Chida Santa in Sardegna e la Dominica de Palma dal XII secolo a oggi


di Francesca Massa Vari e numerosi sono i riti della Settimana Santa in Sardegna, ai quali i sardi partecipano con devozione e entusiasmo, quasi fosse sempre la prima processione, la prima notti ‘e xena, la prima domenica delle Palme. In Chida Santa le confraternite organizzano la  processione delle Palme, sas Prammas,  l'allestimento dei Sepolcri, sos Sepurcros,  all'interno delle chiese in occasione della loro adorazione nel Giovedì Santo, la processione del Cristo morto il Venerdi Santo  e s'Incontru, la mattina del giorno di Pasqua.  Infatti, le cunfradìas, numerose in tutte le comunità parrocchiali, per statuto dovevano prendere parte a tutte le manifestazioni religiose della città e  soprattutto alle processioni. Fin dal XII secolo, era la Dominica de Palma, la giornata più attesa da tutta la popolazione sarda, la quale si preparava al rito religioso della benedizione delle palme e alla relativa processione in cui fede, religiosità e culto si mescolavano alla tradizione della pratica dell’intreccio delle palme, che le monache del convento di Santa Chiara hanno tramandato attraverso i secoli. Le monache, infatti,  creavano degli intrecci di palma di fattura differente da quella realizzata dal popolo, eseguendoli con pratiche più curate nei dettagli e con immagini e significati simbolici,  per meglio rappresentare la scelta  di Santa Chiara, nel 1211, di seguire la regola francescana proprio nel giorno della Domenica delle Palme. Ma erano le confraternite a occuparsi della ricerca e dell’ acquisto dei rami di palma o il Benefattore della parrocchia, che per la sua posizione economica donava alla chiesa un numero sufficiente di palme da intrecciare o era lo stesso parroco, come accadeva a Santa Giusta, a percorrere le vie del paese, il venerdì precedente la Domenica delle Palme, cun su carrigu’e sa fanaiga, un carretto con le palme intrecciate da offrire ai fedeli, che ricambiavano con  cincu soddus, cinque centesimi, o unu francu, una lira,  se la palma era particolarmente lavorata. Così la Domenica delle Palme i rami d’ulivo venivano benedetti dal sacerdote nel tempio e portati fuori dalla chiesa chiudendo tutte le porte. In seguito, il sacerdote avanzava verso l’ingresso serrato e bussava chiedendo che lo si aprisse. L’apertura della porta veniva accompagnata da laudes e gosos, in lingua sarda o spagnola e solo allora la processione delle palme entrava nel tempio. Quando tutte le palme erano state benedette, il sacerdote procedeva alla distribuzione in cui i fedeli baciavano la sua mano  e la palma ricevuta, mentre se la distribuzione veniva dal vescovo, i fedeli baciavano l’anello e in seguito la palma. La distribuzione della palma benedetta, che avveniva in ordine gerarchico dal primo crocifero al popolo,  veniva accompagnata dal canto dell’antifona Pueri Hebraeorum  risalente al 1200 e alcune palme, come richiedeva la tradizione, venivano riservate alle autorità civili e religiose o ai benefattori della chiesa. Tali manufatti benedetti venivano custoditi gelosamente, si appendevano all’asola della giacca o al rosario, oppure venivano conservati nel taschino del gilet, della giacca o nel portafogli, allo stesso modo in cui, ancora oggi si nascondono nella macchina, nel portafogli o in casa come gesto propiziatorio o scaramantico.

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