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>Ventiquattro edizioni del Festival Blues di Narcao e altrettanti successi. Nel paese dell’alto Sulcis, ogni anno arrivano i cultori della buona musica. Il blues, che ha dato il là alla stragrande maggioranza dei generi musicali, è destinato a durare ancora negli anni. Non una moda passeggera, ma una presenza costante che abbraccia generazioni passate, presenti e future.
Sul palco, nella seconda serata della rassegna sulcitana, il bluesman milanese Fabio Treves, di casa in Sardegna. Lunghi capelli intrecciati e pizzetto alla Kit Carson. Calzoni scuri e camicia variopinta. L’artista meneghino sembrava quasi un incrocio tra Il pard di Tex Willer e un Navajo.
Nel piccolo,ma accogliente anfiteatro di Narcao, in platea, sui gradoni e in altri luoghi, spettatori non solo sardi, ma tanti turisti, milanesi, romani e anche inglesi, a giudicare da quei ragazzi che sfoggiavano la bellissima maglietta dell’ Aston Villa, glorioso club di Birmingham. Treves ha aperto la serata ed è stato divertimento autentico per un’ora e un quarto. Un blues contagioso, frenetico.
La seconda parte della serata ha visto sul palco Charles Musselwhite, americano, fra i più celebri esponenti della musica nera. Un concerto a due velocità quello del grande statunitense. La prima parte, ancora più coinvolgente del concerto della Treves blues band ( e c’è ne vuole!), la seconda, come dire, più intimista.
Più sofferente, se tale termine può essere usato in ambito musicale. D’altronde non va dimenticato che il blues è nato dagli schiavi neri nei campi di cotone, per cui il loro era un modo di esprimere le difficoltà della vita. Successivamente il genere si è “evoluto” e tanti anni dopo sono apparsi geni come Muddy Waters. Con la musica che esporta anche allegria e non solo lamenti.
Già nel centro dell’alto Sulcis pensano all’edizione del 2018. Saranno nozze d’argento e bisognerà fare ancora di più. E gli organizzatori non deluderanno le aspettative del popolo.
Marcello Atzeni Foto Gianluca Portas© Riproduzione riservata