Al segretario PD Andrea Moreal
Leggo con un sorriso l’analisi che fai su un articolo tirando in ballo la mia figura di ex segretario del PD. Parli di rancore ma la realtà è molto più semplice e lineare di quanto immagini: lasciare il PD è stata semplicemente una scelta politica, fatta alla luce del sole. Sono uscito dal PD due anni e mezzo fa in occasione delle elezioni regionali, a testa alta senza rancori con il solo spirito di abbracciare un progetto diverso.
L’alleanza della sinistra è arrivata invece un anno fa e la vera novità di questo soggetto politico per quanto mi riguarda non si misura sulla carta d’identità dei suoi componenti o sulla freschezza del simbolo, neanche tentando di sminuirla con azionisti di maggioranza o minoranza, ma si misura sulla capacità di inaugurare un nuovo modo di fare e intendere la politica nella nostra cittadina.
Non sono i nomi o i trascorsi a definire il cambiamento, bensì la rottura con le vecchie logiche, l'adozione di metodi partecipativi, linguaggi trasparenti e visioni programmatiche che superino finalmente le dinamiche del passato.
Sono orgoglioso del mio percorso fatto all’interno della famiglia democratica.
Posso vantarmi di aver lavorato instancabilmente per anni senza interessi personali, anche con errori, ma con immensa passione per creare le condizioni di vittoria del Partito Democratico.
Ho sostenuto con lealtà mai con servilismo Giuseppe De Fanti contribuendo sotto la mia direzione politica alle sue due elezioni e ogni candidato che il partito ha espresso.
Tuttavia, proprio chi ha a cuore il bene della propria comunità deve capire quando è il momento di smettere di guardarsi allo specchio e iniziare a guardare al futuro.
Il mio contributo alla creazione dell’Alleanza per la Sinistra Guspinese non è un atto contro il PD, ma un atto per Guspini, per il nostro paese, la nostra comunità.
Il significato reale della nascita dell’alleanza va letto nel profondo, fermarsi al fatto contro è un grosso errore politico.
Troppo spesso vediamo nei nostri congressi e nelle nostre piazze, ci riempiamo la bocca con la parola 'giovani'. Ma poi domandiamoci creiamo le condizioni? Purtroppo No.
La verità è che, se non si creano spazi reali, se non si accetta il rischio di una nuova classe dirigente, quei giovani resteranno sempre in panchina.
Ho scelto di mettere la mia esperienza senza nessun secondo fine al servizio di un progetto che ha il coraggio di rinnovarsi davvero, andare oltre le parole con fatti concreti, favorendo la crescita di forze fresche che possano guidare il paese nei prossimi decenni.
Il cambiamento è il cuore pulsante di questa sfida perché non può esistere un campo largo che si limiti a conservare l'esistente o a reagire solo alle mosse altrui, ma serve una spinta propulsiva che trasformi l'alleanza in un laboratorio di innovazione sociale e politica in cui i giovani siano gli attori protagonisti.
Credo fermamente che lavorare per questo progetto significhi interpretare il cambiamento non come una minaccia alle proprie identità ma come l'opportunità irripetibile di modernizzare l’attività politica attraverso una sintesi coraggiosa che aiuterà la crescita di entrambi.
Continuerò a impegnarmi affinché questa unione non sia un ritorno al passato ma un salto in avanti capace di scardinare vecchie logiche di potere e linguaggi logori per parlare finalmente la lingua del futuro e delle nuove generazioni.
Solo un campo largo che ha il coraggio di cambiare se stesso, superando le diffidenze personali, può diventare il motore di un cambiamento reale per l'intero nostro paese restituendo dignità alla partecipazione democratica.
Danilo Serpi
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