Anche a Guspini ieri notte 27 luglio alle 22 hanno suonato le campane della parrocchiale di san Nicolò e nella Piazza XX settembre si è sollevato alto il rumore dei fischietti, delle pentole e di ogni altro oggetto che potesse attirare l’attenzione, chiasso, far più fracasso possibile. I guspinesi presenti hanno aderito all’appello di decine di associazioni, istituzioni, e a quanti, compresi 17 paesi dell’Unione Europea, chiedono: di far entrare gli aiuti umanitari nella striscia di Gaza e di porre fine al genocidio; di attivare subito quelle azioni diplomatiche necessarie all’immediato cessate il fuoco; di rilasciare gli ostaggi rapiti da Hamas; di far rispettare il diritto umanitario internazionale; di interrompere la compravendita di armi da e per Israele.
Lo hanno fatto, convinti di essere sentiti sino a Gaza e soprattutto oltre le porte “blindate” dei palazzi del potere.
Non si può rimanere in silenzio mentre a Gaza si perpetua questo sterminio. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ci informa che sotto i bombardamenti e il fuoco dell’esercito israeliano sono cadute già 54.000 persone e tra questi 15.000 bambini, alcuni non erano neanche nati quando è iniziata questa guerra impari. Mentre le vittime israeliane sono almeno 1.500.
Non pensiamo si possa stare ancora in silenzio quando l’arma della fame è usata come arma di guerra, per questo ieri è stato un momento non di festa, ma di protesta con parole quali pace, libertà urlate in molte parti d’Italia per dire: FINITELA!!!
È il terzo momento che coinvolge la comunità guspinese: Sabato 7 giugno ha voluto dire no al genocidio che si sta perpetrando sulla striscia di Gaza nei confronti del popolo palestinese con una manifestazione che è partita da Piazza Togliatti e che si è snodata per le vie del paese sino a Piazza XX settembre; il 24 luglio, nel quartiere di Is Boinargiu, una cena di solidarietà per raccogliere fondi da destinare agli ospedali di Gaza, e ieri 27 luglio si è deciso di fare rumore, che diventi assordante, che svegli le coscienze, che guardi all’uomo perché uomo e non perché bianco, palestinese, nero, giallo, olivastro. Che la razza umana si riconosca.
Che il silenzio torni quando la pace avrà ricoperto e curato le ferite di molti palestinesi. Ce lo ricordava Papa Francesco durante il suo pontificato: ‘fare rumore’ per difendere i diritti dei più deboli e denunciare le ingiustizie. …per dare voce a chi non ne ha… ‘fare rumore’ non come confusione o caos, ma esortazione all'azione, alla mobilitazione e alla denuncia… Il ‘fare rumore’ significa che è necessario agire.
Il rumore dei fischietti, delle pentole, degli strumenti musicali e di ogni altro oggetto che potesse attirare l’attenzione, far chiasso, più fracasso possibile, stavolta ha coperto il silenzio assordante che circonda Gaza.
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