Mancano ormai poche ore all'apertura delle urne e Gonnosfanadiga si prepara a scegliere chi guiderà il paese nei prossimi cinque anni. Dovrebbe essere il momento più alto della vita democratica di una comunità: il tempo delle idee, del confronto, delle proposte e delle visioni per il futuro. E invece, negli ultimi giorni, il dibattito pubblico sembra essersi trasformato in qualcosa di diverso.
Non è una questione che riguarda una sola lista, un solo candidato o una sola parte politica. È un fenomeno che coinvolge tutti: candidati, sostenitori, amministratori, oppositori e semplici cittadini. Basta scorrere i social network per accorgersi di come il confronto si sia progressivamente irrigidito, fino a diventare spesso uno scontro personale.
Opinioni, critiche e riflessioni che dovrebbero essere il sale della democrazia finiscono per essere accolte come attacchi da respingere. Chi esprime un dubbio viene accusato di essere schierato. Chi segnala un problema, di qualunque tipo, viene tacciato di diffondere falsità senza possibilità di un sano dialogo e confronto costruttivi. Chi prende posizione viene etichettato come nemico.
Eppure la politica, soprattutto nei piccoli centri, dovrebbe essere esattamente l'opposto.
Negli ultimi giorni ha fatto discutere il lungo intervento pubblicato sui social da un cittadino, che ha espresso una serie di valutazioni sull'operato amministrativo degli ultimi anni, affrontando temi come i finanziamenti del PNRR, la situazione economica dell'ente, la pianificazione urbanistica e le opere pubbliche. Un intervento che lo stesso autore ha definito apertamente «di parte ma di voler rimanere sull’oggettività e imparzialità nonostante i legami familiari con una candidata consigliera», e fondando le proprie argomentazioni su elementi tecnici e dati oggettivi.
Al di là dell’analisi, condivisibilità o meno delle sue tesi, se sia stato giusto o meno il momento scelto per pubblicarle… questioni su cui non si entra nel merito, ciò che colpisce è il clima che si è generato attorno a quel post. Commenti favorevoli, critiche, accuse personali, osservazioni sulle competenze professionali, insinuazioni e repliche, parole anche pesanti e fuori luogo di chi commenta che, tutte messe insieme, hanno rapidamente spostato l'attenzione da quello che dovrebbe essere il merito: il bene del paese.
Uno schema che si è ripetuto anche in altre discussioni
Un esempio è quello relativo alle cartoline elettorali destinate agli iscritti AIRE. Una cittadina aveva segnalato sui social il mancato recapito della documentazione a diversi elettori residenti all'estero. Da lì è nata una discussione che ha coinvolto cittadini e amministrazione comunale.
Il Comune è intervenuto con una nota ufficiale per precisare che le cartoline erano state spedite nei tempi previsti e invitando a verificare le informazioni presso gli uffici prima di diffondere notizie ritenute non corrispondenti al vero.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco uscente e ricandidato Andrea Floris, che ha voluto chiarire la propria posizione: «Ho semplicemente fatto un unico post in difesa degli uffici che sono stati accusati di non inviare per tempo le cartoline AIRE».
Parole, sui social, che fotografano un aspetto importante della situazione attuale: spesso le polemiche sembrano nascere e alimentarsi autonomamente, ben oltre le intenzioni dei protagonisti diretti della competizione elettorale, dove i due candidati principali vengono messi in una attesa di ricevere "la propria pagella con scritto promosso/bocciato" sulla base delle valutazioni di una commissione giudicatrice esterna (il paese) che però, spesso, non rimangono sull'oggettività e imparzialità ma lasciano che la soggettività ne abbia il sopravvento.
La sensazione è che il dibattito pubblico abbia progressivamente perso alcuni punti di riferimento fondamentali. Criticare non significa insultare, né dovrebbe essere un'occasione per farlo. Contestare un'idea non dovrebbe significare attaccare una persona. Esprimere una preferenza politica non significa dichiarare guerra a chi la pensa diversamente.
In una democrazia matura dovrebbe essere normale affermare di sostenere una lista o un candidato senza per questo essere oggetto di derisioni o aggressioni verbali. Dovrebbe essere altrettanto normale poter evidenziare problemi o carenze amministrative senza essere accusati automaticamente di malafede.
La questione assume un significato ancora più profondo in una comunità come quella gonnese, dove quasi tutti si conoscono, condividono amicizie, parentela, rapporti di lavoro e percorsi associativi. Le elezioni dovrebbero rappresentare un momento temporaneo di confronto, non una frattura permanente nei rapporti sociali.
Andrea Floris, anche candidato sindaco con la lista “Gonnos in su Coru 2.0” nelle prossime amministrative, ha inoltre respinto l'idea di essere coinvolto in una contrapposizione politica permanente, sottolineando come la propria campagna elettorale abbia seguito una linea diversa e di semplice e unica volontà di trasmettere il messaggio di continuità con quanto fatto e in attesa di essere completato con nuovo mandato.
Commenta la candidata sindaco Simonetta Zurru della lista Gonnos Noi Per Voi: «Alla fine della campagna elettorale io mi sento tranquilla e con il gruppo continuiamo a tenere la linea del non provocare e del non cadere in nessuna provocazione, certa che il lavoro svolto in Giunta e poi in Consiglio è stato per il bene del Paese e così sarà in futuro se mi verrà data la possibilità in maggioranza come Sindaco o come consigliere. Caratterialmente non sono polemica e così ho voluto continuare e gestire la campagna elettorale. Quello che vogliamo fare è scritto in un programma nato dal CONFRONTO che abbiamo cercato già di costruire con gli incontri, cosi come l'ascolto, la disponibilità e la collaborazione. Io la penso così e credo di averlo dimostrato durante tutta la campagna.»
Anche alcuni dettagli simbolici sembrano raccontare questa difficoltà nel costruire momenti condivisi. Il 5 giugno, ultimo giorno utile per la propaganda elettorale, le due liste chiuderanno la campagna con due distinti comizi in aree diverse del paese e in orari differenti: un gruppo, Gonnos Noi per Voi, alle 19 in piazza Vittorio Emanuele, e l'altro Gonnos in Su Coru 2.0 alle 19.30, in piazza XVII febbraio.
Una scelta assolutamente legittima e normale dal punto di vista organizzativo, ma che evidenzia come non vi sia stato alcun momento pubblico di confronto diretto tra i candidati sindaco davanti alla cittadinanza.
Non un dibattito comune. Non un faccia a faccia. Non un'occasione nella quale ascoltare contemporaneamente idee, programmi e visioni differenti.
Un dato di fatto che lascia spazio a una riflessione più ampia
La politica locale ha certamente bisogno di competizione, perché è dalla competizione che nascono idee migliori e progetti più solidi. Ma ha bisogno anche di confronto. E il confronto richiede ascolto reciproco, rispetto e disponibilità ad accettare che possano esistere opinioni diverse dalle proprie.
Le elezioni passeranno. Tra pochi giorni il risultato sarà noto e qualcuno avrà la responsabilità di amministrare il paese. Ma il giorno dopo il voto Gonnosfanadiga sarà ancora la stessa comunità.
Le strade saranno le stesse. Le associazioni saranno le stesse. Le scuole, le attività economiche, le famiglie e i luoghi di aggregazione continueranno a essere condivisi da tutti. Per questo motivo, forse, la vera sfida non riguarda soltanto chi vincerà le elezioni ma riguarda la capacità di ritrovare un linguaggio comune e di ricostruire un clima nel quale il dissenso non venga vissuto come un'offesa personale e il confronto non degeneri in scontro. Dove “un mattone posizionato non perfettamente, ma comunque con il suo senso e perché” non diventi motivo di attacco sulla “scelta di quel mattone, che soggettivamente viene preferito con spigoli smussati piuttosto che accesi, di un colore che rimandi alla terra piuttosto che quel freddo grigio.
Perché una comunità cresce quando le idee si confrontano e si indebolisce, invece, quando le persone smettono di ascoltarsi e di ascoltare, di leggere e replicare sentendosi subito attaccati “sul personale”. E a poche ore da un appuntamento così importante per il futuro del paese, questa sembra essere l'occasione che Gonnosfanadiga, ancora una volta, non dovrebbe lasciarsi sfuggire ma che, allo stato attuale, è ancora troppo distante da un suo raggiungimento.
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