“Il vento della memoria semina giustizia”, questa la frase che ha guidato quest’anno il XXX anniversario della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, svoltasi a Trapani il 21 marzo. Una frase che ha bisogno di qualche momento di riflessione per i contenuti veicolati e per la visione del mondo reale nel quale viviamo. A Trapani si sono trovati in 50 mila. C’erano i rappresentanti dei 20 coordinamenti regionali, gli 84 provinciali, i membri dei 303 presidi locali e i rappresentanti di uomini e donne di associazioni che si ispirano a Libera nei 35 Paesi d'Europa, Africa e America Latina. Migliaia di studenti, provenienti da tutta Italia, le istituzioni: laprefetta di Trapani Daniela Lupo, il presidente della Commissione Antimafia regionale Antonello Cracolici, l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’Anci Sicilia, alcuni politici come Elly Schlein segretaria del P.D., i vescovi Pietro Maria Fragnelli (Trapani), Angelo Giurdanella (Mazara del Vallo), Alessandro Damiano (Agrigento) e Gualtiero Federico Isacchi (Monreale). La Cgil, Cisl, Uil, con i lavoratori e i pensionati, l’Anpi, la Cia, l’Azione Cattolica, gli Scout e decine di comitati locali che si battono per la legalità. Il presidente Mattarella ha inviato un suo messaggio e anche Giorgia Meloni lo ha fatto. A guidare il corteo lungo fino a piazza Vittorio Emanuele sono stati loro, i parenti delle vittime, oltre 500 arrivati da tutta Italia e una bandiera della pace seguita dai sindaci con la fascia tricolore, un gesto simbolico che ha voluto sottolineare il ruolo delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata. La lettura dei nomi delle vittime di tutte le mafie è stato uno dei momenti più significativi. È stato il momento nel quale si è ricordato che erano circa 300 i nomi delle vittime innocenti letti in piazza del Campidoglio il 21 marzo 1996, durante la “I Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Dopo trent'anni, l’elenco letto dal palco di Trapani conta 1101 nomi.
Ma chi ha fatto da faro e indicato ancora la rotta sono state le lucide riflessioni di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Dal palco di piazza Vittorio Emanuele, nel suo intervento durato poco più di un’ora, ha ribadito con chiarezza e tenacia alcuni messaggi precisi non equivocabili quando ha ricordato che il 21 marzo: “E’ la giornata della memoria e dell’impegno proprio per lottare contro la retorica della memoria. Una memoria vera deve diventare responsabilità, tutti i giorni. Non basta ricordare, bisogna agire. Non dobbiamo dimenticare che l’80% dei familiari non conosce la verità, sulle morti dei propri congiunti o ne conosce solo una parte. Eppure le verità passeggiano per le vie della nostra città, c’è chi ha visto, c’è chi sa. Lanciamo un appello: parlate! Senza verità - ha ammonito - non si può costruire giustizia e la verità non può andare in prescrizione".
Ha denunciato ingiustizie e dato speranza, ha invitato a dire: "No a un mondo che abbandona l'umanità più fragile, dai detenuti ai migranti". Un grazie alle Ong perché “salvano vite umane e non si può punire chi salva una vita”. Ha fatto anche riferimento al Manifesto di Ventotene, sul quale in questi giorni si è sollevato un polverone “Lì è nata la nostra Europa, l’Europa della democrazia”. Alla piazza di Trapani e non solo, ha ricordato che è necessario prendersi cura dei giovani, soprattutto quelli che lasciano l’Italia per realizzare sé stessi in altri paesi, “vanno a cercare un lavoro fuori dall’Italia, dobbiamo far qualcosa, vi prego, per farli restare per far diventare l’Italia un Paese per giovani. A parole affidiamo loro le nostre speranze per il futuro, ma nei fatti togliamo risorse all’istruzione, alla ricerca, all’università, togliamo garanzie di lavoro, che spesso è precario, neghiamo loro il diritto all’abitare. Non bastano investimenti occasionali, chiediamo alla politica il più grande investimento della storia per i giovani”.
Ha anche invitato ad andare a votare per i referendum di giugno perché nuove leggi renderebbero più sicura la condizione di molti lavoratori. L’anno passato sono stati circa 1000 i caduti sul lavoro, troppi. Inoltre c’è la necessità di ridurre i tempi per l’acquisizione della cittadinanza italiana. Un accenno anche alla libertà di stampa quando ha sostenuto “l’importanza di un’informazione libera e indipendente, che va difesa dalle leggi bavaglio”. Ha ringraziato il presidente Sergio Mattarella, “il nostro faro, il nostro punto fermo”. Poi è tornato al tema della memoria, quella viva, attiva e stimolante, quella che agisce oggi “non è una giornata della memoria qualunque, è una memoria viva che deve tradursi tutti i giorni in responsabilità e impegno se no diventa retorica della memoria e noi non possiamo permetterlo”. E ha aggiunto: “Ho paura dell’enfasi che si fa sulla legalità nel nostro Paese anche perché ci si è dimenticati che la legalità è lo strumento e il mezzo che si usa per raggiungere la giustizia. Ben vengano le leggi ma devono essere leggi che includono. Abbiamo bisogno che la politica faccia leggi giuste per il bene e l’interesse di tutti”. E a questo proposito ha sottolineato che: “Ci sono leggi che non aiutano la lotta alla mafia. Non c’è legalità senza uguaglianza”. In un altro passaggio, è sceso nello specifico accennando al tentativo di smantellare quelle leggi che tendono a “individuare i ‘reati spia’ della presenza mafiosa: l’abrogazione dell’abuso di ufficio, il depotenziamento del reato di traffico di influenze illecite la liberalizzazione del sistema degli appalti, con l’indebolimento degli strumenti a disposizione dell’Anac e della Corte dei Conti”.
Questi alcuni aspetti dell’analisi che don Ciotti ha voluto fare a Trapani. Un messaggio agli italiani, quelli ricchi di risorse, amanti della giustizia che coinvolge uomini, donne, giovani e bambini che non smettano di sognare un mondo a loro misura.
Presenti le associazioni del volontariato civile che si sono unite a quelle della Chiesa, le stesse “dell’impegno nella lotta alle mafie, lotta fatta di voci coraggiose che hanno denunciato la violenza e la corruzione, spesso pagando con la vita. Don Pino Puglisi, don Peppe Diana, e tanti altri sacerdoti sono diventati simboli di un vangelo vissuto nella sua essenza più autentica: dalla parte degli ultimi, contro ogni forma di sopraffazione”. Presente, come ogni anno l’Azione cattolica con i suoi giovani e l’AGESCI, (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) con Roberta Vincini e Francesco Scoppola, Presidenti del Comitato nazionale dell’Associazione che hanno voluto ribadire l’impegno “incessante per educare le ragazze e i ragazzi a un mondo più giusto”.
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