Ho scritto più volte del Festival Letterario del Monreale e, più in generale, dei festival in Sardegna. L’ho fatto da posizioni critiche, spesso scomode, ma partendo sempre da un presupposto chiaro: la cultura non si cancella, si discute. Proprio per questo sempre ritenuto legittimo e necessario interrogarsi sul suo ruolo, sul suo impatto reale e su come vengono utilizzate le risorse pubbliche per promuovere la lettura e l’editoria in un territorio fragile come il nostro. Senza però invocarne l’eliminazione. In questo senso l’annuncio dell’uscita del Festival da San Gavino non credo possa essere ridotto a una polemica tra amministrazione e organizzatori. È un fatto politico e culturale che riguarda l’intera comunità che non può non dispiacere.
Il punto qui non è stabilire chi abbia ragione, ma capire perché un’esperienza che ha funzionato sotto diversi aspetti non sia riuscita a diventare un progetto condiviso e stabile. Perché il rapporto tra politica e cultura si sia progressivamente logorato. E perché, ancora una volta, ci si trovi a discutere dopo, invece che costruire prima.
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Francesca Spanu[/caption]
Ho intervistato Francesca Spanu non per assolvere qualcuno o delegittimare qualcun’altro, ma per mettere a confronto posizioni anche distanti, senza sconti e senza acredine L’ho fatto perché credo che riportare il conflitto su un piano pubblico e comprensibile sia più utile che alimentare tifoserie. Le sue risposte raccontano una visione, un’esperienza e una frattura evidente. Sta a chi legge farsi un’idea.
Questa intervista non chiude una questione, semmai la apre. Perché un paese che perde un festival non dovrebbe chiedersi solo di chi è la colpa, ma soprattutto che cosa manca affinché la cultura non dipenda dalle stagioni politiche o dalle contingenze. Se da questa vicenda nascerà una riflessione più matura sul ruolo della cultura a San Gavino, allora forse non sarà stato tempo perso.
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