Ciao signor Antonio, custode gentile dei nostri sorrisi


di Simone Muscas
Lo scorso 27 marzo è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia della scomparsa del collaboratore Antonio Schirru, oltre che fra i suoi cari, anche nell'istituto comprensivo di Sanluri, dove lavorava. Incredulità, silenzio, occhi lucidi: è bastata una manciata di parole per spezzare il ritmo della quotidianità scolastica e far calare la tristezza in tutti i plessi della scuola. Antonio, prima di tutto, era una brava persona, di quelle che fanno bene al cuore solo a incontrarle nei corridoi. Disponibile, attento, presente. Un lavoratore, ma soprattutto un uomo che sapeva stare con i ragazzi, con quella leggerezza che solo chi ha il dono dell’empatia sa portare. Abitava a Sardara con la sua famiglia, ma era arrivato nella scuola di Sanluri tre anni fa, impiegando pochissimo tempo a farsi voler bene. Con i ragazzi aveva costruito un rapporto speciale, fatto di battute, piccoli consigli e tanta umanità. Sapeva ascoltare, ma ancora di più sapeva smorzare le ansie, alleggerire i pesi di quell’età delicata che è l’adolescenza. I suoi modi semplici ma sinceri riuscivano talvolta a trasformare una giornata storta in un momento di serenità. Quando la mattina del 27 marzo la notizia della sua dipartita ha cominciato a diffondersi tra insegnanti, collaboratori, amministrativi e dirigente, è stato come se il tempo si fosse fermato. Ma poi, spontaneamente, i ragazzi hanno cominciato a muoversi: quella mattina ognuno voleva rendersi utile per lui, per il caro signor Antonio, come tutti lo chiamavano. I ragazzi hanno cercato foto, scritto poesie, preparato cartelloni. Non era previsto nulla, tutto è accaduto con estrema naturalezza. Così, da quel dolore è nato spontaneamente un angolo della scuola dedicato a lui. Un piccolo spazio fatto di carta, foto, frasi, ricordi, sorrisi e commozione. Un modo per dire grazie, per stringerlo ancora una volta e per dirgli che qui, tra questi muri, ha lasciato qualcosa che nessuno cancellerà mai. Perché, come ha insegnato con la sua semplicità, nella vita conta l’impronta che lasci, non certo il passo che fai: e la sua impronta, nella nostra scuola, l’ha lasciata profonda, bella e indelebile. Poco prima di assentarsi dal lavoro, con uno dei suoi gesti silenziosi ma carichi di significato, il signor Antonio aveva piantato alcuni iris nel cortile del plesso delle medie. Nessuno ci aveva fatto troppo caso, se non per quel suo modo premuroso di prendersi cura degli spazi, come faceva con le persone. E poi, proprio quella triste mattina del 27 marzo, quegli iris sono sbocciati. Tutti viola, tranne uno. Un solo iris bianco. Nel linguaggio dei simboli, il viola – così presente in quella fioritura improvvisa – rappresenta la passione, la sofferenza, il cammino profondo della vita. Eppure, in mezzo a tutto quel viola, quel fiore bianco pareva raccontare altro. La luce. La speranza. La presenza discreta ma intensa di chi continua a essere con noi, anche se in forma diversa. Forse, senza saperlo, Antonio ci ha lasciato anche questo ultimo segno. Un messaggio fatto di natura e silenzio, che i nostri ragazzi hanno saputo cogliere con la stessa delicatezza che lui avrebbe apprezzato. Compostamente, con spontaneità e cuore, hanno trasformato il dolore in memoria, dedicandogli un angolo della scuola che da oggi in poi non sarà mai più un semplice spazio fisico, ma parte integrante della nostra comunità, un rifugio di ricordi, affetto e gratitudine. Uno dei tanti cartellone dedicati dai ragazzi ad Antonio ora nel muro a lui intitolato. In quell’iris bianco continueremo a vedere la luce che Antonio ci ha lasciato. E ogni anno, quando quei fiori torneranno a sbocciare, sapremo che lui è ancora lì, nei dettagli, nei gesti gentili, nei sorrisi dei ragazzi. Signor Antonio, ti vorremo sempre bene, fai buon viaggio, grazie per aver dato l’onore di poterti conoscere.

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