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>Ha 84 anni di vita la storica fonderia di San Gavino Monreale, aperta nel lontano 10 giugno 1932 e rimasta l’unica industria nel Medio Campidano diventato ormai un cimitero di fabbriche. Ma lo stabilimento di San Gavino Monreale non è ancora un museo e i suoi impianti in marcia sono stati visitati da quasi 400 persone in occasione della manifestazione “Monumenti aperti”. A San Gavino Monreale si lavora il piombo che arriva non più dalle miniere di Montevecchio, ma dallo stabilimento di Portoscuso della Portovesme Srl che fa capo alla multinazionale svizzera Glencore. Dalla raffinazione di circa 70mila tonnellate di piombo all’anno si ricavano circa 150 tonnellate d’argento e circa 100 chilogrammi d’oro che vengono venduti sui mercati nazionali e internazionali.
La fabbrica sangavinese, che assicura oltre 120 buste paga, non sente il peso degli anni e si apre spesso ai visitatori con gli impianti in marcia. Così di recente ha accolto oltre duecento turisti arrivati a San Gavino Monreale da Cagliari che si sono innamorati della fonderia che negli anni Trenta ha cambiato il volto del paese del Medio Campidano. In particolare i visitatori hanno potuto assistere in diretta anche alla colata dei lingotti d’argento con temperature di fusione altissime (oltre i 600 gradi) ed hanno potuto visitare il reparto in cui si trovano i lingotti d’oro. A fare da guida sono stati gli ingegneri Paolo Casu, Roberta Porcella e i dipendenti Giovanni Cogoni, Alessio Frau, Antonio Corona e Anselmo Collu per il laboratorio dello stabilimento.
E di recente Carlo Lolliri, l’amministratore delegato della Portovesme Srl, ha concesso al Comune in comodato d’uso quello che è stato il villino del direttore dello stabilimento. Ne è entusiasta l’assessore comunale Stefano Musanti: «Questo edificio rappresenta il simbolo di una cultura industriale che ha portato occupazione, ma anche croci e dolori a San Gavino Monreale ed ora può essere il punto di partenza per la realizzazione di iniziative imprenditoriali di giovani nella lavorazione dei metalli preziosi. Inoltre partendo dalla fonderia il recupero della cultura e della memoria storica possono diventare fonte di reddito per le persone come nel caso della ex miniera di Serbariu a Carbonia trasformata nel museo del carbone. Alcune aree concesse dall’amministratore delegato Carlo Lolliri possono essere trasformate in piccole esposizioni».
Gian Luigi Pittau
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