bui della dittatura – con i partiti di opposizione fuori legge – saranno dedicati da Cesare soltanto alla sua attività di medico. Nel 1931 torna al ruolo di ufficiale sanitario di Guspini, non prima però di aver giurato fedeltà davanti al prefetto fascista con una formula piuttosto avvilente per un socialista come lui: “Giuro che sarò fedele al Re ed ai suoi Reali successori; che osserverò lealmente lo statuto e le altre leggi dello Stato; che adempirò a tutti gli obblighi del mio ufficio con diligenza e con zelo per il pubblico bene e nell’interesse dell’Amministrazione serbando scrupolosamente il segreto di ufficio e conformando la mia condotta, anche privata, alla dignità dell’impiego. Giuro che non appartengo e prometto che non apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili coi doveri del mio ufficio: Giuro di adempiere a tutti i miei doveri al solo scopo del bene insuperabile del Re e della Patria”. Cesare Loi va infine in pensione nel 1937 e nel 1944 si trasferisce a Cagliari dove morirà il 3 febbraio 1949. Rimane, indimenticato, uno dei fondatori del movimento operaio e socialista a Guspini e in Sardegna. Walter Tocco

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