Il riso amaro della sanità sarda


Intervento di Stefano Sanna, medico dirigente dell’Asl del Medio Campidano in pensione

 di Mauro Serra Dopo quarant’anni di servizio, Stefano Sanna, medico dirigente dell’Asl del Medio Campidano, è andato in pensione. Gran parte della sua attività medica l’ha svolta nell’ospedale “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino Monreale. Apprezzato dai pazienti e dai colleghi per la sua esperienza e capacità professionale si è sempre distinto per la sua umanità verso chi soffre. Indicativa la sua riflessione sulle condizioni della sanità sarda. «Vicenda esemplare e purtroppo così amara da dissuadere dalla facile ironia», afferma Stefano Sanna, «Vengono ora al pettine tutti i nodi accumulati negli ultimi 25- 30 anni di cattiva gestione della Sanità pubblica regionale. Ci sono responsabilità per molti, nemmeno gli operatori sanitari e perfino gli utenti finali sono esenti da colpe, ma il ruolo determinante lo ha certamente svolto la politica, che ha utilizzato con lucida spregiudicatezza questo settore nel quale è in gioco buona parte del bilancio regionale per consolidare un sistema di potere trasversale, che, in modo differente, interessa tutti i partiti». [caption id="attachment_117733" align="alignleft" width="447"] Stefano Sanna[/caption] «Né sono estranei gli amministratori locali», aggiunge il medico, «il cui orizzonte visivo si ferma poco lontano dal loro naso. Sembrava un banchetto infinito, inesauribile, nel quale qualsiasi spreco potesse essere tollerabile. Ora ci troviamo coi cocci in mano, eppure ancora non si sente nessuna voce autorevole che indichi la strada da affrontare, che misurandosi con le ristrettezze delle risorse economiche e professionali riesca a risalire la china. I prezzi attualmente pagati dai cittadini sono devastanti: completamente saltato il controllo della medicina del territorio, pressoché fermi alcuni dei piani di screening (colon retto in particolare), impossibile accesso tempestivo alle prestazioni diagnostiche e specialistiche ambulatoriali, gli ospedali che quotidianamente chiudono servizi essenziali quali chirurgie e pronto soccorso. Una minima parte di questa richiesta inevasa sostiene la medicina privata, che certamente prospera, ma non ha nessun interesse a coprire le lacune nei settori poco remunerativi». «Insomma un salto indietro di 25 anni», conclude Stefano Sanna, «Difficile per me, che ho dedicato oltre 40 di professione alla crescita del nostro Sistema Sanitario Nazionale, e che ho conosciuto momenti di grande soddisfazione professionale, vedermi ora in pensione impossibilitato a dare una mano e pertanto del tutto inutile alla mia comunità. Ancora peggio, se possibile, sentire voci autorevoli provenienti dall'assessorato, che con spregiudicata consapevolezza, come gerarchi nazisti poco prima della disfatta, millanta una situazione rosea e idilliaca e arrivano perfino ad intimidire con minacce inaccettabili quei cittadini che osano dire che l'imperatore è nudo. Pensiamoci tutti, e pensiamoci bene, visto che a breve saremo chiamati a rinnovare i nostri rappresentati in Consiglio Regionale. Guardiamo nel passato e potremmo vedere che qualcuno più di altri ha tentato la via della riforma organica del sistema, riuscendoci solo molto parzialmente proprio per le resistenze di una società ancora immatura. Ripartiamo, per favore, da quelle esperienze».

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