Gonnosfanadiga, l’80esimo anniversario del bombardamento del 1943, il primo senza il maestro Antonio Garau


di Francesco Zurru
  La storia del bombardamento americano del 1943 è ormai noto a tutti, almeno come tragico evento, che sa più di azione terroristica che azione di guerra anche se la differenza poi non è così rilevante. L’ottantesimo anniversario del bombardamento è caratterizzato dall’assenza del maestro Antonio Garau, deceduto all’età di 89 anni, l’uomo più rappresentativo dei sopravvissuti alle micidiali bombe lanciate nel centro abitato di Gonnosfanadiga. In quel 17 febbraio del 1943 Antonio Garau, ragazzino di soli 9 anni, viene ferito gravemente e perderà il braccio destro. Ma quel bambino trasformò la sua sofferenza in un dono di pace. Studia e diventa maestro, si sposa e cura la propria famiglia sulle impronte di quella di Nazaret.  Memorabili le sue parole ai ragazzi del liceo “Marconi Lussu” di San Gavino Monreale: “va bene che la guerra la fanno i grandi”. Una frase che alla luce della guerra fra Russia e Ucraina offre spunti di riflessione. Ai potenti che portano la morte nel mondo il maestro Antonio Garau ha risposto con tanti insegnamenti di vita che in qualche modo supportano la speranza di un mondo migliore e riducono la guerra e portano i guerrafondai alla miseria. [caption id="attachment_110615" align="alignleft" width="397"] Via Porru Bonelli[/caption] Antonio Garau ha sempre raccontato con estrema lucidità la scena agghiacciante che si era presentata in via Porru Bonelli. “Erano le 15, si senti come uno scoppio, erano le bombe che cadevano alla spicciolata. I ragazzi che giocavano in strada vennero colpiti da tante schegge. Subito non mi resi conto di che cosa era successo. C'era sangue dappertutto e anche la mia unica sorella venne uccisa dalle bombe mentre un altro fratello era rimasto ferito e poi portato via dai militari. Siamo stati portati nelle casermette dove ci hanno prestato le prime cure. Mia sorella si era accorta che non ce l'avrebbe fatta: aveva chiesto a mia madre un coltello per mettere fine alle sue sofferenze”. Gli studenti hanno sempre ascoltato con emozione il racconto del maestro Garau. “Altri miei fratelli - raccontava - furono tutti colpiti da numerose schegge e non vi dico le condizioni delle persone ferite mortalmente. Mia cugina era stata colpita mentre stava entrando nell'uscio di casa: una bomba le aveva fatto scoppiare la testa. Immaginata la situazione e il dolore della mamma quando aveva visto dei pezzi d testa della figlia.  Una scheggia di una bomba mi aveva colpito il braccio e fui trasportato a Cagliari nella barella di un altro ferito. Poi sono finito all'ospedale civile e il mio braccio doveva essere tagliato. Non ci fu bisogno di alcuna anestesia: il medico mi aveva dato un paio di ceffoni e mi avevano addormentato in questo modo. Il medico era bravo, ma per me rimase sempre un ricordo impressionante. Anche Cagliari venne colpita dalle bombe durante il periodo del mio ricovero. Avevo molta paura: il rumore di un carro per strada mi sembrava quello degli aerei”. Antonio Garau frequento le elementari e proseguì gli studi in una scuola a Castellamare. “In seguito - rammentava Garau - ho frequentato il liceo a Oristano e sono diventato insegnante elementare. Primo sono stato maestro in una scuola pluriclasse, poi a Cagliari e infine ho chiesto il trasferimento fino ad arrivare a Gonnosfanadiga”. I ricordi di quella tragedia non si cancelleranno mai: “Milioni di cittadini ebrei - ricordava Antonio Garau - sono stati uccisi nei campi di concentramento e di sterminio.  Ricordo che a Gonnosfanadiga due marescialli tedeschi erano venuti per comprare patate nell’orto. Poi questi due marescialli si misero a piangere, dicevano: ormai Germania caput. Sono gli anziani che in genere muovono le guerre, voi giovani dovete cercare di vivere in pace. Le guerre continuano ad esistere e ci sono dappertutto. C’è la guerra e tutti cercano di scappare dalla distruzione. La guerra non ha mai portato alcun beneficio e voi giovani dovete cercare di mantenere la pace”.

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