Il bombardamento americano su Gonnosfanadiga del 1943 più che azione di guerra possiamo considerarlo un atto terroristico anche se poi la differenza non è così rilevante. Alla commemorazione del 17 febbraio non ci sarà maestro Antonio Garau, deceduto all’età di 89 anni, che per decenni nelle scuole del territorio ha raccontato agli alunni la sua storia di sopravvissuto. Aveva trasformato la sua sofferenza in un dono di pace. Memorabili le sue parole agli studenti del liceo “Marconi Lussu” di San Gavino Monreale: “Va bene che la guerra la fanno i grandi”. Raccontava con estrema lucidità la scena agghiacciante che si era presentata in via Porru Bonelli, in altre strade del paese e nelle periferie. All’epoca aveva 9 anni. «Erano le 15. Si sentii uno scoppio. Erano le bombe che cadevano alla spicciolata. I ragazzi che giocavano in strada vennero colpiti da tante schegge. Non mi resi subito conto cosa stava succedendo. C'era sangue dappertutto. Anche la mia unica sorella venne uccisa dalle bombe mentre un altro fratello rimase ferito. Fummo portati nelle casermette per le prime cure. Mia sorella si era accorta che non ce l'avrebbe fatta: aveva chiesto a mia madre un coltello per mettere fine alle sue sofferenze». «Altri miei fratelli - raccontava - furono colpiti da numerose schegge e non vi dico le condizioni delle persone ferite mortalmente. Mia cugina rimase ferita mentre entrava in casa: una bomba le aveva fatto scoppiare la testa. Una scheggia di una bomba mi aveva colpito il braccio destro e fui trasportato a Cagliari nell'ospedale civile. Il mio braccio doveva essere tagliato. Non ci fu bisogno dell’anestesia: il medico mi aveva dato un paio di ceffoni per addormentarmi. Anche Cagliari venne colpita dalle bombe durante il periodo del mio ricovero. Avevo molta paura: il rumore di un carro per strada mi sembrava quello degli aerei». Antonio Garau dopo le elementari proseguì gli studi in una scuola a Castellamare. Ho frequentato il liceo a Oristano e sono diventato insegnante elementare. Ho insegnato a Cagliari, poi ho chiesto il trasferimento a Gonnosfanadiga». I ricordi di quella tragedia non si cancelleranno mai dalla sua memoria. «Milioni di cittadini ebrei - ricordava Antonio Garau - sono stati uccisi nei campi di concentramento e di sterminio». E rivolto ai giovani li ammoniva: «Dovete cercare di vivere in pace. Le guerre ci sono dappertutto, ma queste non hanno mai portato alcun beneficio».
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