I nuraghi con i nomi di santi


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>Santa Maria, San Marco, San Pietro, Santa Sofia, San Lussorio, Sant’Anastasia. Nomi di chiese? No. Sono tutti nomi di nuraghi che si trovano nel territorio del Medio Campidano. Tanti nuraghi, domus de Janas, tombe dei giganti e pozzi sacri portano nomi di santi e, in qualche caso, ospitano croci che nulla hanno a che fare con ciò a cui credevano i nostri progenitori.

1 Com'è possibile che a costruzioni risalenti almeno al 4000 a.C.(alcuni studiosi datano l'edificazione addirittura al 9600 a. C.) siano stati imposti nomi di santi cristiani e croci? La diffusione del cristianesimo, in Sardegna, cominciò nel II secolo d.  C., quando i cristiani, proprio a causa della loro fede, venivano deportati nella malsana isola dei nuraghi per scontare la pena "ad metalla"( lavori forzati da espiare presso miniere). Nel 190 d.C. su ordine dell'imperatore Commodo i prigionieri vennero liberati e da quel momento in poi, il culto di Gesù iniziò a invadere gli spazi che fino ad allora erano appartenuti alla dea madre. Non fu un'impresa facile imporre la fede in Dio: le usanze pagane praticate da millenni, erano radicate profondamente nelle menti, nei cuori e nelle semplici azioni del vivere quotidiano dei sardi. I cristiani piano piano, usando spesso l'arma della paura, estirparono l'antico credo, s'impadronirono di rituali e luoghi e imposero nomi di santi a ciò che con i santi nulla aveva a che fare. Molta della scrittura figurata contenuta nelle domus de Janas, nelle antiche sorgenti, o nei pozzi sacri, venne cancellata a colpi di piccone: per loro, ciò che era stato realizzato dai sardi nuragici, era opera del demonio. In certi casi, sopra ciò che rimaneva degli antichi nuraghi edificarono delle chiese, nascondendo agli occhi del mondo la storia di un grande popolo.

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Anche la chiesa campestre di Santa Maria a Serramanna, costruita la prima volta intorno al 1089, nacque così: i resti del nuraghe su cui venne eretta, (e che probabilmente fornì il materiale per la costruzione) rimasero nascosti e dimenticati fino 1843, quando, durante i lavori per la realizzazione della sagrestia, tornarono alla luce.

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Nessuno a Serramanna ha mai visto il “Nuraghe Santa Maria”: giace sotto il pavimento della chiesa, nascosto agli occhi di tutti, inglobato suo malgrado a quel culto che, imponendosi con prepotenza, portò via ai sardi la loro identità facendogliela dimenticare. Francesca Murgia

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