Vedere, discernere, agire
La Caritas di Guspini, attraverso il Centro d’Ascolto “Mons. Salvatore Spettu” Odv, attiva dal 1988 rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il sostegno sociale nel territorio. Offre ascolto, attenzione costante alle fragilità emergenti, aiuti materiali concreti, iniziative solidali che coinvolgono la comunità. È una presenza stabile, radicata e riconosciuta, che opera tutto l’anno per sostenere chi vive momenti difficili.
Il 28 aprile scorso l’assemblea ordinaria delle socie e dei soci dell’associazione ha approvato all’unanimità il rendiconto di cassa 2025 e la relazione del consiglio direttivo, un momento molto importante della vita associativa che presenta un resoconto di quanto svolto lo scorso anno.
Per avere qualche ragguaglio in più sulle attività svolte abbiamo rivolto alcune domande a Isa Saba, presidente dell’associazione.
Che bilancio può tracciare del lavoro fatto lo scorso?
«È opportuna, anzitutto, una premessa: secondo il Codice del Terzo Settore, per le piccole Odv non è atto dovuto l’approvazione della relazione sull’attività, ma per noi è una buona pratica condividerla in assemblea, come momento fondamentale per guardare al servizio svolto e vederne le implicazioni per il presente e il prossimo futuro. Attraverso i diversi paragrafi trattati: mission, associazione, organi statutari, interventi assistenziali, destinatari, attività e servizi, risorse economiche, si configura il quadro complessivo dell’attività. Fine primario del Centro d’ascolto è, appunto, l’ascolto del “territorio” attraverso l’incontro diretto con le persone e il loro contesto di vita. Al momento circa 25 volontari e volontarie offrono questo servizio di vicinanza nella relazione umana con le persone accolte. Ma è importante dare una contabilità anche spiccia del servizio svolto, non certo per vantarsi dei 1500 pacchi di beni di prima necessità distribuiti l’anno scorso, ma per illuminare una realtà del nostro paese che, anche per la riservatezza dovuta, passa facilmente sotto silenzio. I nuclei familiari seguiti nell’anno sono 123, di cui 22 per la prima volta e circa un terzo da più di cinque anni anche se in modo non continuato, e rientrano nella fascia di povertà assoluta o relativa».
Dal suo “osservatorio privilegiato” qual è la tendenza?
«Negli ultimi tre anni sono aumentati sia i nuclei con un solo componente sia quelli con tre o più. La persona di riferimento del nucleo è in genere un disoccupato, a volte percettore Assegno di Inclusione o di Reddito di Inclusione Sociale, o lavoratore estremamente precario, raramente pensionato. Non mancano situazioni di bisogno improvvise che si risolvono in poco tempo con interventi mirati a superare l’emergenza, ma soprattutto stiamo riscontrando la diffusa impossibilità per le persone di far fronte al rincaro del costo della vita, talvolta anche al pane quotidiano, al pagamento delle bollette, al riscaldamento, ai ticket e farmaci, infatti il novanta per cento delle spese del Centro è per queste richieste che riceviamo e che non riusciamo a soddisfare in modo pieno. Oltre alle crescenti difficoltà economiche delle famiglie, registriamo un forte aumento della precarietà abitativa, del bisogno di ascolto, di sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per la richiesta di sussidi e di lavoro. Spesso il disagio si cronicizza in situazioni sempre più difficili da gestire, al momento e nel tempo, per la persona, per la famiglia e per la società: mancano adeguate occasioni di inclusione sociale effettuate in sinergia tra i servizi pubblici e tra questi e il sociale non profit e profit. Punto dolente estremo è lo svuotamento tendenziale del servizio sanitario pubblico, che rende un miraggio essere assistiti efficacemente e a maggior ragione colpisce le fasce disagiate, tanto che patologie trascurate, anche non gravissime, diventano poi ostacolo al lavoro, instaurando un circolo vizioso che condanna la persona all’esclusione».
I rapporti con le istituzioni e le risorse economiche?
«Il 6 maggio 2025 è stata stipulata una convenzione col Comune di Guspini, che prevede interlocuzione con il Servizio sociale per interventi urgenti specifici concordati e una parte di rimborsi per gli interventi assistenziali del Centro. In questi giorni abbiamo chiesto un incontro con l’Amministrazione per la verifica. Le risorse del Centro derivano: dalle quote associative, da altre offerte dei soci, da contributi e donazioni di sostenitori privati, da rimborsi, dal 5xmille nazionale e dall’8x1000 della Diocesi di Ales».
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