Guido Masala: Nathan Never, Tex Willer e l’amore per i manga


di Giacomo Pitzalis
Guido Masala è senza dubbio uno dei “pesi massimi” sardi quando si parla di illustrazione e fumetto, con un percorso professionale stellare che lo ha portato a lavorare su alcuni dei più importanti e celebri personaggi della Nona Arte, da Nathan Never al leggendario Tex Willer. Una carriera che, come spesso accade in questo settore, trova terreno fertile nell’infanzia e in una passione curata e sviluppata poi lungo il corso degli anni. «Io sono del ‘73 e faccio parte di quella generazione che vide l’invasione dei robottoni giapponesi in Italia. Quando ero ancora alle elementari quei cartoni mi rapirono completamente, portandomi a pensare che fossero la mia ragione di vita. Non facevo altro che disegnare robot inventati di sana pianta da me. Non volevo solo copiare, ma anche creare. Crescendo ho coltivato questo mio imprinting, affiancandolo all’amore per il fumetto, dove non ci sono i limiti realizzativi tipici di altri media, come il cinema o l’animazione». E dopo aver fagocitato pagine e pagine di storie a fumetti distribuite in Italia dalla storica Editoriale Corno, arriva la folgorazione del manga, anche grazie allo sceneggiatore Antonio Serra. «Successivamente al diploma non c’è stato alcun muro a frapporsi tra me e il fumetto. Il mio debutto è avvenuto sulle pagine di Legs Weaver, grazie al quale sono successivamente approdato al numero 73 di Nathan Never, Un mondo di robot, scritto da Michele Medda. Da lì ho proseguito a lavorare sulle tavole dell’Agente Speciale Alfa, sino a quando mi sono preso una pausa fino al 2011, quando sono “ritornato nel futuro”, a disegnare Nathan. Nel 2019 con il numero 332 scritto da Giorgio Salati, Etherea, ho sfogato tutto il mio amore per il mecha design e gli ambienti fantascientifici, illustrando divise, oggetti e ambienti che richiamavano fortemente opere giapponesi come Mobile Suite Gundam. Ho cercato anche di agire sulla rigida gabbia bonelliana, scomponendola e innovandola con alcune mie intuizioni narrative ed estetiche». A seguito di questa sensazionale “gavetta”, arriva la proposta di lavorare sul personaggio più importante e più amato del fumetto italiano: Tex Willer. «Fu Mauro Boselli a propormi di passare su Color Tex, con una storia breve. Proprio ora sto realizzando un albo della serie speciale, con un Tex giovane. Ma passare dalla fantascienza al western è stato decisamente traumatico. Se nella fantascienza puoi inventare delle forme, con il western tutto deve per forza essere fedele a ciò che è esistito. E a ciò va aggiunta anche una buona dose di ansia da prestazione, derivante dal fatto di lavorare praticamente su un eroe nazionale». Nonostante una carriera a dir poco invidiabile, però, c’è forse qualcosa che manca a Guido? Un sogno rimasto nel cassetto? «Ho raggiunto da tempo una fase più “stabile”, dove so quello che voglio fare e soprattutto quello che posso fare. Conosco il mio stile, il mio modo di approcciarmi alle sceneggiature e poi alla tavola. Cimentarmi adesso in nuove avventure, come magari lanciarmi in mercati esteri, sarebbe senza dubbio faticoso e sfiancante. Eppure la mia sensibilità interiore credo sia sempre rimasta indissolubilmente legata ai manga. Insomma, se mi dicessero “Vuoi fare un manga?” non ci ragionerei troppo sopra: la risposta sarebbe senza dubbio affermativa».

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