Insegnare nelle carceri: l’esperienza di Serena Cicalò


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>I luoghi di reclusione costituiscono, o così dovrebbe essere, un ambiente per il recupero del detenuto che, nel momento in cui sconta il debito con la giustizia affronta il proprio cammino di reinserimento sociale. Molti si sono riabilitati dopo aver conseguito un titolo di studio probabilmente perché, in un contesto di riflessione forzata, hanno trovato la motivazione necessaria per riscoprire il valore dell’istruzione. Si parla però spesso degli istituti di pena senza sapere bene che cosa siano perché per molti è solo un’esperienza astratta. In carcere operano tante figure, e fra queste l’insegnante ma pochi ne parlano. Sarebbe necessario invece dar voce a chi si dedica a questo delicatissimo impegno. Serena Cicalò, guasilese, insegna matematica e fisica nella casa circondariale di Trento per il secondo anno consecutivo. Il penitenziario è un mondo a sé e farne parte come docente comporta un incarico che non ti capita per caso. Come ha avuto inizio questa esperienza? Quando prima dello scorso anno scolastico mi sono recata presso il Dipartimento della Conoscenza di Trento per le nomine annuali sentivo forte il desiderio di provare un'esperienza nuova, di forte impatto emotivo, che mi desse nuovi stimoli e che mettesse in qualche modo alla prova la mia capacità di adattare il mio approccio didattico a situazioni non standard. L'insegnamento in carcere mi permetteva, in un solo colpo, di insegnare agli adulti e di conoscere una realtà che mi era totalmente sconosciuta. Cosa significa,  secondo il vostro punto di vista, essere privati della libertà ? Non è facile rispondere a questa domanda. Sono abbastanza convinta che la reclusione passiva poco abbia di riabilitante. Ed è per questo che quando la scuola entra dentro un carcere ha un compito forte e delicato allo stesso tempo. La motivazione per un professore nel tuo caso è ancora più forte e certamente tu ne hai da vendere; cosa consiglieresti ai tuoi colleghi nei momenti in cui la gratificazione viene a mancare e si affievolisce l’entusiasmo? La motivazione deve essere alla base di ogni esperienza, lavorativa e non, e quando viene a mancare l'entusiasmo bisogna correre ai ripari cercando nuovi stimoli, interni o esterni. Non occorre un cambiamento radicale, perché non tutti sono pronti a sconvolgere la routine e a cambiare completamente strada, ma con un po' di fantasia si può sempre trovare un piccolo sentiero in cui cominciare un nuovo cammino. Magari capita durante le lezioni, che si affrontino argomenti su cui ci si deve confrontare col mondo esterno. Come sono vissuti i vincoli nella libertà quando il detenuto vede nell’insegnate un tramite di comunicazione sociale (limitata) fra lui e la realtà oltre le mura del penitenziario? Come docente di matematica e fisica, le occasioni di affrontare argomenti di tipo sociale sono limitate alle chiacchierate durante le pause. Hanno sicuramente più possibilità di cogliere aspetti in merito i colleghi di altre materie, come quelli di Italiano, di Diritto o di Scienze Umane. Chiaramente, per la nostra libertà di insegnamento, e quindi per il percorso di apprendimento dello studente detenuto, i vincoli sono tanti e pesano. Si pensi al fatto di non poter usare Internet o di non poter introdurre materiali che nelle classi all'esterno vengono utilizzati quotidianamente. Quali aspetti di queste esperienza hanno migliorato la sua vita da insegnante? Gli elementi positivi di questa mia esperienza sono molteplici ed è per questo che ho scelto di ripeterla anche quest'anno. Prima di tutto l'aspetto motivazionale gioca un ruolo fondamentale. Entrare in classe e percepire che gli studenti proprio allora vivono un momento di libertà è indubbiamente molto gratificante. Durante le lezioni ci si dimentica di essere all'interno di un carcere. Noi lavoriamo con le persone e non con i detenuti. Per deformazione, non chiediamo mai il motivo della loro detenzione. Ho trovato di rado studenti che mi abbiano fatto pesare la loro condizione di reclusi, al contrario hanno sempre fatto di tutto per farmi sentire a mio agio. L’altro aspetto positivo è costituito dal gruppo di colleghi con cui condivido l'esperienza. In un contesto così delicato è fondamentale che il consiglio di classe sia una squadra, che i docenti coordinatori rappresentino guide motivate, sensibili e competenti, che si condividano dubbi e speranze, e che si lavori per obiettivi comuni. Chi insegna in una scuola sa bene che le cose non sempre funzionano così. Concludiamo con un suo messaggio agli studenti, in generale Ragazzi, vivete la scuola come un momento di libertà, perché di questo si tratta, anche se adesso siete forse troppo giovani per rendervene conto! Giovanni Contu serena-cicalo

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