I laboriosi “tebaius” di Segariu


Trascorrono gli anni della grande crisi, che, specie in Italia, sembra non aver fine. La crisi, spesso seguita dalla ripresa, ha differenti dinamiche per ogni diversa realtà del territorio. Segariu in fattispecie, conosciuta oggi per la presenza della cava di calcare, la quale impiega circa 35 lavoratori, locali e non, con la sua attività estrattiva che fino a circa 10/15 anni fa, rappresentava la più diffusa fonte di reddito delle famiglie Segariesi. Cave che iniziarono la loro attività intorno agli anni ’60, con l’avvento della prima automazione meccanica, tutto supportato dal boom economico italiano. Prima dell’indotto estrattivo, in cosa erano occupati gli abitanti di Segariu? Premesso che la maggioranza della popolazione era dedita all’agricoltura e alla pastorizia, c’è stata una transizione in massa dei precedenti lavoratori dell’argilla, i laboriosi “tebaius” all’attuale impiego nella cava. L’impronta segariese, nel territorio circostante, era determinata dalla massiccia produzione di tegole e mattoncini di argilla, materia prima presente nel paese da sempre  grazie al passaggio del rio Lanessi, il quale rappresentava la principale fonte di approvvigionamento d’argilla, col suo ricco fango depositato nelle due rive del fiume. Nei primi anni cinquanta lavoravano alla produzione delle tegole circa 150 persone, distribuite in sei differenti forni (tre in località Bacquadroxiu, uno della cappellania Congia e altrettanti in Baregus e in Bau Forreddus), capaci di realizzare in un solo giorno migliaia di tegole, che venivano vendute sia nel mercato interno al paese sia in tutto il circondario, dal cagliaritano all’oristanese. Le fasi di produzione della tegola erano numerose: in primis veniva recuperata la materia prima dal letto del Rio Lanessi o da terreni argillosi. Il materiale veniva poi trasportato nell’area di lavorazione intorno al forno di riferimento, lì veniva fatta la pulizia del fango o della terra, essicati, con la setacciatura (cerridura) per rimuovere le impurità. La terra veniva poi portata in “sa fogaia” una sorta di fossa, dove aggiunta l’acqua e della paglia finissima, veniva impastata a piedi scalzi solitamente da due unità maschili detti “craccadoris”, fino al raggiungimento della consistenza e omogeneità desiderata. Il cumulo di fango veniva poi trasportato  nei pressi del tavolo di lavoro, “su banchitu” cosparso di un sottile strato di cenere o polvere al centro, la quantità necessaria per una tegola veniva depositata nell’attrezzo che dava omogeneità all’impasto in “su sestu” sopra il quale  veniva pressato e asportata la parte eccedente, da su sestu veniva poggiata nella forma (sa fromma) della tegola, nella quale lo scorrimento dello spago annesso (sa seda) permetteva all’argilla di staccarsi perfettamente da su sestu, il quale poi dava la forma definitiva alla tegola. Le forme venivano poi depositate a terra, a cura delle donne, le quali esponevano accuratamente al sole e al vento ad asciugare in “sa pratza”; durante la notte le tegole venivano messe dentro “sa barracca” al riparo dall’umido o da improvvise piogge. Al raggiungimento di circa un migliaio di tegole, uomini e donne traportavano le tegole all’interno de “su forru de sa teba”, acceso il fuoco alimentato con fieno, con la cura de “is coidoris”. L’ultima fase era gestita da “is carratoneris” , i quali gestivano l’acquisto dei manufatti, col trasporto attraverso carri a trazione animale, delle migliaia di tegole prodotte, destinate alla vendita nei paesi circostanti. Le giornate lavorative erano lunghissime, dalle 12 alle 16 ore. La popolazione residente era dedita per il 50percento a quest’attività, un numero altissimo per un paese di 1400 anime, considerato il fatto che in quegli anni i paesi circostanti erano fondati quasi interamente sull’ agro-pastorale. L’arte della produzione delle tegole era fortemente identitaria nel il paese a quei tempi, andata però a sfumare nel corso degli anni e in ogni caso mai svanita. La tegola di Segariu è stata valorizzata durante alcune manifestazioni negli anni tra il  2002 e il 2007 con l’evento denominato “Is Tebaius”. L’attuale amministrazione comunale, propensa alla valorizzazione delle caratteristiche storico culturali del territorio, ha in programma per il mese di luglio il “festival dell’argilla”, forte anche del finanziamento di 10 mila euro della fondazione Banco di Sardegna, che ha premiato i progetti più virtuosi.  La tegola segariese ha motivo di essere conosciuta, valorizzata e riscoperta, gli atti di compravendita delle tegole trovano riferimenti sulle tegole segariesi negli archivi delle chiese di zona, alcune delle quali datate anno 1400 domini, insomma le radici dell’arte de is tebaius è chiaro che spieghi concretamente la cantilena che da decenni rimbalza la frase “Segariu, po tèba”. Alex Lai

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