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>Da un sondaggio online che ha preceduto le scorse elezioni amministrative, è emerso come i cittadini villamaresi lamentassero del fatto che le diverse amministrazioni comunali succedutesi negli anni non avessero mai scommesso abbastanza sulle bellezze del territorio e l’arte locale in generale, permettendo quindi alla comunità di ritagliarsi un piccolo spazio (anche) in chiave turististica. Un esempio di scarsa attenzione verso quest’aspetto è dato dal retablo di Pietro Cavaro, vero e proprio gioello artistico di pittura che attualmente si trova sull’altare della chiesa di San Giovanni Battista. «Negli ultimi tre mesi - fa sapere Antonio Sanna, scultore, pittore ed esperto di storia villamarese e non solo - sono arrivati circa cinquecento visitatori nel paese per ammirare quest’opera. Poiché ne conosco bene la storia e le sue peculiarità, mi sono occupato di far da guida ai turisti in maniera del tutto volontaria. Al di là del mio impegno che porto avanti sempre con molto piacere, ritengo tuttavia che, data l’importanza che riveste il nostro retablo, sia necessaria una programmazione che contempli per lo meno l’apertura programmata della chiesa in determinati orari e la presenza di una guida. Le visite si sono potute realizzare solo ed esclusivamente grazie alla disponibilità mostrata da don Ennio Matta nell’aprire la chiesa; credo si faccia troppo poco per un’opera che meriterebbe senz’altro maggiore attenzione». Il retablo, di stile classico, fu realizzato dal pittore cagliaritano Pietro Cavaro durante i primi anni del XVI secolo, sotto commissione dell’allora feudatario Salvatore Aymerich che volle fortemente la sua realizzazione in segno di ringraziamento per essere riuscito, dopo tanto tempo, ad avere un erede seppur non con la propria moglie. Il dipinto di Cavaro rappresentò l’altare della chiesa villamarese sino agli inizi del 1700 quando, in pieno periodo barocco, venne spostato per far posto ad un altare tutto nuovo in marmo. L’opera venne posta nella parete terminale della chiesa per volere della famiglia Murgia e di alcuni nobili dell’epoca preservandola da un suo abbandono come invece avvenne ad altri retabli storici presenti in altri paesi del circondario che, a causa della scarsa cura nella loro conservazione, andarono completamente distrutti. Successe poi che, nel 1990, grazie all’allora parroco Sergio Manunza, l’opera venne ristrutturata e ricollocata nella sua posizione originaria riassumendo quindi la sua funzione originaria di altare. «Durante il restauro - conclude Antonio Sanna - la Sovraintendenza ai Beni Culturali mise in risalto il fatto che l’opera fosse di notevole valore e certamente meritevole di essere esposta in musei di una certa rilevanza; nonostante ciò, in tutti questi anni, non gli si è data l’importanza che avrebbe invece meritato. Il retablo di Ardara, tanto per citare un’opera simile, ha contato nell’ultimo anno ben 19 mila visitatori, numeri ben lontani da quelli che riesce a fare il nostro “gioiello”».
Per capire se si voglia provare a invertire questo trend, abbiamo chiesto al vice sindaco Luisa Pittau se la nuova amministrazione comunale abbia, fra i suoi intenti, quello di dare maggiore attenzione al retablo di Petro Cavaro. «Nei nostri programmi elettorali - commenta Pittau - abbiamo posto l’aspetto della valorizzazione dei nostri beni come uno dei principali obiettivi strategici. Riteniamo che il fulcro di attrazione turistica principale debba essere la necropoli punica e, intorno ad essa, creare una sorta di percorso turistico dove anche il retablo di Pietro Cavaro possa trovare un ruolo strategico importante. Ci siamo insediati da poco più di un mese, non abbiamo ancora avuto il tempo di avviare concretamente nessuno dei nostri progetti più importanti. Ci tengo tuttavia a far sapere che è nostra intenzione lavorare affinché i nostri beni abbiano i riconoscimenti che, giustamente, meritano».
Simone Muscas© Riproduzione riservata