Come trasformare un sogno in un concreto progetto di inclusione sociale e lavorativa


“Vietato calpestare i sogni” è il motto che campeggia nei locali PizzAut e che fa da leitmotiv al grande lavoro di Nino Acampora, dei suoi ragazzi e dei loro compagni di strada

di Graziella Falaguasta
PizzAut è un innovativo modello di inclusione sociale, un laboratorio sempre in fermento che dimostra come le barriere sono spesso solo nelle nostre teste, che nasce da un sogno di Nino Acampora, l’ideatore e promotore di quella che è ormai diventata una vera e propria impresa sociale. Il sogno, come riportato nella presentazione del libro di recente uscita “Vietato calpestare i sogni” è quello fatto da Nino una notte in cui ha capito che il potenziale di suo figlio Leo, come quello di tanti ragazzi con autismo, andava sviluppato e non penalizzato. Il 19 novembre 2017 il gruppo di sognatori, inizialmente informale e formato dai genitori dei ragazzi autistici, si trasforma nell’associazione PizzAut Onlus, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e la società civile sul tema dell’inserimento lavorativo delle persone autistiche. L’associazione, però, non si limita a realizzare convegni (ai quali prendono parte importanti rappresentanti di Università e di soggetti del terzo settore), ma si pone l’ambizioso progetto dell’apertura della prima pizzeria in Italia gestita da personale autistico. È questa l’occasione, per molti ragazzi autistici, di guadagnare dignità e autonomia attraverso il lavoro, garantito anche da un corretto percorso formativo e un regolare contratto a tempo indeterminato. Nasce così  PizzAut, la prima pizzeria gestita interamente da persone autistiche, dalla preparazione al servizio ai tavoli. Nel 2020 il lockdown sembrava voler bloccare l’imminente apertura della prima pizzeria, a Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, ma Nico senza scoraggiarsi inventa il food truck per consegnare la pizza Aut ai medici in prima linea negli ospedali Covid, fino al momento in cui la pizzeria apre i battenti e cominciano una serie di incontri “storici” come quello con Papa Francesco che indossa il grembiule PizzAut in Vaticano, la visita di Mattarella per l’inaugurazione del secondo locale a Monza, l’intervento al Parlamento Europeo, all’ONU e tante altre occasioni pubbliche per far conoscere l’iniziativa al mondo intero. E lo stesso presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno 2023 non manca di citare PizzAut come un esempio virtuoso per la capacità di dare un futuro a chi apparentemente sembrava non averne. Da allora  molte cose sono successe e oggi questa realtà è conosciuta anche a livello internazionale, grazie alla grande capacità di Nino Acampora e dei ragazzi di fare rete e di raggiungere tutti gli ambiti possibili e le più “alte sfere”, per parlare di inclusione e di diritti delle persone autistiche. Sempre nel 2020 presso il ristorante PizzAut di Cassina de’ Pecchi nasce anche AutAcademy, realizzata grazie alla partnership con Fondazione Mazzini di Cinisello Balsamo (Milano) e arrivata alla sua terza edizione. Un percorso formativo destinato a ragazzi dai 18 ai 29 anni che promuove l’inclusione lavorativa delle persone autistiche nel campo della ristorazione e che a partire dal 2023 offre ulteriori opportunità grazie agli spazi creati all’interno del ristorante PizzAut di Monza. Ma PizzAut Onlus pensa anche al cosiddetto “Dopo di noi”, il momento in cui, cioè, i ragazzi devono diventare autonomi, allontanandosi piano piano dalle figure di riferimento dei genitori, che nel frattempo saranno anche invecchiati. Le “Palestre di Autonomia Abitativa” create da PizzAut Onlus sono appartamenti e spazi dove ragazzi e ragazze autistici inseriti nel progetto possono sperimentare percorsi di avvicinamento alla vita indipendente. Attraverso il sostegno di educatori hanno la possibilità di sperimentarsi in attività di cura di sé e degli spazi, imparando a rifarsi il letto o a far funzionare una lavatrice, a cucinare in piena autonomia.

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