Dal 1992 a oggi: Guspini alla ricerca di una nuova stagione democratica


La meglio gioventù guspinese e il coraggio di una nuova stagione politica Partiti, giovani e comunità di fronte alla sfida delle prossime elezioni comunali

di Walter Tocco
  Le prossime elezioni amministrative per il Comune di Guspini si terranno in un contesto segnato da un astensionismo crescente e da una profonda disaffezione dei cittadini verso la politica. Sempre più guspinesi percepiscono la vita pubblica come qualcosa di distante, quasi estraneo alla propria quotidianità, e vivono un forte senso di distacco rispetto all’amministrazione comunale, avvertita come lontana, chiusa, spesso più impegnata nella gestione interna degli equilibri di potere che nell’ascolto reale dei bisogni della popolazione. In questo clima, le scelte politiche e amministrative appaiono spesso come decisioni eterodirette, maturate altrove, non discusse e non condivise con la cittadinanza. Dentro questo quadro si colloca anche la progressiva marginalizzazione e mortificazione del ruolo dei partiti, ridotti a comparse o meri comitati elettorali, anziché strumenti di mediazione sociale e politica tra istituzioni e comunità. L’amministrazione viene percepita come gestita da ristrette cerchie di potere, da camarille che orientano le scelte in modo condizionato da logiche esterne alla volontà popolare. Nutro grande rispetto per l’attuale sindaco, tuttavia, non posso non osservare che, anziché cercare legittimazione innanzitutto nella propria base elettorale e nei partiti di riferimento, appare talvolta più proiettato a costruirsi riconoscimento e sostegno presso i “baroni” locali e i centri di influenza sovracomunali. La recente candidatura alle elezioni di secondo grado per la Provincia, e le modalità attraverso le quali essa è maturata - con il nostro sindaco costretto, di fatto, a presentarsi “col cappello in mano” alla corte dei capibastone locali - hanno messo in luce non solo una intrinseca debolezza e marginalità politica, ma anche una evidente incapacità di costruire alleanze solide e di dotarsi autonomamente di una chiara visione politica e amministrativa per il territorio. In questo contesto si inserisce anche la volontà di dar vita a coalizioni ibride, costruite più sulla convenienza contingente che su una chiara identità politica e programmatica: alleanze che, come dimostrano le difficoltà attuali in Provincia, si rivelano spesso fragili, poco stabili e inaffidabili nel medio e lungo periodo. Le tensioni e le incertezze che Guspini vive oggi richiamano da vicino quelle che il paese conobbe nel lontano 1992, in un’altra fase di transizione e smarrimento. Allora, come oggi, uscire da uno stallo politico e istituzionale richiede coraggio, visione e grandi capacità politiche: quelle, in particolare, di rimettere al centro la partecipazione e la trasparenza, e di dotarsi di una guida autorevole, radicata nella comunità e non subordinata a logiche esterne. In quella fase, l’elezione di Tarcisio Agus aveva segnato uno spartiacque nella storia politica di Guspini. Con la sua elezione a sindaco si interruppe infatti la lunga tradizione dei sindaci espressi dalla dirigenza del Partito Comunista Italiano, che dal 1946 fino ad allora aveva sempre indicato il primo cittadino del paese. Per decenni, infatti, la prassi politica, più o meno consolidata, era stata chiara: chi veniva scelto come segretario o dirigente cittadino del PCI rappresentava il naturale candidato alla carica di sindaco. Con l’elezione di Agus questo schema si rompe. La memoria politica locale ricorda come, inizialmente, la proposta di candidatura a consigliere fosse stata avanzata al fratello Siro, indimenticato dirigente del Guspini Calcio, storico commerciante e protagonista della vita sociale del paese, che tuttavia rifiutò. La scelta ricadde così su Tarcisio, che alle elezioni del 1990 fu candidato con l’obiettivo di intercettare i consensi del mondo cattolico e dell’associazionismo, ambiti da cui egli stesso proveniva, e di aprire il PCI a una componente più ampia e più larga rispetto ai suoi tradizionali riferimenti. Eletto come indipendente nelle liste del PCI, quando ancora esisteva un sistema elettorale proporzionale puro e l’elezione del sindaco era indiretta – cioè il sindaco veniva scelto ed eletto tra i consiglieri comunali –, venne nel 1992 indicato dal Consiglio comunale come sindaco. Si trattò di una scelta profondamente innovativa, non solo per il profilo del candidato, ma anche perché, in quel contesto di difficoltà, incertezza e sfiducia verso il precedente sindaco, la necessità di un cambiamento si impose con forza: Angius, sindaco dal 1985 al 1992, dopo lo scioglimento del PCI non riusciva più a raccogliere il consenso della maggioranza che lo aveva sostenuto fino ad allora. Il consiglio comunale di allora, dove sedevano storici e importanti esponenti della classe politica guspinese, espressione non soltanto del Partito Comunista Italiano, ma anche della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista Italiano e del Partito Sardo d’azione, individuò in Agus la figura capace di guidare questa transizione, un uomo eletto nelle liste del PCI ma non iscritto né dirigente di quel partito. Fu una scelta coraggiosa, che permise a Guspini di entrare in una nuova fase politica, che sarà, nel corso degli anni, segnata sempre più da un diverso equilibrio tra partiti e amministrazione. [caption id="attachment_144705" align="aligncenter" width="760"] Guspini sala consiliare[/caption] A partire dalle elezioni amministrative del 1995 si apre per la politica guspinese una stagione nuova, caratterizzata dall’ingresso nella maggioranza comunale degli eredi di quella che era stata la Democrazia Cristiana, riorganizzati in nuove formazioni politiche, tra cui il Partito Popolare e altri soggetti dell’area centrista e cattolico-democratica. Tarcisio Agus resterà sindaco di Guspini per ben tredici anni, dall’estate del 1992 fino alla primavera del 2005, diventando uno dei sindaci più longevi della storia di Guspini e lasciando un’eredità importante sul piano amministrativo, politico e culturale. Proprio all’interno di quella lunga stagione si formano le figure degli ultimi tre sindaci di Guspini: Marras, in carica dal 2005 al 2010; Pinna, sindaco dal 2010 al 2014; e l’attuale primo cittadino, in carica dal 2015 a oggi. Si tratta di una stessa generazione politica, accomunata non solo dall’età anagrafica, ma anche dalla traiettoria amministrativa: tutti hanno maturato la propria esperienza durante gli anni delle amministrazioni Agus e hanno contribuito a una stagione particolarmente intensa e significativa della vita politica e amministrativa guspinese. Oggi, però, Guspini sembra attraversare una fase di evidente stanchezza politica e amministrativa. Il primo sintomo è la crescente disaffezione dei cittadini verso la partecipazione politica attiva, che si manifesta non soltanto nel costante aumento dell’astensionismo, ma anche in una diffusa disillusione verso la capacità dell’amministrazione comunale di intervenire in modo efficace sui problemi reali delle persone. Una parte sempre più ampia della popolazione percepisce il Comune come un’istituzione lontana, burocratica, spesso incapace di ascolto, e vive un crescente senso di abbandono e smarrimento. L’elevato turnover del personale comunale ha aggravato questa distanza, indebolendo la continuità amministrativa e la capacità dell’ente di stare vicino ai bisogni quotidiani della popolazione. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal ruolo sempre più marginale dei partiti e delle forze politiche che compongono la maggioranza. I consiglieri comunali e gli stessi assessori appaiono spesso isolati nello svolgimento delle loro funzioni. Se, da un lato, all’inizio degli anni Novanta fu giusto ridimensionare l’ingerenza dei partiti nella vita amministrativa, dall’altro è innegabile che, a Guspini, le forze politiche abbiano storicamente svolto una funzione fondamentale di mediazione politica e sociale: canalizzando le istanze della cittadinanza verso l’amministrazione, favorendo la partecipazione alle scelte strategiche, svolgendo un ruolo importante nella comunicazione e nella gestione dei conflitti, contribuendo alla costruzione di sintesi condivise e all’individuazione di soluzioni ai problemi della comunità. L’indebolimento di questa funzione ha prodotto un vuoto che oggi si manifesta come crisi di rappresentanza. Nonostante ciò, nel tessuto sociale di Guspini esiste una nuova domanda di partecipazione. Essa si esprime in forme differenti, talvolta meno visibili, ma non per questo meno significative. Da un lato, sopravvive ancora una parte di vita politica organizzata all’interno dei partiti locali: lo dimostrano, a esempio, la scelta di una figura di rottura e innovazione alla carica di segretario cittadino del Partito Democratico e la comparsa di nuove formazioni politiche, come il Partito Progressista, che alimentano la scena locale con energie e sensibilità generazionali nuove, oltre che la rinnovata capacità di radicamento nel territorio della sinistra locale, del sindacato e delle associazioni cattoliche. Dall’altro, è evidente una nuova e importante partecipazione dei giovani alla vita associativa e alle battaglie civili – in particolare sui temi dell’ambiente e della pace - che li hanno visti protagonisti in prima linea, così come una rinata vivacità dell’associazionismo in molte realtà che animano la socialità guspinese. Tutto ciò indica che la comunità non è affatto rassegnata, ma chiede strumenti, luoghi e processi di partecipazione reale, non solo formale. A questa dinamica interna si affianca un problema più ampio, che riguarda la collocazione di Guspini nel contesto territoriale. Come detto, l’attuale sindaco è anche presidente della Provincia, incarico ottenuto tramite le recenti elezioni di secondo livello. Si tratta di un ruolo istituzionalmente rilevante, ma nato da un percorso di investitura che ha di fatto ignorato le indicazioni dell’elettorato e ha provocato rotture e divisioni significative nell’intera provincia. Quella candidatura è stata percepita da molti come maturata in modo esterno, quasi estraneo, rispetto alle dinamiche istituzionali e alla vita politica locale, generando un deficit di legittimazione politica agli occhi di una parte importante della comunità. Si ha spesso l’impressione che tale elezione alla presidenza provinciale sia stata “concessa” più per confinare Guspini in un ruolo di marginalità politica che non per valorizzarne il peso, lasciando così campo libero ad altri centri, come Villacidro e Sanluri, nel determinare le scelte fondamentali dell’amministrazione provinciale, chiamata a gestire importanti risorse strategiche per il futuro del territorio. Parallelamente, anche a Guspini cresce una destra sempre più aggressiva e insidiosa, che prova a guadagnare consenso sostenendo che la distinzione tra destra e sinistra non avrebbe più senso e che l’unico criterio di valutazione debba essere il cosiddetto “buon governo”. Dietro questo richiamo apparentemente pragmatico si cela però un progetto politico preciso: la destra locale punta a costruire alleanze trasversali, strizzando l’occhio a quei settori che oggi sostengono la maggioranza di centrosinistra ma che non esiterebbero a cambiare fronte in cambio di ruoli o posizioni amministrative. Una deriva di questo tipo sarebbe profondamente dannosa per il Comune, sia sul piano delle politiche pubbliche sia su quello della qualità democratica. Piaccia o no, la differenza tra destra e sinistra esiste ancora e si manifesta in modo concreto nella maniera di affrontare i problemi dei cittadini e nel grado di attenzione riservato alle fasce più deboli della popolazione. Inoltre, maggioranze costruite solo su equilibri di potere e convenienze personali rendono più difficile elaborare scelte coerenti, condivise e sostenute con la convinzione necessaria ad affrontare le sfide del futuro. Lo dimostra l’esperienza di numerosi comuni del territorio, dove sindaci sostenuti da maggioranze ibride, composte da esponenti del Partito Democratico e della destra, hanno incontrato gravi difficoltà non solo nel governare efficacemente, ma persino nel portare a termine la legislatura senza lasciare divisioni e spaccature. Il prossimo futuro porrà Guspini di fronte a sfide complesse e decisive. I problemi sono numerosi e le difficoltà reali, in un contesto in cui il mondo cambia rapidamente. Per amministrare un territorio ampio e articolato come quello guspinese serviranno esperienza, energia, competenza amministrativa e responsabilità politica, tutti elementi che richiedono allo stesso tempo capacità di rinnovamento e radici solide nella storia politica e sociale della comunità. Per questa ragione, la scelta del prossimo sindaco non può essere lasciata al caso, alla pura contingenza politica o, peggio, a condizionamenti esterni derivanti da situazioni eterodirette e estranee alla volontà della comunità guspinese. [caption id="attachment_144707" align="alignnone" width="850"] Guspini Giuseppe Defanti foto fernanda pinna 16-103-15[/caption] Esiste uno strumento, parzialmente utilizzato a Guspini in passato per la scelta del candidato sindaco, ed è quello delle elezioni primarie. Le primarie rappresentano un momento di democrazia partecipativa: permettono di coinvolgere in modo diretto e trasparente i cittadini nelle scelte di vertice, offrono uno spazio aperto in cui confrontare idee, programmi e visioni alternative per il futuro della città, e possono raccogliere le tante domande irrisolte che la cittadinanza intende rivolgere ai propri futuri amministratori. Guspini possiede l’esperienza, le risorse, il capitale umano e politico, e soprattutto le donne e gli uomini necessari per aprire una nuova stagione politica e amministrativa. Proprio come accadde nel 1992, la comunità è oggi chiamata a una scelta importante e consapevole. Allora fu una classe dirigente di spessore ed espressione dei partiti storici della nostra cittadina a guidare una svolta epocale. Questa volta, non abbiamo quella stessa classe politica, però, vi è la possibilità di far sì che tale scelta sia il frutto di una consultazione primaria ampia, partecipata e trasparente, capace di ridare legittimità, credibilità e slancio alla guida del Comune. Nella storia di Guspini esiste un filo conduttore che unisce generazioni diverse e percorsi solo in apparenza lontani: l’esperienza dei tanti pensionati del paese, protagonisti in passato delle lotte sindacali e delle battaglie del mondo del lavoro nelle miniere e nelle fabbriche, e la loro partecipazione alla vita politica - all’interno dei partiti che storicamente hanno animato la comunità guspinese, come il Partito Comunista, il Partito Socialista, la Democrazia Cristiana e il Partito Sardo d’Azione - nonché alla vita sindacale e associativa, si intrecciano oggi con le aspirazioni dei molti giovani che chiedono spazio nella vita politica e amministrativa del paese, passando per le famiglie e per tutte le persone che vivono la nostra comunità o che ad essa rimangono legate per ragioni familiari, economiche e affettive. Esiste oggi a Guspini una “meglio gioventù guspinese” - fatta di ragazze e ragazzi, ma anche di donne e uomini che non hanno rinunciato a partecipare - che chiede spazio, ascolto e responsabilità. È una generazione che si riconosce, spesso anche senza dirlo esplicitamente, nei valori storici del centrosinistra: l’uguaglianza delle opportunità, la giustizia sociale, la difesa del lavoro e dei diritti, la solidarietà, l’attenzione alle fasce più fragili, la tutela dell’ambiente e dei beni comuni, la democrazia partecipata. Ignorare questa domanda di rappresentanza significherebbe infliggere un’ulteriore mortificazione alle legittime aspirazioni di sviluppo, di qualità della vita e di progresso civile che la nostra comunità esprime. Per questo è necessario un cambio di stagione politica, nella forma e negli interpreti: un centrosinistra capace di rinnovarsi senza rinnegare la propria storia, di aprire le porte dell’amministrazione comunale a nuove energie radicate nel tessuto sociale, di scegliere la strada della partecipazione – a partire dallo strumento delle primarie – come metodo ordinario di costruzione delle decisioni. Sta a noi, cittadine e cittadini guspinesi, e in particolare a quella meglio gioventù che chiede di poter contare, decidere se restare fermi nella stagione stanca delle camarille o raccogliere la sfida del rinnovamento democratico, inaugurando un nuovo ciclo politico all’altezza della storia, dei valori del centrosinistra e delle aspirazioni di Guspini.

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