Il nodo irrisolto di chi decide per la Sardegna


Una raccolta di documenti dalla relazione di Gonario Pinna al congresso del Partito Sardo d’Azione del 1922 fino allo Statuto Speciale vigente

“Chi decide per la Sardegna?” non uno slogan e nemmeno una suggestione identitaria. Una domanda politica precisa, che attraversa la storia dell’isola almeno dal 1793 e che oggi torna dentro un contesto mutato, ma ancora segnato dalla distanza tra i luoghi della decisione e quelli delle conseguenze.

È qui che si inserisce Tramas de Soberania, testo curato da Danilo Lampis ed Enrico Lobina, edito dalla Fondazione Sardinia (consultabile nel sito internet della Fondazione) e presentato il 27 aprile scorso a Cagliari. Un appuntamento nell’ambito delle riflessioni legate a Sa Die de sa Sardigna, che riapre un nodo politico mai risolto.

Danilo LampisIl volume non è un saggio nel senso tradizionale, ma una raccolta ragionata di 22 documenti che coprono un arco temporale ampio, dalla relazione di Gonario Pinna al congresso del Partito Sardo d’Azione del 1922 fino allo Statuto Speciale vigente. In mezzo, passaggi fondamentali dell’elaborazione autonomista e sardista, come la “Questione Sarda” di Pietrino Soddu e la Carta dei Federalisti Sardi di Mario Melis. Ne emerge una stratificazione di pensiero che consente di leggere il presente dentro una continuità storica.

Le “Cinque domande”, riproposte anche il 28 aprile in Consiglio Regionale, non sono un esercizio retorico ma un tentativo di riportare il tema dei poteri su un piano concreto: la posizione della Sardegna nel Mediterraneo; la crisi demografica; un modello di sviluppo ancora segnato da servitù militari, energetiche e industriali; il rapporto tra identità e innovazione, dentro una trasformazione tecnologica che può accentuare dipendenze o aprire spazi di autonomia; infine, l’assetto istituzionale.

 

Enrico LobinaLa domanda che le attraversa tutte è una sola: chi decide per la Sardegna? È su questo punto che il ragionamento incrocia lo Statuto Speciale, non come riferimento simbolico ma come architettura concreta dei poteri. Lo Statuto vigente, pur riconoscendo spazi di autonomia, si è rivelato insufficiente a garantire una reale capacità di indirizzo nei settori strategici, anche per l’assenza di una pratica politica capace di utilizzarne fino in fondo gli strumenti.

Da qui la proposta di avviare un percorso costituente, fino all’ipotesi di un’Assemblea Costituente sarda. Una proposta che si colloca fuori dall’ordinamento vigente, ma che proprio per questo evidenzia l’assenza di strumenti adeguati a consentire al popolo sardo di esprimersi direttamente sul proprio assetto istituzionale. La stagione autonomistica appare in questo senso esaurita. Non perché l’autonomia sia un tema superato, ma perché la sua attuazione si è fermata a un livello che non incide realmente sui processi decisionali. In questo quadro, Tramas de Soberania ricostruisce le condizioni per riportare al centro la questione dei poteri. Il contesto è cambiato, ma il problema di fondo resta. La Sardegna può continuare a subire decisioni prese altrove, oppure provare a diventare un luogo che decide per sé.

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