La componente cognitiva ci permette di valutare un qualsiasi stimolo emotigeno e di controllare gli effetti che questo ha sulle nostre emozioni; l’attivazione fisiologica che ne consegue serve per non mandare in “tilt” il nostro organismo; la componente espressivo- comportamentale permette all’individuo di comunicare il suo stato interno e le sue intenzioni; la componente motivazionale all’azione permette di trovare le strategie giuste per gestire lo stimolo e infine la componente del vissuto soggettivo permette il grado di automonitoraggio e di autoregolazione dello stato interno degli individui.
Da queste concettualizzazioni sulle emozioni, dopo più di cinquant’anni di studi e ricerche psicologiche è ormai assodato esattamente il contrario riportato nelle sentenze, le emozioni non sono una sorta di agente perturbante incontrollabile della nostra vita: le emozioni si possono regolare, adattare all’ambiente, condividerle e gestirle senza farsi travolgere da esse, rispettando le emozioni altrui.
I rapporti sociali che quotidianamente intercorrono tra noi e gli altri dipendono infatti dalla modalità di regolazione di norme specifiche culturali che ci son state impartite con l’educazione o che abbiamo appreso nel corso delle esperienze della nostra vita; siamo noi che decidiamo quali emozioni son appropriate per le diverse situazioni, noi decidiamo come comunicarle verbalmente e come manifestarle nella modalità espressiva non verbale; ciascuno può regolarle e differenziare le risposte adattandole all’ambiente, nessuno ha il diritto invece di “punire” le emozioni altrui con la violenza o la coercizione fisica o psicologica per migliorare la propria emotività. Le nostre menti (e in generale tutti gli organismi) sono predisposti in chiave evoluzionistica alla sopravvivenza, tutte le emozioni esistono per una finalità positiva individuale, anche le emozioni negative hanno un significato atto a preservare la vita, non a sopprimerla: è necessario imparare a gestirle per preservare la nostra salute e il nostro benessere in toto.
Gli studi psicofisiologici ci insegnano che le emozioni represse e/o non regolate in modo proattivo, possono influire negativamente sul nostro sistema immunitario, endocrino, sul sistema cardio-vascolare e sui rapporti interpersonali; gestirle e modularle nel pieno rispetto personale e interpersonale ci permette di prevenire patologie mediche stress collegate (ictus, cardiopatie, diabete, alcuni tipi di tumori ecc) e condotte sociali disfunzionali alla libertà individuali come gli omicidi di cui sopra, le discriminazioni, i soprusi, il bullismo e la violenza in generale.
*psicologa
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