Convegno su Giovanni Battista Tuveri e la questione sarda


more
>Dal 23 novembre al 14 dicembre, nel teatro Murgia di Guspini, sempre alle 17, si terranno quattro convegni sul tema “Giovanni Battista Tuveri e la questione sarda”. La rassegna culturale è organizzata dal Centro Culturale di Alta Formazione dell’Associazione Piccoli Progetti Possibili ed è finanziata dalla Regione. Si inizia giovedì 23 novembre con la relazione dell’avvocato penalista “La questione sarda oggi”. La questione sarda. Il 30 novembre, invece, sarà Gabriele Littera, amministratore delegato di Sardex, a parlare de “Il Pensiero di Tuveri e la richiesta della zona franca oggi”. Giovedì 7 dicembre Gian Paolo Madau, ispettore del Corpo Forestale dello Stato, terrà la relazione su “La questione barracellare alla luce dei roghi dell'ultima estate”. L’ultimo appuntamento è in programma 14 dicembre, Gianfranco Murtas, già funzionario Banca Intesa, parlerà de “Il cattolicesimo federalista e la politica sugli extracomunitari. 2   GIAMBATTISTA TUVERI (1815-1887) fu l’unico sardo a sostenere la formazione di uno Stato federalista, contraponendosi alle idee di Mazzini e Cavour; fu un  federalista illuminato, democratico e progressista.  Il politico di Collinas studiò nel seminario di Cagliari che abbandonò dopo aver conseguito il titolo di baccelliere. Fondò alcune testate giornaliste e collaborò con i più importanti giornali dell’epoca. Nel 1871, da Forru si trasferì a Cagliari e assunse la direzione del “Corriere di Sardegna”, in cui avversò la politica tributaria applicata nell’isola dal governo centrale. Si occupò di vari problemi sardi, diffuse le idee federaliste repubblicane, difese la libertà d’insegnamento, propose lo svecchiamento dei programmi scolastici e l’obbligo dell’insegnamento elementare, considerando l’analfabetismo una delle maggiori piaghe della Sardegna. La notorietà di Giovanni Battista Tuveri ebbe inizio ai primi del 1848 in seguito agli avvenimenti succedutisi alla fusione con il Piemonte ed alla concessione dello Statuto Albertino. Fu tra coloro che individuarono subito in quell’atto affrettato un errore senza rimedio, che non avrebbe fatto che aggravare le già tristi condizioni dell’Isola. La delusione per le catastrofiche conseguenze della fusione (con la pioggia di nuovi balzelli che l’applicazione rigida delle leggi piemontesi aveva fatto gravare su una terra a economia prevalentemente pastorale), l’amarezza per il modo poco democratico con cui egli stesso fu trattato nel parlamento subalpino, nel 1849, quando aveva presentato una mozione di censura contro Vincenzo Gioberti, lo condurranno ben presto a consolidare definitivamente le sue convinzioni repubblicane. Giambattista Tuveri, attraverso la sua opera più nota - Dal diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi -, con un argomentare insistito, quasi scolastico, sottolineò la superiorità dello Stato federale rispetto a quello unitario. «Il vero decentramento stà nel lasciare al popolo l’esercizio di tutti quei diritti che non sono imprescindibili per lo Stato. Chi vuol discentrare davvero deve partire dal principio, che, generalmente parlando, ognuno provvede meglio ai propri affari quanto chi vi è più interessato. L’interesse aguzza l’intelligenza. Quindi libertà individuali, libertà comunale, libertà provinciale, libertà regionale, finché queste libertà non siano in opposizione con diritti più fondati e più rilevanti». Secondo Tuveri l’indipendenza non bastava per “garantire” la libertà. Il sindaco di Forru per tutta la sua vita, manifestò “un senso della realtà e della relatività (storica), un concetto poco spiccato nei pochi democratici di allora. Mauro Serra

© Riproduzione riservata