Guspini: 23 e 24 giugno si ripete il rito de “S’àcua de froris”


Il solstizio d’estate, che cade il 21 giugno è un rito che sa di natura e bellezza, di condivisione e armonia, ma anche un po’ di magia
Guspini: 23 e 24 giugno si ripete il rito de “S’àcua de froris”

Appuntamento il 23 e 24 Giugno,  nella piazza XX Settembre per ridare vita alla antica tradizione di “S’àcua de froris”, rito dedicato al solstizio d’estate e alla festività di San Giovanni Battista.

Su iniziativa dell'Associazione “X Conoscere X Fare” e Proloco, l’evento vedrà la partecipazione di numerose associazioni fra cui Apice, Arci, Auser, Centro d’ascolto, Centro aggregazione sociale, Libera, Filodrammatica Guspinese, Liberamente Noi, Gruppo folk Montegranatico, Mercatino dei sogni e di tutta la cittadinanza.

«Un rito antico che molti, specie fra i più anziani hanno praticato o di cui hanno sentito parlare. Un rito che sa di natura e bellezza, di condivisione e armonia, ma anche un po’ di magia. Il solstizio d’estate, che cade il 21 Giugno, è da sempre un momenti carico di simboli e suggestioni, celebrato con riti di rinascita e di purificazione, promesse di amicizia e lealtà. Da quel momento e per alcuni giorni si susseguono rituali e gesti che con lo scorrere del tempo si sono caricati di significati anche spirituali e che ora si celebrano nel giorno dedicato a San Giovanni Battista» dichiara Clelia Atzori, presidente dell'Associazione “X Conoscere X Fare”.

«Si inizia il 23 Giugno al tramonto con la raccolta delle erbe spontanee, la principale delle quali è l’iperico, detta anche erba di San Giovanni. Altre essenze come menta, rosmarino, elicriso, verbena citrina (marialuisa), malva, lavanda, oltre ad altri fiori profumati e decorativi, saranno immersi nell’acqua dentro ciotole o conche o la classica “Scivedda”. Staranno all’aperto al chiaro di luna per l’intera notte . L’indomani, 24 Giugno, quest’acqua sarà profumata e fresca e considerata una vera e propria cura di bellezza con proprietà purificatrici e rigeneranti per la pelle e lo spirito. In questa giornata, in un passato non troppo lontano, si stabilivano patti di amicizia e lealtà fra donne, fra uomini, e fra uomini e donne. Patti e promesse che erano veri e propri impegni da onorare per la vita. Si diventava "Gomai o gopai" di una persona che si sceglieva o dalla quale si era stati scelti. Da quel momento ci si dava del voi e tutto l’atteggiamento futuro era di grande rispetto e considerazione. C’è in questo rito un forte messaggio di solidarietà e rigenerazione. Per la cultura contadina era un momento di ringraziamento e auspicio di benevolenza verso la terra nell’imminente stagione calda. La tradizione non è mai completamente scomparsa e nella sua dimensione privata è ancora vivissima» sottolinea la presidente. 

Ha senso oggi riproporre il rito "De s’àcua de froris?

«Il senso può essere quello della riscoperta di esperienze della nostra cultura in cui prevale il senso comunitario e identitario. Può essere anche un modo di omaggiare chi prima di noi viveva e sentiva fortemente il senso di questi rituali, attesi con trepidazione come occasione di gioia e convivialità. Ritrovarsi in gruppo a preparare le ciotole con essenze, fiori e acqua, sarà un momento di unità e condivisione. Ci racconteremo storie tramandate e differenti aspetti della tradizione così come ci è stata trasmessa, aneddoti e racconti appresi dalle nostre mamme e nonne. Poi ci innamoreremo delle nostre ciotole fiorite e, semplicemente, trascorreremo qualche ora in armonia. Tutto avrà quindi il senso e il significato profondo che insieme vorremo dargli, e si vorrebbe che fosse quello di ritrovare il semplice piacere della compagnia disinteressata, per compiere con semplicità gesti antichi carichi di bellezza.  E di bellezza da condividere abbiamo davvero tanto bisogno» ribadisce Clelia Atzori

 

 

 

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