La “Confederazione Italiana dell’Industria” sorta a maggio del 1910 nell’industriosa città di Torino rappresenta il nucleo originario dell’attuale Confindustria. La Confederazione aveva come intento quello di raggruppare in un’unica associazione le unioni imprenditoriali liguri, lombarde e torinesi. Nel giro di pochi mesi essa raggruppò oltre 1900 aziende con più di 180 mila dipendenti. Per contrastare il sorgere delle organizzazioni socialiste ed operaie che portavano avanti le loro istanze e rivendicazioni, gli imprenditori crearono appunto un proprio organismo unitario di rappresentanza, che mirava ad assicurare loro anche una presenza parlamentare. Non solo uniti per ostacolare ed osteggiare le legittime richieste dei lavoratori ma anche per riuscire ad arrivare nelle così dette stanze dei bottoni, ovvero in Parlamento e nel Governo. Infatti, la creazione della Confederazione segnò una svolta nell’atteggiamento dell’associazionismo imprenditoriale, che divenne sempre più aggressivo sul piano dei conflitti del lavoro e cercò di ridurre il potere contrattuale dei lavoratori. Il primo presidente fu il francese Louis Bonnefon Craponne, già alla guida della Lega Industriale di Torino nel 1906. Gli industriali rivendicavano una partecipazione attiva alla vita politica del Paese e nel giugno 1919 il presidente della Confederazione ing. Dante Ferraris entrò come ministro dell’Industria nel Governo Nitti restandovi in carica sino al maggio del 1920. Il movimentismo della Confederazione fece sì che, sempre nel ’20, essa assunse una valenza nazionale grazie alla fusione delle organizzazioni padronali locali. Nel 1925, con il patto di palazzo Vidoni, fu inserito nella denominazione la parola “fascista”, riconoscendo solo ai sindacati fascisti la rappresentanza unica del mondo del lavoro. Caduto il regime, nel luglio del ’43, si ricostituirono le organizzazioni dei lavoratori e nel 1944 venne ufficialmente rifondata la Confindustria.
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