Guspini: famiglia Saba, tre generazioni di farmacisti


La storia dell’attività della famiglia Saba inizia con Eleonora Lixi. Il suo percorso non fu semplice: nei primi decenni del novecento per una donna intraprendere studi universitari e una professione sanitaria era un evento raro
Guspini: famiglia Saba, tre generazioni di farmacisti

Lionello sabaLa storia della farmacia della famiglia Saba attraversa quasi un secolo di vita del territorio, accompagnando l’evoluzione della professione farmaceutica e del sistema sanitario italiano. L’attività, oggi alla terza generazione, è diventata un punto di riferimento per la comunità, intrecciando la propria vicenda con la realtà locale e con il ruolo sociale che la farmacia continua a svolgere nella vita quotidiana delle persone. Chiediamo al dottor Lionello Saba di raccontare l’inizio della storia familiare. Come nasce la farmacia? «La storia dell’attività di famiglia inizia con mia madre Eleonora Lixi. Il suo percorso non fu semplice: nei primi decenni del Novecento, in un’Italia molto diversa da quella odierna, per una donna intraprendere studi universitari e una professione sanitaria era ancora un evento piuttosto raro. Fu suo fratello Riccardo, a spingerla nel proseguire gli studi. Riccardo Lixi fu l’ultimo sindaco socialista, a Guspini, prima dell’avvento dei podestà durante il periodo fascista. Era una persona dalle vedute molto moderne per l’epoca. Lavorava alle ferrovie a San Gavino e, contemporaneamente, studiava. Riuscì a laurearsi lavorando e prese sotto la sua protezione la sorella minore, cioè mia madre Eleonora».

PRIMA GENERAZIONE

«Negli anni Venti mia madre conseguì il titolo di farmacista a Pisa, all’epoca non ancora una vera e propria laurea, ma un diploma poi equiparato, perché a Cagliari, dopo la Prima guerra mondiale, quella facoltà non esisteva ancora». Dove iniziò concretamente l’attività? «Dopo il conseguimento del titolo iniziò la sua carriera come molti farmacisti dell’epoca: prima con il praticantato e poi lavorando in proprio. Nei primi anni Trenta la famiglia si trasferì ad Arborea, che allora si chiamava Mussolinia, dove mio padre Francesco si era spostato per lavoro. In quegli anni mia madre ottenne l’autorizzazione ad aprire la prima farmacia del paese. Era una situazione piuttosto rara: le farmacie erano poche e ancora meno erano quelle gestite da una donna. Rimasero ad Arborea fino alla fine degli anni Trenta».

RITORNO A GUSPINI

«In seguito, anche per ragioni legate al periodo bellico, si trasferirono a Narcao, allora un paese di circa duemila abitanti in cui mancavano molti servizi, rimanendovi fino al 1945. Nel 1940 nacqui io. Dopo la guerra tornammo a Guspini, dove mia madre non ebbe subito una farmacia propria e dovette attendere il primo concorso utile per ottenere una sede».

PRODUZIONE ARTIGIANALE DEI FARMACI 
Eleonora LixiChe ricordi ha di quegli anni? «Il concorso arrivò nel 1950 e mia madre vinse la sede di Arbus. Avevo circa dieci anni quando ci trasferimmo lì e ricordo bene quel periodo, in cui il lavoro era molto diverso da quello attuale. Molti medicinali venivano approntati direttamente in farmacia: mia madre preparava a mano pillole, sciroppi e altri farmaci, mentre sugli scaffali erano conservate numerose materie prime utilizzate per comporre i medicinali prescritti dal medico. Nelle ricette veniva spesso indicata direttamente la composizione del medicinale con i diversi principi attivi e le relative dosi, il farmacista provvedeva alla realizzazione». POI IL SISTEMA CAMBIÒ «A partire dagli anni Sessanta e Settanta questo sistema iniziò però a cambiare: lo sviluppo dell’industria farmaceutica rese progressivamente disponibili farmaci già pronti, più facili da distribuire e più accessibili alla popolazione. Nello stesso periodo prendeva forma il sistema di assistenza sanitaria pubblica. Prima dell’attuale Servizio sanitario nazionale esisteva infatti la cassa mutua, l’Istituto Nazionale Assicurazione Malattie, che consentiva ai cittadini di ritirare i medicinali prescritti senza pagamento immediato».

RITORNO A GUSPINI 
Con il tempo il sistema venne riorganizzato con l’introduzione dei ticket e del prontuario farmaceutico, cioè l’elenco dei farmaci rimborsabili dal servizio sanitario, trasformando profondamente anche il lavoro, sempre meno legato alla preparazione diretta dei medicinali e sempre più inserito in un sistema sanitario e produttivo più ampio. Per tornare a Guspini dovemmo aspettare il 1968, quando venne finalmente bandito il concorso atteso da tempo e mia madre vinse la sede. L’attività di cui divenne titolare era stata fondata tra il 1910 e il 1912 dal dottor Adelmo Didu, farmacista guspinese che in seguito si trasferì a Spoleto lasciando la sede vacante, mentre la gestione temporanea era stata affidata al dottor Italo Floris. Tuttavia, poco tempo dopo, avendo ormai circa 67 anni e non potendo più gestire direttamente l’attività, mia madre chiese allo stesso dottor Floris di continuare a occuparsi della gestione operativa della farmacia mentre io mi preparavo a subentrare».

SECONDA GENERAZIONE 
Come è stato il suo ingresso nella farmacia di famiglia? «Conseguii la laurea in chimica nel 1966 e iniziai a lavorare per un’azienda farmaceutica, dove rimasi per circa sette anni. Quando si presentò l'opportunità legata alla farmacia di Guspini, pur avendo già un lavoro e una famiglia, decisi di riprendere gli studi per conseguire anche la laurea in farmacia. La prospettiva di poter gestire un’attività propria rappresentò una motivazione decisiva: fino ad allora avevo lavorato come dipendente, mentre avrei potuto guidare un’attività tutta mia. Iniziai così la professione il 1° gennaio 1975, lavorando inizialmente nella farmacia di mia madre come collaboratore. Esattamente un anno dopo, il 1° gennaio 1976, acquistai l’attività, secondo le modalità consentite tra madre e figlio. All’epoca la farmacia si trovava in via Santa Maria 19, nello stesso locale dove in seguito venne aperta un’erboristeria. Per realizzare questo passaggio furono necessarie anche adeguate risorse economiche, e il dottor Floris mi diede un aiuto importante, dando avvio a un rapporto professionale che durò fino al 1986. In quell’anno la collaborazione si concluse e proseguii l’attività da solo, decidendo di trasferire la farmacia per darle un’immagine nuova. Aprii quindi il nuovo esercizio di fronte alle poste, dove oggi si trova il negozio di calzature. Quella rimase la sede della farmacia Saba dal 1986 fino ai primi anni Duemila, quando l’attività venne trasferita definitivamente nei locali delle ex poste, adattati alle esigenze dell’esercizio». 
A LIONELLO SABA SUBENTRA IL FIGLIO FRANCESCO 
Francesco  SabaDottor Francesco, quando nasce invece il suo rapporto con la farmacia di famiglia? «In realtà ho frequentato l’attività di famiglia fin da ragazzo. Anche quando studiavo al liceo passavo spesso in farmacia e davo una mano nelle piccole faccende. Nel 1994 mi sono laureato e, avendo la possibilità di restare all’università a svolgere attività di ricerca, ho proseguito gli studi conseguendo una specializzazione in neuroscienze. La collaborazione con l’attività di famiglia, però, non si è mai interrotta. Crescendo in quell’ambiente, la scelta di intraprendere questa professione è maturata in modo naturale, all’interno di una tradizione familiare che avevo sempre vissuto da vicino. La professione del farmacista, in realtà, non rimane solo sul luogo di lavoro: te la porti anche a casa. Anche per questo io e mia sorella siamo cresciuti con la consapevolezza che nostro padre poteva essere chiamato in qualsiasi momento. Ricordo le chiamate notturne: il telefono squillava e lui doveva alzarsi e andare ad aprire la farmacia. In altre occasioni urgenti, le persone venivano direttamente a casa a suonare il campanello. Sono state esperienze che mi sono rimaste dentro e che hanno influenzando la mia scelta professionale».

AVVIO DELLA TERZA GENERAZIONE 
Cosa significa portare avanti questa attività? «Il passaggio formale, che ha segnato l’inizio della terza generazione, è avvenuto nel 2007, quando sono passato da collaboratore a titolare della farmacia. Mio padre ha comunque continuato a collaborare per diversi anni, occupandosi soprattutto della parte amministrativa. Con il tempo ho maturato la convinzione che questa professione non si limiti alla dispensazione dei farmaci, ma svolga anche una funzione di responsabilità verso i pazienti. Il contatto quotidiano con le persone fa sì che la farmacia diventi spesso un punto di riferimento per la gestione delle terapie. Non di rado, infatti, chi esce dallo studio medico ha bisogno di chiarimenti sulle modalità di assunzione dei farmaci, e il farmacista rappresenta il primo interlocutore a cui rivolgersi. Nel corso degli anni il ruolo professionale si è progressivamente ampliato».

PROFESSIONE IN EVOLUZIONE 
«Oggi l’attività richiede ampie competenze imprenditoriali: gestire una farmacia significa confrontarsi quotidianamente con normative, tecnologie in continua evoluzione e sistemi informatici, mantenendo allo stesso tempo il ruolo di presidio sanitario per il territorio. Questa funzione emerge con particolare evidenza nei servizi garantiti alla comunità. Comuni come Guspini e Villacidro, ad esempio, assicurano la presenza di una farmacia di turno anche nei giorni festivi. In un contesto caratterizzato dalla riduzione dei medici e dei servizi di guardia medica, rappresenta spesso il primo presidio sanitario per la popolazione. Anche nelle ore notturne non mancano richieste di assistenza, legati a situazioni urgenti oppure a bisogni immediati: in questi casi la farmacia rappresenta un punto di riferimento essenziale per la cittadinanza».

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