Quali gli obiettivi per il futuro?
«La nostra mission è vedere sempre più persone con una coppetta Pausa Loca mangiare il gelato felici. L’idea è anche quella con sistemi di franchising inserendo il nostro marchio all’interno di altre realtà. Sono passati nove anni, la clientela è cresciuta e fedele, soprattutto la mattina. Questo significa che ci siamo identificati soprattutto sull’offerta di colazioni e pasti veloci».
Difficoltà?
«Tante, tantissime. Ogni giorno bisogna fare i conti non solo con la necessità di svolgere il proprio lavoro con competenza, ma occorre sempre aggiornarsi e studiare il mercato cercando nuove idee per conquistare la clientela. Un lavoro che richiede attenzione ad ogni dettaglio e in più c’è tutta un’altra mole di attività che richiede tempo energie, dalla contabilità alle autorizzazioni, insomma tanta burocrazia che non è un impegno così marginale, tutt’altro. E poi ci sono le scelte, a volte sbagliate che gravano sulle spalle e si pagano a caro prezzo ma ci sono anche quelle che ti restituiscono gioia e soddisfazione».
Com’è la clientela di Pausa Loca?
« Speciale, fatta di tanti amici che ci hanno scelto tanti anni fa e di altri che si aggiungono. Ci sono lavoratori, mamme, bambini, giovanissimi, passanti, gruppi che si incontrano da noi davanti ad un drink o uno snack».
Quali sono i gusti di gelato più richiesti?
«Sicuramente Pino Pinguino, il nostro gusto di punta a base di cioccolato bianco e una farcitura al gusto di Nutella».
Quanto è importante lo staff?
«È il nostro vero valore aggiunto. I nostri collaboratori ogni giorno giocano con dedizione e impegno assieme a noi questa grande partita. Negli anni ho delegato a loro diverse mansioni liberando tempo per progettare e studiare innovazioni indispensabili per la crescita dell’azienda».
Con impegno vi siete ritagliati un posto nel mercato. Cosa consigliereste ai giovani con la valigia in mano? «Non è facile dare consigli per me che mi sento sempre sui banchi di scuola, però di certo, consiglierei di aprire gli occhi perché c’è tanto, tantissimo da fare. Bisogna studiare, viaggiare, formarsi, conoscere altre realtà ed essere pronti a cambiare e a rischiare. Il successo non è dato solo da tanti soldi ma anche dalla soddisfazione di aver creato qualcosa con le proprie mani da zero e di farla funzionare e crescere».
Il vostro punto d’orgoglio?
« Essere arrivati sin qui, non esserci mai arresi di fronte ai problemi. Essere uniti e guardare con fiducia il domani, perché l’ottimismo, si sa, è contagioso. Non si è fatto mai niente di grande senza entusiasmo».
Stefania Pusceddu
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