Dune Garden, il giardino “queer” dell’architetto guspinese, premiato dalla Royal Horticultural Society, di cui è patrono Re Carlo III d’Inghilterra
di Maria Grazia Marilotti
Un giovane talento, l’architetto Jacopo Ducato Ruggeri, 30 anni, di Guspini, si è imposto sulla scena internazionale salendo sul podio dei migliori landscape designer. Con il suo giardino Dune Garden si è aggiudicato il secondo posto, con medaglia oro-argento, nel prestigioso concorso “Progettista dell’anno 2025 under 30”, il più alto riconoscimento mondiale per i giovani progettisti del verde. Il premio, assegnato dal gotha mondiale del giardinaggio del Royal Horticultural Society (RHS) - di cui re Carlo III è patrono e artefice attivo dell’innovazione - ha l’obiettivo di scoprire e selezionare in tutto il mondo le menti più brillanti prossima dell'ultima generazione di garden designer. Jacopo Ducato Ruggeri entra così a far parte del “vivaio” di innovatori e progettisti del verde sostenuti dalla RHS, società emblematica della Casa Reale, per contribuire alla ricerca e alla diffusione delle migliori pratiche e innovazioni per la custodia del pianeta. La Royal Horticultural Society è la più importante e prestigiosa associazione orticolturale mondiale, simbolo di eccellenza botanica, ricerca scientifica, sostenibilità e alta innovazione ambientale. La RHS organizza eventi di fama internazionale, come il celebre Chelsea Flower Show, la più grande mostra di fiori e giardini del mondo. All’interno del circuito espositivo viene assegnato il più importante riconoscimento mondiale under 30, che decreta i tre migliori progetti di giovani garden designer dell’anno. SCELTO DALLA BBC
La BBC ha scelto Dune Garden come giardino simbolo di un futuro desiderabile e sostenibile presentandolo in un documentario che racconta la visione del giovane progettista sardo. Il riconoscimento certifica l’importanza di Dune Garden come esempio virtuoso di giardino a costo zero, che necessita di zero acqua, zero concimi, zero manutenzione; è adattabile, resistente a ogni condizione e avversità climatica, capace di offrire sempre straordinari servizi ecosistemici, ossia quei processi gratuiti offerti dalla natura ai quali dobbiamo la nostra vita: aria, acqua, regolazione del clima, impollinazione, fertilità del suolo, e così via. Un giardino fatto anche di piante talvolta scacciate ed emarginate.
DUNE GARDEN, ISPIRAZIONE SCENOGRAFICA
PER L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA DI HOLLYWOOD
Dune Garden è stato scelto e sponsorizzato come luogo di grande potenziale narrativo da Brandon Thatchers, società leader mondiale nella creazione di scenografie e oggetti di scena in ambito naturalistico per l’industria cinematografica e televisiva di Hollywood. Si tratta della società che ha collaborato alle più alte produzioni epiche e iconiche, come Star Wars, Jurassic Park, Batman e numerose produzioni Disney. Dune Garden, “botanica queer”, celebra la biodiversità spesso emarginata: piante che di frequente vengono sottovalutate, brutalizzate o combattute. Tale approccio sostiene che la salvezza ecologica risiede proprio in ciò che non si vede e non si accoglie, promuovendo una cultura di collaborazione con la natura. «Progettare un giardino è un atto di scrittura in cui le piante, i suoli, i compost e le lettiere costituiscono il vocabolario. In questo linguaggio, lo stile si ispira al mondo queer: la biodiversità è queer, un’ode alla biodiversità nella sua forma più autentica». Dune Garden è un omaggio alla bellezza selvaggia di Fire Island (New York) e alla sua eredità di rifugio queer. È concepito come un paesaggio dunale immaginario, ampio e senza confini. La sua forza risiede nella capacità di adattarsi a ogni avversità climatica, offrendo una straordinaria gamma di servizi ecosistemici gratuiti, tra cui la regolazione del microclima, la fertilità del suolo e la purificazione dell’aria.
DUNE GARDEN, MANIFESTO DI BOTANICA QUEER
Il progetto Dune Garden si presenta come un manifesto della “botanica queer”, una filosofia che invita a guardare la natura con uno sguardo di conoscenza e valorizzazione delle specie vegetali che solitamente consideriamo da scartare. È un viaggio immaginario che fonde geografie e storie: parte dal terzo paesaggio di Guspini e dalla costa sarda di Arbus, con le sue dune - tra le più alte d’Europa - attraversa il Mediterraneo e giunge nell’Atlantico. Dallo Stretto di Gibilterra approda a Fire Island, isola di New York: un tempo considerata luogo degli ultimi, divenuta poi esempio mondiale di biodiversità e sostenibilità. Qui trovarono salvezza schiavi sopravvissuti al naufragio di navi negriere; successivamente l’isola divenne rifugio per persone perseguitate. Negli anni Cinquanta fu anche riparo per madri in fuga dalla violenza domestica, che insieme ai loro figli vi trovarono protezione e rinascita. L’isola è stata meta e ispirazione artistica, un rifugio generativo di cultura: scrittori, registi e poeti hanno trovato qui linfa creativa. Tra i frequentatori, Andy Warhol, Liza Minnelli, Truman Capote, autore di Colazione da Tiffany. Fire Island ha preservato le sue meravigliose dune; non ci sono automobili e le poche abitazioni sono minimali, piccole, realizzate con materiali locali. L’isola è oggi emblema di salute ambientale e tra le best practice mondiali nella gestione delle piccole isole.
ARBUS, GUSPINI: DUNE, BOSCHI
E “TERZO PAESAGGIO” COME RISORSE SANITARIE
Il terzo paesaggio urbano - aree spesso marginalizzate - nei comuni di Guspini e Arbus, in Sardegna, è stato il primo in Europa a essere validato come risorsa sanitaria prescrivibile a supporto delle cure mediche tradizionali. Ha ottenuto la qualificazione ufficiale di “risorsa sanitaria”, confermandosi luogo di cura e benessere da integrare nei protocolli medici. Jacopo Ducato Ruggeri ha contribuito a ottenere questo risultato sia come tecnico sia tra i correlatori della tesi “Il terzo paesaggio urbano di Guspini come risorsa sanitaria: focus sulla salute mentale”, realizzata da Daniela Ducato (prima in Sardegna abilitata alla professione di operatrice-animatrice di medicina forestale e specializzata con l’Associazione Italiana di Medicina Forestale). La tesi, svolta in team con esperti di medicina, biologia, botanica, geologia, neurobiologia vegetale, psicologia, agronomia, chimica, fisica e ingegneria ambientale, prosegue nella sua vocazione multidisciplinare e, con Jacopo Ducato Ruggeri, nella progettazione del verde inteso come architettura sanitaria. L’ispirazione nasce dal dialogo tra terzi paesaggi, dune e lagune, dalla Sardegna alla Francia, dall’Inghilterra alla Cina, dove tiene un canale di racconto - per il pubblico cinese - sui paesaggi urbani tra Pechino e Shanghai.
«Progettare un giardino è un atto di scrittura in cui le piante, i suoli, i compost e le lettiere costituiscono il vocabolario», spiega Jacopo Ducato Ruggeri, «In questo linguaggio, lo stile si ispira al mondo queer: la biodiversità è queer, un’ode alla biodiversità nella sua forma più autentica. A differenza del giardinaggio tradizionale, che spesso azzera l’esistente per imporre un disegno rigido, questo modello si basa sull’ascolto del suolo e sull’apprendimento di ciò che offre, accogliendo e affiancando le specie spontanee a quelle coltivate. I giardini realizzati secondo questa filosofia sono evoluzioni guidate, in cui ogni specie che cresce spontaneamente è un carattere essenziale di una narrazione vegetale di armonia e resilienza. Si crea così un equilibrio virtuoso tra la natura spontanea del non coltivato e il coltivato, dove non c’è sopraffazione o prevaricazione, ma un’alleanza funzionale. In questi paesaggi vi sono più salute, più biodiversità, più resistenza. La vera bellezza, ovvero la salute di un ecosistema, non risiede nel possesso o nel controllo, ma nel rafforzare e accompagnare ciò che la natura decide di far crescere. Tale approccio sostiene che la salvezza ecologica risiede proprio in ciò che non si vede e che non si accoglie, promuovendo una cultura di ascolto, gratitudine e collaborazione con la natura, piuttosto che di dominio».
ISPIRAZIONI E SCAMBI DI SEMI
«La mia ispirazione più profonda nasce da un intreccio di persone e luoghi: dalle mie nonne a donne che ho conosciuto, come Nevina Satta, Elisabetta Floris Cavalli, Maddalena Achenza, Chiara Valerio e la sua “isola deserta”, Paola Antonelli, Cristina Peis, Michela Murgia, e tutte le persone della banca del tempo. E poi zia Orlanda Sassu, che - prosegue Jacopo - ntrecciò sotto un ginepro la casa del poeta sulle dune di Pistis. Donne di grande ispirazione, così come lo sono stati i vivai Sgaravatti e le librerie, che da bambino erano i miei luoghi preferiti. E poi i giardini di vicinato della banca del tempo, dove si scambiavano semi, talee, storie, e si stava insieme».
INFANZIA TRA I GIARDINI DI VICINATO,
LA BANCA DEL TEMPO E I LUOGHI DEI LIBRI
«Ogni sera, d’estate, a Guspini si recitava il rosario, is goccius de Santa Maria. Oltre a mia madre, a turno mi tenevano in braccio le signore-zie di bixiau: erano scalze, per godersi il contatto con la terra e il fresco dei cortili. Mi addormentavo beato tra preghiere cantate, abbracci e profumi di terra e di erbe aromatiche. Poi c’era Cagliari, la casa di mia nonna nel Parco di Monte Urpinu e le visite all’Orto Botanico; quindi i boschi del Trentino, l’Orto Botanico di Padova e i viaggi nei “luoghi dei libri”, come Ravenna e Venezia, con mia madre, instancabile, che rendeva tutto reale e possibile, persino i personaggi improbabili dei racconti di Andrea Molesini, che ai miei occhi diventavano abitanti reali del paesaggio lagunare. E quando pioveva non si scappava: si rallentava, e anche le pozzanghere diventavano meravigliosi micro-giardini acquatici pieni di vita».
LEGAMI E RICORDI TRA I “GIARDINI DELLA LIBRIDINE”:
ADELE GRISENDI CON GIAMPAOLO PANSA
E LE DUNE COME CURA DELL’ANIMA
«C’erano poi gli amici di famiglia e della banca del tempo che ogni anno venivano a trovarci a Guspini per proseguire la vacanza tra le dune della Costa di Arbus: tra loro Adele Grisendi e Giampaolo Pansa, e altri scrittori e scrittrici con cui nacquero i “giardini della libridine” di su bixiau. Il primo albero che piantammo fu un prugno (dedicato alla celebre poesia di Pablo Neruda), seguito da molte altre piante protagoniste della letteratura, tra cui un giuggiolo in omaggio al racconto Cinquanta centesimi di Grazia Deledda, oggi albero maestoso nel quartiere di Is Boinargius a Guspini. Ogni settembre, la raccolta delle giuggiole riattiva in me i ricordi, come quel giorno in cui Giampaolo Pansa rimproverò duramente mia madre perché, a suo parere, avrebbe dovuto impegnarsi di più nel sollecitare il sindaco di Arbus per la difesa del paesaggio dunale dal consumo di suolo e dai vandali. Con Adele fotografava ogni cosa: ogni fiore, ogni arbusto, persino i granelli di sabbia. Giampaolo raccontava le dune con dettagli minuziosi che noi abitanti non vedevamo; era come se in quelle dune ci fosse nato. Il libro Ti condurrò fuori dalla notte, che scrisse con maestria botanica, lo ambientò proprio a Piscinas, tra quelle dune scelte come luogo di protezione, silenzio, rifugio: la cura dell’anima».
© Riproduzione riservata