Il Giro d'Italia in Sardegna


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>Che quest'anno la Sardegna abbia attraversato un piccolo “boom” turistico possono testimoniarlo gli incauti che hanno aspettato l'ultimo momento per prenotare, a metà settembre, una cabina di una qualche nave , che li riportasse, neri di sole e con ancora in bocca il sapore del mirto, nell'europeo continente. Semplicemente non ce ne erano, né da porto Torres né da Olbia. Sold out, tutto venduto. Sprizza felicità l'assessore al turismo regionale Francesco Morandi, troppo intelligente per accreditarne tutto il merito alle politiche messe in atto dal suo ministero, tocca, hainoi, dover dire grazie alle cento guerre e alle cento bombe che da Tunisi a Istanbul, passando ovviamente da Damasco e Bagdad dopo aver riverberato la costa azzurra e Parigi, hanno spinto quest'anno il turismo di massa verso lidi “sicuri”. Scambiamo qualche riflessione a Milano, in una sede che più meneghina non si può, al “Corriere della sera”: 14 di settembre c'è la presentazione ufficiale delle prime tre tappe del Giro d'Italia numero 100: si parte il 5 maggio da Alghero e, dopo 203 chilometri di sali e scendi, passando da Sassari e Santa Teresa di Gallura si arriva ad Olbia, a venti chilometri dall'arrivo se qualche “finesseur” vorrà provarci ottima opportunità la salita di San Pantaleo, solo 5 chilometri ma tre con pendenze intorno all'8%. L'indomani altri 208 chilometri “mossi” per arrivare a Tortolì passando da Nuoro. La terza tappa di 148 che segue l'orientale sarda, gira per Villasimius e porta la carovana ad una volata di gruppo a Cagliari (dico io). Quale maggior occasione per spalmare finalmente la stagione turistica a dei mesi che non si riducano ai sempiterni estivi che sappiamo. Quale migliore occasione per Morandi di sottolineare che la giunta di cui fa parte ha stanziato ben 14 milioni di euro per fare della Sardegna meta principale del cicloturismo europeo. A fine investimento, dice lui,  saranno 2700 i chilometri di piste ciclabili che si potranno percorrere, portandosi appresso un indotto fatto di bed and breakfast, ristoranti tipici, alberghi.

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È una scommessa che può pagare, il turismo “dolce”, quello targato “slow food”, che ti permette di godere il paesaggio che attraversi, senza tema di mettere sotto le ruote né cervi né cinghiali:il prosciutto di questi ultimi con pane di grano Cappelli, una fetta di pecorino, qualche oliva, un bicchiere di cannonau e sei di nuovo pronto per pedalare tra i ginepri che non riescono a nascondere nuraghi dirupi, greggi abbandonate a cani da guardia di grande professionalità, fino a giungere in spiagge le cui sabbie hanno ancora memoria della prua della nave greca di Aristeo che, a sentire lo scrittore latino Gaio Lucio Solino, fondò Caralis nel XV secolo a.C. Figlio di Apolllo e della ninfa Cirene riappacificò le tribù sarde in lotta fra loro mostrando loro le virtù della caccia e dell'agricoltura. È così che i sardi sanno vivere fino a cent'anni, perlomeno è quello che l'assessore vuol far credere ai futuri turisti, qui da noi, novella Sangri-La, anche loro avranno il privilegio di abbeverarsi di una fontana che conosce i misteri dell'immortalità: a nome Sardegna. La Sardegna che si rimira in un video che la mostra nelle sue tante bellezze paesaggistiche e culturali (endless island il titolo: isola senza fine), un volo di falco che dall'alto si tuffa dai graniti e dai calcari del Gennargentu per lambire le acque color del lapislazzulo trasparenti di cristallo che la bagnano, le maschere del carnevale, la corsa alla stella sui cavalli infiorati di ghirlande. La sala del “Corriere” e della “Gazzetta dello sport” strapiena di tutti i giornalisti sportivi che contano, di televisione e carta stampata, il direttore del “Corriere” Luciano Fontana seduto in prima fila . Sul palco della presidenza tra Mauro Vegni, patron del “Giro” e l'assessore Morandi, il più grande ciclista che l'isola abbia mai partorito: Fabio Aru. Da Villacidro, per l'occasione sono venuti anche mamma e papà. Sei anni che non corro in casa, dice Fabio, naturalmente orgoglioso che il giro del centenario parta da Alghero, ancora non sa quale sia il calendario che la sua squadra ha in mente per lui l'anno prossimo. Di certo non correrà più nella medesima di Nibali, con cui ha condiviso un'indimenticabile esperienza olimpica. Delle tre tappe sarde sottolinea le difficoltà, il vento per la prima e anche il chilometraggio elevato, la ruggine che opprime le gambe dei “girini” all'inizio di ogni grande corsa. Facile pronosticare le strade di Sardegna letteralmente sommerse dalle bandiere dei quattro mori, qualora fosse presente al giro, facile prevedere dopo lo striscione dell'arrivo di Cagliari l'abbraccio di tutta la gente di Villacidro, donne bambini e vecchi compresi. A proposito di vecchi, un altro video mostra un tifoso d'eccezione: Giulio Podda di San Sperate, centotre anni ben portati, ogni mattina otto chilometri di bicicletta tra spesa e giornali da comperare, “tziu” Giuliu ha ricordo dei campioni che si chiamavano Guerra e Girardengo e del tempo che la bici gli serviva per andare al lavoro alle saline di Macchiareddu, calca tuttora i palcoscenici dove vengono messe in scena commedie recitate in sardo, ammette, bontà sua, che qualche volta si scorda una battuta. Prende quasi più applausi di Giorgia Palmas (vediamo di non esagerare), farà la “madrina” del giro, qui in un abitino nero che sale sino al collo, due file di bottoni grandi sul lato della gonna di lunghezza non esagerata, chè debbono svettare le gambe da fenicottero sui tacchi questi sì esagerati. Quando passa mi agisce da calamita, rigorosamente imitato da ogni maschio presente nel giro di dieci metri. Decisamente troppo carina, sul web impazzano di già le sue foto con la maglia rosa regolamentare. A cornice della festa in cui la Sardegna la fa da padrona altri due atleti “sardi di complemento”: Giacomo De Vecchi della magica Dinamo Sassari (col presidente Stefano Sardara) e il portiere del Cagliari calcio, neo promossi nella massima divisione, Marco Storari (col presidente Giulini), nei giorni del giro sardo saranno ambedue impegnati, l'uno a riempire di canestri Varese, l'altro a salvarsi dalle pallonate di quelli di Napoli, promettono comunque di fare l'impossibile per esserci e tifare per Aru, e ci mancherebbe! Mauro Vegni che cura lo sport per la RCS e il ciclismo in particolare da un'idea di quanto mediaticamente valga il Giro d'Italia, l'anno scorso sono stati in 12 milioni che hanno seguito le tappe e 2.000 i giornalisti accreditati al seguito.

6Ogni tappa in diretta sulle reti Rai, un'occasione pubblicitaria per i luoghi attraversati dalla carovana del giro assolutamente straordinaria. E che il Giro d'Italia debba sempre più assomigliare, in termini di fatturato, di ritorno in pubblicità, al più blasonato Tour de France, lo dice Urbano Cairo. Arriva del tutto inaspettato, ma lui qui è il vero padrone di casa e subito si prende la platea, gli è riuscita da poco un'operazione finanziaria in cui pochi credevano, del resto aveva di fronte le “vecchie volpi” della finanza italiana, i Bonomi e i Della Valle, ma è riuscito a convincere i piccoli azionisti che il suo piano industriale avrebbe rimesso in pari i conti del vecchio “Corriere”, orfano recente della famiglia Agnelli che dalle cose italiane sempre più sembra voler prendere le distanze. Reduce comunque dall'aver portato in nero i conti della “Sette”, facendone una televisione altra dal gruppone Mediaset, da cui per altro lui proviene. Presidente del Torino calcio, si dice grande tifoso di ciclismo da sempre (Gimondi il suo campione), fa fare un salto sulla sedia a Fabio quando, papale papale, dichiara che oramai i ciclisti ( i più forti ovviamente) costano come i calciatori. Attorno al campione Aru i giornalisti si gettano come orsi su di un favo di miele amaro. I vari Bartoletti accendono fari e telecamere, ogni tifoso vuole un “selfie” con lui. In giacca e cravatta scura ( ma con i jeans) si fa quasi fatica a riconoscerlo, abituati come siamo a vederlo in televisione con casco e calzoncini corti, in una delle innumerevoli volte che ha saputo spingere sui pedali, specie quando la strada si impenna, ed è riuscito a staccare gli avversari. Terzo assoluto nel 2014 e secondo nel 2015 al Giro d'Italia, primo alla Vuelta Espagna. Un Tour de France con alti e bassi nel 2016. Primo ciclista sardo ad aver indossato la maglia rosa. E' di una disarmante disponibilità, per tutti una stretta di mano ed un sorriso, che si allarga di più quando gli dico che anche io vengo dal suo Campidano, già terra di grano e di vitigni, e ora grazie a lui anche di grandi corridori di bicicletta. Su “Wikipedia” leggo che è soprannominato “Il cavaliere dei Quattro Mori”.

Sergio Portas

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