“Io e il Pirata”: un viaggio tra vita e mito di Marco Pantani nel nuovo libro di Alberto Corda


di Simone Muscas
È stato recentemente pubblicato “Io e il Pirata”, il nuovo libro autoprodotto da Amazon di Alberto Corda, 39 anni, di Sanluri, attualmente residente all’estero. Si tratta di un’opera che intreccia ricordi personali e passione sportiva, in un suggestivo parallelo tra la sua vita e quella di Marco Pantani. L’idea è nata lo scorso anno, in un momento di profonda riflessione dell’autore, mentre assisteva al Tour de France e osservava la vittoria di Tadej Pogačar. Un dettaglio che non poteva passare inosservato: il giovane campione sloveno era infatti riuscito in un’impresa storica ovvero vincere sia il Tour de France che il Giro d’Italia nello stesso anno. E chi è stato l’ultimo ciclista a compiere questa straordinaria doppietta? Proprio lui, Marco Pantani. Ed è proprio in quel momento che l’autore, ascoltando i commenti dei cronisti sportivi, si è lasciato trasportare indietro nel tempo, ripercorrendo i momenti di gloria del Pirata. Da quel viaggio nei ricordi ha quindi preso forma l’idea di scrivere, di mettere nero su bianco le emozioni, i pensieri e le suggestioni legate a uno dei più grandi ciclisti della storia italiana. E quel che inizialmente sembrava un semplice riordinare i fatti storici delle imprese sportive del ciclista romagnolo, nel tempo si è trasformato in un vero e proprio libro.

Nel testo si percepiscono i continui saliscendi del Pirata, proprio come quelli di qualsiasi persona. La sua esistenza si è infatti snodata fra trionfi e cadute, come un percorso di montagna fatto di salite faticose e discese veloci. Questo non lo rende diverso da noi, ma forse lo avvicina ancora di più a chiunque abbia mai affrontato momenti difficili e sfide personali. Un altro aspetto del libro è la precisione con cui l’autore ricorda cosa lui stesse facendo nei momenti cruciali della carriera di Pantani: le vittorie, i successi incredibili, ma anche quel brutto giorno a Madonna di Campiglio, nel 1999. «Sono immagini che mi scorrono davanti agli occhi come fosse ieri. Pantani sul podio, il boato della folla, e poi l’amarezza della caduta, il dolore di una delusione che sembrava inaccettabile», racconta l’autore.

Attraverso le pagine di “Io e il Pirata”, l’autore non si limita a ricordare le vittorie di Pantani, ma si evince tanto anche sulla sua tecnica di corsa. «Vorrei che i lettori comprendessero che ciò che ha reso celebre Pantani non è solo il numero di vittorie, ma è stato soprattutto il modo in cui pedalava, la sua capacità di emozionare e trascinare con il suo stile unico», racconta. Un libro che nasce dal cuore e dalla passione, e che vorrebbe arrivare non solo a chi quell’epoca l’ha vissuta e vorrebbe rivivere quelle emozioni, ma anche chi quegli anni non li ha vissuti e vorrebbe conoscere quegli eventi storici. In tutto ciò Alberto ha però un sogno nel cassetto: «Mi piacerebbe che questo libro potesse leggerlo anche chi ha conosciuto Marco Pantani da vicino, i suoi familiari, i suoi tifosi di sempre: chissà che in queste righe possano ritrovarci qualcosa del Pantani che hanno vissuto e amato», confessa l’autore. Io e il Pirata” non è quindi solo un libro su Marco Pantani, può essere interpretato come un viaggio personale in un parallelo a un campione e a un’epoca del ciclismo che ha lasciato un segno indelebile. Ed è un racconto che, come tutte le storie vere, non si conclude davvero, ma continua a vivere negli occhi e nel cuore di chi legge.  

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