Eliana Liscia, la prima donna patentata di Guspini si racconta


Abbiamo voluto conoscere di persona questa signora, ottantaquattro anni portati benissimo, dal viso dolce e sorridente che il 23 dicembre del 1950, conseguì la patente di guida diventando la prima donna patentata di Guspini.  «Avevo appena compiuto diciotto anni quando mi presentai alla scuola guida Sansone, sede degli esami, come privatista per sostenere l'esame per il conseguimento della patente di guida»,  afferma Eliana Liscia con voce ferma e decisa, «Fin da piccola ho vissuto nella casa di mia zia Giulia Liscia, meglio conosciuta come Giulia cavua, sposata con Eugenio Massa, importante imprenditore guspinese più volte amministratore comunale nonché sindaco del centro minerario. Questi zii non avendo avuto figli mi vollero con loro considerandomi di fatto la loro figlia in tutti i sensi.  Negli anni 40/50, tra le varie attività di cui zio Eugenio si occupava c'era anche quella degli autotrasporti per cui non avevo avuto difficoltà alcuna a impratichirmi nella guida. Ricordo che l'esame di guida lo feci sulla nostra macchina, una Fiat  1100 E cambio al volante, con a fianco lo zio e l'ingegnere della motorizzazione seduto nel sedile posteriore. Ero molto emozionata ma tutto andò bene e venni promossa a differenza della moglie di dottor Camoglio, l'altro donna candidata che venne bocciata»,  racconta con soddisfazione mista a emozione Eliana Liscia. E prosegue: «Era certamente un evento importante per me ma ancora di più ricordo come mi guardavano quando circolavo in macchina per le strade di Guspini dove di macchine se ne vedano ben poche men che meno guidate da una donna. Un misto di invia e ammirazione, senza voler apparire presuntuosa. Erano altri tempi. Mi consideravo molto fortunata ad avere due splendidi zii come zia Giulia e zio Eugenio. Lei era una donna molto energica, determinata, pratica e dalla battuta spiritosa sempre pronta ma fondamentalmente buona d'animo. Zio Eugenio al contrario era molto più tranquillo e non troppo loquace. Era molto impegnato e molto attivo sul piano politico, si considerava socialista nenniano». « Questo suo antifascismo dichiarato, nel periodo del regime fascista gli costò il confino a Corleto Perticara in Basilicata», ricorda Eliana Liscia, «A tale proposito vorrei raccontare un aneddoto "storico" e al tempo stesso folcloristico che evidenzia ancora una volta il carattere di mia zia. Nel 1942, quando Mussolini venne a Montevecchio per visitare le miniere, zio Eugenio era al confino  e la zia pensò di chiedere un colloquio al duce per perorare la causa di suo marito e per far sì che potessero vederlo. Figurarsi se le guardie di Mussolini avrebbero permesso che qualcuno gli si avvicinasse ancora meno nel territorio comunista per eccellenza. Non si perse d'animo. Alcuni giorni dopo decise di recarsi a Roma più che mai convinta e determinata a incontrare il duce. Detto fatto si presenta agli uscieri dicendo che aveva un appuntamento con il duce (cosa assolutamente non vera). I commessi riferirono che Mussolini non era in sede e lei insistette talmente tanto con questa storia dell'appuntamento fissato dal duce in occasione della visita in Sardegna che alla fine venne ricevuta  dal maresciallo Badoglio il quale non si saprà mai se per pietà o per sfinimento (propendo per questa seconda ipotesi) non solo le consentì di vedere il marito ma autorizzò il rientro del confinato in Sardegna. Questa era mia zia, una donna intraprendente che non si tirava mai indietro». Sa meri de Tunaria La chiamavano "Sa meri de Tunaria". Il notaio genovese Vigliani, comproprietario delle tonnare di Flumentorgiu, meglio conosciuta come Tunaria o Porto Palma, la volle come amministratrice degli immobili di sua proprietà nella località marittima. In effetti lei faceva le veci ma anche la voce del padrone. Nulla poteva accadere nel villaggio senza il suo benestare. Era un personaggio in tutti i sensi tant'è vero che i buon temponi dell'epoca, goliardicamente le dedicarono una via del vecchio villaggio di pescatori di tonno e aragoste, "via roncola" traduzione del suo nomignolo sardo "cavua".  «Per me è stata come una mamma», conclude Eliana Liscia, « e anche quando mi sono sposata e sono nati i miei figli, "ha preteso"  che loro la chiamassero nonna. Più amore di così». Maurizio Onidi

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