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All’età di 90 anni ho deciso di lasciare i miei ricordi più cari ora tristi, ora lieti ai miei figli e miei nipoti. È così che inizia il libro “Ricordi di una vita”, scritto da Maria Arba la novantaduenne di Senorbì, che in molti chiamano affettuosamente tzia Maria balliccu (diminutivo ereditato dal padre). Tzia Maria è nata a Senorbì il 6 agosto 1925, da una famiglia povera. Dopo aver raggiunto i 90 anni ha deciso di mettere su carta la propria vita, scrivendo un’autobiografia. Nel suo libro racconta i tempi lontani dell’infanzia, fiancheggiata dalla povertà, dalla fame e dal freddo, la triste storia del padre e della madre, i gravi lutti subiti nel corso della propria vita, tra cui anche la prematura scomparsa del marito; ma anche le gioie e i momenti felici non mancano nel racconto.

Non c’è alcun dubbio che la vita di tzia Maria sia stata travagliata, ma grazie alla sua caparbietà e alla resilienza non si è mai arresa dinanzi alle difficoltà. Nonostante non abbia mai frequentato un giorno di scuola tzia Maria ha imparato a leggere grazie a una sua cugina; però non ha mai imparato a scrivere, fuorché il suo nome. Con l’aiuto delle sue tre nipoti che scrivevano al posto suo mentre lei dettava è comunque riuscita a realizzare il suo libro.
Lo scrittore Ugo Ojetti disse: “saper invecchiare significa saper trovare un accordo decente tra il tuo volto di vecchio e il tuo cuore e cervello di giovane”. Chissà se tzia Maria ha saputo invecchiare, ma a prescindere da ciò, è riuscita a rendere indelebile il racconto della sua vita, tramandando gli eventi passati e rendendo anche visibili le differenze tra il novecento e i tempi odierni. Così facendo ha trasformato il suo libro, non solo in autobiografia ma anche in uno strumento culturale e morale.
Maria Arba: “mi raccomando la scuola ragazzi, studiate, studiate, studiate; perché la scuola serve”.
Matteo Erriu© Riproduzione riservata