25 aprile 1945. 80 anni fa la liberazione dell’Italia dal nazifascismo
di Dario Frau
1945-2025. Sono passati ottant’anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo; un anniversario che ricorda la lotta e l’eroismo di tanti cittadini italiani che diedero anche la vita per questo ideale. Il 25 aprile 1945, rappresenta una data fondamentale nella storia della nostra Repubblica. Significò, infatti, per il nostro Paese, l'affermazione della democrazia e della Libertà. Furono i partigiani, uomini e donne appartenenti ad ogni parte politica, economica e religiosa, i protagonisti di questa lotta di liberazione. Tra questi vi erano anche i soldati, che dopo l’Armistizio dell’8 settembre, sbandati e alla mercé degli occupanti tedeschi preferirono diventare partigiani, che far parte della Repubblica di Salò, un regime collaborazionista con la Germania nazista. Il territorio comprendeva l’Italia settentrionale e centrale e parzialmente, la Venezia Tridentina, il Cadore, il Friuli e Venezia Giulia sottoposti all'amministrazione territoriale della Germania nazista. Nella Venezia Giulia, oggi territorio Sloveno, operarono anche partigiani della nostra isola. Il numero di combattenti sardi (secondo i dati della commissione regionale Triveneta per il riconoscimento delle qualifiche di partigiano) si attesta intorno alle 200/220 unità circa. Lontani dalla propria terra, allo sbando dopo l'8 settembre, per i propri ideali o per sfuggire all'arruolamento coatto, numerosi si erano uniti alle formazioni in lotta contro l'occupante tedesco. È in questo contesto che operarono e caddero in combattimento, nel mese di aprile del 1945, i partigiani pabillonesi Battista Cherchi e Antonio Serpi. Pochi, in paese, hanno notizie/ricordi di questi due soldati/partigiani, neppure i parenti, dopo tanti anni, conoscono (tutte) le loro vicissitudini. Da una ricerca storica con documenti d’archivio militare e comunale, è stato possibile ricostruire, seppur parzialmente, la loro figura di soldati e di partigiani. Un’opera di ricostruzione per rendere memoria a questi ragazzi la cui vita ha assunto, per la scelta di “stare dalla parte giusta” o per un gesto generoso, un alto valore simbolico e di esempio che con quella scelta hanno contribuito a scrivere la “Storia”. Il 25 Aprile vuole essere pertanto, il riconoscimento della loro morte eroica e del sacrificio per la Patria. Battista Cherchi figlio di Giovanni e di Rosa Melis, era nato a Pabillonis il 7 agosto 1917 e deceduto il 1° aprile 1945, all’età di 28 anni. Nella famiglia Cherchi, oltre a Battista vi erano anche Antonio (Antonicu), Franceschino, Tigellia, Giuseppino e Attilio. [caption id="attachment_134201" align="alignleft" width="469"]
Battista Cherchi[/caption]
La sua attività lavorativa, da ragazzo, veniva svolta, principalmente, come bracciante agricolo presso la famiglia Cherchi/Cirronis, con la quale ebbe, per un certo periodo, una corrispondenza epistolare durante la guerra, dove in certi passi scriveva in sardo per sfuggire la censura militare. Un anno dopo la visita di Leva, il 30 marzo 1939, Battista Cherchi viene chiamato alle armi nella 151^ Fanteria della Brigata Sassari, con sede a Trieste, impiegata sul fronte jugoslavo, dall’aprile 1941, dove il sassarino vi partecipa come mitragliere fino all’8 settembre 1943. Dopo l’armistizio, tra lo sbandamento e il disorientamento generale dei combattenti, Battista, come risulta dal foglio matricolare, è ancora “considerato in servizio dal 9 settembre 1943 al 15 giugno 1944”, poi sceglie di non far parte della Repubblica di Salò e dal 16 giugno 1944, figura come partigiano nella Divisione Garibaldi Natisone, e nel Corpo Volontari Divisione Friuli per combattere contro i nazifascisti che occupavano la zona italo-jugoslava. Con la divisione partigiana, Battista partecipa a diverse azioni militari, ma in una di queste, il 1° aprile del 1945, a Predmeja, fu ucciso in combattimento, come venne comunicato, il 24 settembre 1945, dall’Ufficio Patrioti di Trieste, alla famiglia, tramite il comune. Il decesso fu poi ufficializzato dal certificato di morte inviato l’11 febbraio 1946, al sindaco Genesio Espis. La morte di Battista Cherchi, “partigiano garibaldino nome di battaglia Buzzo, della Brigata Buozzi B.tg Minuissi” fu attestata “in base ad avvenimenti diretti e oculari, dal cappellano, don Giulio, del Corpo volontari della Libertà Raggruppamento Divisioni Garibaldine del Friuli” che riferì anche che “la salma è stata sepolta in località Predmeja comune di (Ajdovščina) Circhina (Slovenia)”. Il certificato venne firmato dal Commissario politico Marini V. (Banfi) e dal comandante Fantini M. (Sasso) della divisone, che dichiararono “la morte di cui al presente atto, è avvenuta nelle circostanze manifestate per causa della Liberazione Nazionale. “Morte al fascismo. Libertà ai Popoli”. Un altro documento relativo a Battista Cherchi, è la scheda dell’Anpi Trieste, che conferma “la morte in combattimento nella zona di Predmeja/Premeia, nella valle del Vipacco/Vipava, a nord della città di Ajdovščina/Aidussina, oggi in Slovenia, dove nella zona ci sono alcune fosse comuni di partigiani”. Il riconoscimento della qualifica di partigiano arriva anche dalla Commissione Triveneta nella scheda, datata 11 agosto 1946.
Antonio Serpi era nato a Pabillonis il 1° dicembre 1924, da Glicerio e Massimina Ruggeri che avevano altri quattro figli: Remigio, Gilberto, Dino e Giannetto.
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Antonio Serpi[/caption]
Il 18 gennaio 1943 fu chiamato alla visita di leva a Cagliari e arruolato come “aviere”. Due mesi dopo, è chiamato all’aeroporto militare di Decimomannu e il 31 marzo, nel corso di un attacco di aerei nemici, inglesi e americani, venne colpito da una scheggia alla gamba sinistra. Ristabilitosi alcuni mesi dopo, il 6 luglio, l’aviere si presenta al Centro affluenza di San Gavino Monreale” e il giorno seguente, raggiunge il Centro di Centocelle Sud, a Roma, per essere assegnato, in forza effettivo, all’aeroporto di Firenze e in aggregazione al Deposito del 128 Reggimento Fanteria Firenze dove arriva il 9 luglio e rimane effettivo fino agli eventi bellici dell’8 settembre 1943”. Questa data, che pone fine all’alleanza dell’Italia con la Germania di Hitler, è drammatica per i soldati italiani. Molti dei militari risultano sbandati e tra finire catturati e deportati nei campi di internamento, in Germania oppure obbligati a far parte della repubblica fascista di Salò, scelsero di passare nelle fila dei partigiani e combattere contro i nazifascisti. Era stata questa “la scelta” fatta anche da Antonio Serpi, che appena diciannovenne, dal 1° maggio 1944 al 12 aprile 1945, fece parte, come partigiano, nel Ragg. Divisione Garibaldine del Friuli (Natisone) che contava al suo interno, anche “un centinaio di combattenti sardi, la gran parte giovani militari sbandati, mobilitati dalla Repubblica di Salò che avevano disertato le file del battaglione dislocato a Opicina, vicino Trieste”. La famiglia Serpi dall’8 settembre ‘43, non aveva avuto più notizie del loro congiunto e dopo la fine della guerra, aprile 1945, è il padre Glicerio a chiedere notizie al Comando Aeronautica della Sardegna ufficio Caduti e Dispersi. Il 27 settembre 1945, l’Associazione Nazionale Patrioti Comitato provinciale di Udine, invia al comune di Pabillonis, “un atto di dispersione”, ma è il 26 giugno 1946, che il “Corpo Volontari della Libertà Raggruppamento Divisioni Garibaldine del Friuli, Comando Divisione Garibaldi Natisone”, con la firma dei Commissario Politico Fantini Mario (Sasso) e il comandante Marini Vincenzo (Banfi), a rilasciare una dichiarazione sulla sorte di Antonio Serpi, “in data odierna viene dichiarato disperso il partigiano garibaldino Serpi Antonio nome di battaglia “Fumo” appartenente alla Brigata Gramsci, nelle seguenti circostanze: in un'offensiva nemica nella zona di Pecina (Circhina) (Slovenia), forse ferito e a causa la sua debole costituzione fisica, e durante il ripiegamento del reparto, non riusciva a tenersi in collegamento con lo stesso, e da allora nulla si seppe circa la sua sorte. Si presume sia stato fatto prigioniero dal nemico”. Furono queste le ultime notizie sulla vita del giovane partigiano pabillonese scomparso all’età di 20 anni, che come scrisse il padre Glicerio, nel 1947, rivolgendosi al Governo: “ha dato alla Patria sé stesso”. Del suo sacrificio per il Paese, non rimane che il suo nome nell’“Elenco della A.M. deceduti per causa di servizio-partigiano iscritti Ad Honorem al fronte della Resistenza”, per il resto è oblio e dimenticanza !
Dai documenti verificati non è stato possibile sapere se i due compaesani Battista e Antonio, che combatterono nello stesso territorio, appartenenti alla stessa Divisione e sotto gli stessi comandanti, si siamo mai incontrati; un fatto, però, li accomuna: la sfortuna di morire entrambi a meno di 20 giorni della fine della guerra.
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