"Insieme si può" quando il sogno incontra la giustizia


L’impegno contro la malavita organizzata nella cintura milanese

    di Graziella Falaguasta
  È di recente pubblicazione un “piccolo” libro di don Massimo Mapelli, anima dell’Associazione “Una casa anche per te” situata in provincia di Pavia, che gestisce strutture di accoglienza per persone in disagio sociale e MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati).  Ma Don Massimo è tanto altro: direttore di Caritas Sud-Milano, è anche fortemente impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e nell’adeguato utilizzo dei beni confiscati, tanto da avere ricevuto lo scorso anno il riconoscimento di Cavaliere della Repubblica italiana. Don Massimo, dall’imponente aspetto fisico del “gigante buono”,  è nato 53 anni fa in provincia di Lecco, è stato ordinato sacerdote nel 1997 dal cardinale Carlo Maria Martini, suo sostenitore e mentore, con il quale ha anche sperimentato per otto anni la vicepresidenza della Fondazione Casa della Carità (la vera eredità del Cardinale Martini a Milano), affrontando tutti gli aspetti del sostegno di cui gli svantaggiati della grande città, tutti, potevano aver bisogno. Tralasciando buona parte del percorso che riguarda l’articolato sistema di accoglienza creato per i più fragili, che da solo richiederebbe un articolo specifico, desideriamo concentrarci qui proprio su un accenno alla storia raccontata nel libro - dal significativo titolo “Insieme di puo’” -  che esplicita alcune delle questioni cruciali dell’Italia di oggi, che si intrecciano con un problema enorme, quello della legalità e dell’impegno in prima persona per la sua affermazione. Perché l’Associazione “Una casa anche per te”, oltre a una serie di strutture di accoglienza, gestisce anche la Libera Masseria di Cisliano (un paese di 5000 abitanti nella cintura sud di Milano), un bene giunto quasi al termine di un processo di confisca a una famiglia della ‘drangheta, il cui destino è ancora incerto per problemi economici e burocratici della Regione Lombardia. Libera Masseria (“La Masseria” era una struttura di circa diecimila metri quadrati con ristorante, pizzeria, saloni, piscina, ecc.) rientra in uno dei percorsi prefigurati dal neonato coordinamento dell’Associazione Libera che nel 1995-1996 aveva deciso di mobilitarsi per sostenere una legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, legge che ha poi visto la luce nel marzo del 1996 e che è oggi un esempio per molti paesi europei.  La società civile e l’amministrazione comunale nella primavera del 2015 hanno dovuto decidere da che parte stare per salvare dal degrado quel luogo sequestrato, che fino a cinque anni prima era stato di proprietà di una nota famiglia della ‘drangheta. Per ovvi motivi di spazio non posso riassumere qui tutte le vicende raccontate nel libro (a partire dalla foratura iniziale dell’occupazione de la Masseria!!), ma ne consiglio la lettura (sono poco più di 120 pagine) perché si tratta di un interessante saggio sia sulla prepotente presenza mafiosa in Lombardia, sia sul fondamentale impegno concreto delle singole persone, delle associazioni e dei gruppi impegnati nella lotta alla mafia e alla malavita.

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