Era il 22 giugno quando, nel nostro sito, avevamo pubblicato la notizia secondo cui “Don Emmanuele Deidda, dal 20 settembre, sarà il nuovo parroco della parrocchia di San Nicolò vescovo. Sostituirà mons. Nico Massa, che dopo 50 anni di ministero presbiterale verrà collocato a riposo. Lo ha deciso, il 20 giugno, il Vescovo mons. Roberto Carboni. Dalla stessa data, il nuovo parroco sarà anche il coordinatore responsabile dell’oratorio cittadino interparrocchiale. Ringraziamenti a mons. Massa, da parte del Vescovo Carboni “per il servizio svolto nella nostra Chiesa diocesana in oltre 50 anni di ministero presbiterale”, come riportava il comunicato della diocesi di Ales e Terralba”.

Con la delicatezza che lo contraddistingue, in merito al suo “collocamento a riposo” don Nico faceva notare e ribadiva con chiarezza che continuerà a svolgere il proprio ministero sacerdotale, al di là dell’incarico istituzionale che si appresta a lasciare. Nel linguaggio comune il pensionamento coincide con il termine della vita lavorativa, una distinzione che, nel suo caso, non si presta alla figura sacerdotale. Da questa simpatica “querelle” è nata un’intervista nella quale il parroco di San Nicolò Vescovo traccia un bilancio dell’impegno pastorale portato avanti nell’ultimo decennio.
Don Nico, quindi, non “verrà collocato a riposo”?
«Anche per il prete arriva il momento in cui deve porre termine ai ruoli istituzionali, per lasciare spazio a chi lo può sostituire con energia creativa e vitalità rinnovate. Si fa sentire il peso del tempo trascorso, gli anni che rivendicano riconoscimento e misura delle risorse restanti. È chiaro: il prete, veramente, non va in pensione. Nel linguaggio laico e familiare si può dire che è “collocato a riposo”. Ma dovendo attraversare io, in prima persona, questo tornante esistenziale, spero di non riposare davvero. Hanno un termine gli incarichi istituzionali, la gestione amministrativa, la responsabilità che è in capo al rappresentante legale della Parrocchia. Ma, se Dio mi lascia ancora energia e lucidità mentale, vitalità spirituale, amore per la sua Chiesa, per il tempo che vorrà, spero di poter dare un qualche contributo alla vita ecclesiale. Insomma: desidero “fare il prete”, per le dimensioni che sono identitarie per questo ministero: presiedere le celebrazioni liturgiche, esercitare il servizio della Parola, con l’omelia, la catechesi, la proposta di cultura religiosa, per quanto la mia competenza può disporre».
Che bilancio si sente di presentare dopo questo lungo periodo alla guida della parrocchia più importante di Guspini?
«Mi si chiede da più parti di tracciare un bilancio del mio servizio svolto in questi dodici anni in cui ho ricoperto il ruolo di parroco di S. Nicolò. E, per allargarmi ulteriormente, nei miei cinquantaquattro anni di ministero sacerdotale. Non è semplice. Anzi, addirittura è una rendicontazione non formulabile in parole e numeri. È possibile fare qualche considerazione sulla gestione delle strutture, delle quali sono responsabile. L’Oratorio parrocchiale dispone di una sistemazione logistica efficiente, con le sue aulette per il catechismo, la sala giochi, una ricca dotazione libraria nella sala biblioteca, un campetto per le attività sportive oratoriane. La sua attività si è modificata nel tempo, perché è cambiato il mondo in cui esso ha da operare. Un’attenzione particolare ha richiesto la Casa per Ferie S. Pancrazio nella Marina di Arborea, che negli anni ha ospitato tanti gruppi e associazioni per le attività associative soprattutto nel periodo estivo. Il campo sportivo in via Anna Frank è gestito puntualmente dalla Società Sportiva Fortitudo. Grazie a Dio non è stato solo il prete a curare la gestione di queste strutture complesse: un nutrito gruppo di laici ha responsabilmente condiviso il compito. E questa è, credo, la realtà più ricca di cui dispone la Parrocchia: un laicato ben motivato, preparato e competente. La Chiesa Parrocchiale di S. Nicolò è stata oggetto di cura con impegnativi interventi di restauro e ristrutturazione (area presbiterale, ambone, facciata, Rosone…). Altre strutture (non poche, e tutte funzionali alla vita parrocchiale) costituiscono un patrimonio non indifferente a servizio della missione ecclesiastica. Ma certo non è tanto in questo ambito che il prete riflette sul suo operato. Ma sono i frutti del servizio della Parola che ha dato alimento ai discepoli del Signore che vivono in questo territorio, e a tutti coloro – uomini e donne - che si sono confrontati con la Parola del Vangelo. Su questo solo lo Spirito Santo può averne contezza».

Quale eredità spirituale spera di lasciare ai suoi parrocchiani?
«Da parte mia posso solo confessare l’impegno indefesso per trasmettere alla comunità l’amore e la mia progressiva maturazione della Parola di Dio. Ho inteso che la mia proposta non fosse solo didattica, per trasmettere una cultura biblica e, in genere, religiosa. Ma il tutto passasse sulla mia carne, su quanto si andava formando nella mia esperienza esistenziale, per farne “contagio” sui fratelli. Sono ben consapevole della misura molto modesta della mia offerta, ma è quanto sono riuscito a trasmettere. Chiedendo venia della pochezza disponibile. Per il resto, ho amministrato e trasmesso, nei sacramenti, grazia di Dio, Quella sì, è abbondante alla sorgente. E in tanti ancora vi attingono, mantenendo la sete.
Quali sono i suoi progetti personali e in che modo pensa di continuare il suo servizio alla Chiesa?
«Ora mi ritirerò nel mio paese natale, a Gonnosfanadiga, dove vorrei dare ancora disponibilità piena nel servizio da prete per la comunità ecclesiale che mi ha visto nascere e dove è maturata la mia fede e la vocazione».
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