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>Alla Regione è pronta una proposta di legge sulla lingua sarda, che sarà in aula a breve, sicuramente entro l’autunno. Una proposta di legge che ha dell’inverosimile, che farebbe pensare ai tempi bui della storia italiana del Novecento, se non fossimo in regime di democrazia. Lo scopo fin troppo evidente per essere dichiarato apertamente è il tentativo della totale scomparsa della lingua e della cultura campidanese, con strumenti democratici, naturalmente.

Detta così può sembrare un’affermazione assurda. Ma veniamo al dunque. Nelle pagine della proposta non compare mai la parola campidanese, come, eccetto una volta, manca ogni riferimento al logudorese. Allora? Vi si parla solo di lingua sarda intendendo con questo Sa limba sarda comuna, quella fatta propria dalla Giunta Soru nell’aprile del 2006 in “via sperimentale, come lingua amministrativa”, si garantiva, in uscita dalla Regione verso gli enti locali. Ora quella scelta linguistica la si ripropone come lingua unica per tutta la Sardegna, eccetto che per il gallurese, il sassarese, il catalano di Alghero e il tabarchino, (dichiarate “lingue storiche” mentre viene esclusa la campidanese, nata nell’anno mille, prima lingua neolatina d’Europa!) cui si garantisce la salvaguardia. Ora sappiamo che la cosiddetta Limba sarda comuna è nient’altro che il logudorese meridionale, fatta passare surrettiziamente per lingua comune a tutti sardi.
Vediamo con quali mezzi si procede per la scomparsa della lingua e della cultura compidanese: detta in estrema sintesi, negando il sostegno finanziario a tutto ciò che riguarda le attività culturali dei due terzi della popolazione sarda. In particolare sono previsti interventi della Regione in diversi settori a favore della lingua sarda (comune), il gallurese, il sassarese, il catalano, il tabarchino, ma non per il campidanese che per gli estensori della proposta di legge semplicemente “non esiste”, o, se esiste, dovrà inevitabilmente scomparire. La lingua sarda (comune) dovrà entrare come lingua curriculare nelle scuole di
ogni ordine e grado e a tale scopo si stanno già preparando i testi scolastici; la Regione promuove, si dice, la collaborazione con le università di Cagliari e Sassari per attività di studio e di ricerca, per percorsi di formazione e aggiornamento permanente, per corsi universitari dedicati alla lingua e alla cultura sarda ecc.; le case editrici avranno sovvenzioni solo per la pubblicazione di libri che non siano scritti in sardo campidanese; gli sportelli linguistici, contrariamente a quanto è avvenuto fino ad oggi (che dovranno interessarsi esclusivamente della solita lingua sarda mutilata), saranno ridotti a undici, uno regionale e dieci territoriali, con il compito di fornire agli uffici pubblici un servizio di traduzione dall’italiano in lingua sarda (comune); per tutte le attività letterarie (dalla poesia, alla narrativa, dal teatro ecc.) sono previste sovvenzioni a senso unico; così pure per le attività artistiche di ogni genere : musicali, pittoriche, cinematografiche, ma anche per i mezzi di
comunicazione di massa. La stessa cosa è prevista per le pubblicazioni a carattere scientifico.
Nelle intenzioni di certi personaggi, agli scrittori e agli artisti campidanesi non rimarrebbe che convertirsi, esprimendosi in una lingua loro estranea, magari ritornando sui banchi scuola o dell’università per studiarla. E ciò avviene mentre al Premio Città di Ozieri, edizione del 2015, tra i circa 150 eleborati pervenuti non uno era scritto in Limba sarda comuna. Abbiamo molte ragioni, dunque, per ribellarci a questa ignobile operazione di vero e proprio genocidio linguistico-culturale, unendoci per far sentire forte la nostra indignazione.
Considerato che logudorese e campidanese non sono due varianti della lingua sarda unica (mai esistita!) ma due lingue sarde noelatine autonome che, pur avendo un certo numero di lessemi simili legati alla stessa parola latina da cui derivano, hanno solo il 15% di parole in comune ma per l’85% diverse. Esse pertanto non sono unificabili poiché hanno morfosintassi, fonetica (moduli fonicoritmici diversi), ortografia, coniugazione dei verbi e altro. Questo significa che l’85% delle parole campidanesi, non insegnate e quindi non fatte conoscere, sono condannate a morte perché non usate.
Considerato inoltre che la lingua campidanese è quella più parlata in Sardegna in un territorio abitato dai due terzi della popolazione sarda,
il Comitato chiede
a)- che la lingua campidanese sia considerata ufficiale e, al pari della così detta lingua sarda (comune), goda degli stessi benefici di quest’ultima;
b)- che negli sportelli linguistici del Campidano si usi la lingua campidanese;
c)- nel comitato scientifico siano inseriti esperti in didattica linguistica campidanese; nel settore dell’informazione un esperto delle politiche linguistiche; un linguista campidanese esperto nel campo teatrale e cinematografico; uno di tradizioni popolari, di linguaggi poetici e musicali ed etnografici campidanesi; uno nelle molteplici forme letterarie del canto campidanese;
chiede
d)- che in ogni parte dell’Isola sia insegnata la lingua locale, come primo passo per l’acquisizione di un sa rdo standard, campidanese e logudorese;
e)- nell’eventualità che sia impossibile l’ufficializzazione delle due lingue che si ritiri la proposta di legge in questione causa di scontri tra i sardi.
Il diritto internazionale e lo statuto dell’Unesco dicono che : “OGNI CITTADINO DEL MONDO HA DIRITTO ALLA PROPRIA LINGUA MADRE”. I campidanesi non possono essere privati di questo diritto con l’approvazione di una norma illegale che sa di ventennio fascista (proposta per interessi men che nobili!) e si attendono che i Consiglieri regionali, con saggezza ed equità, modifichino la legge proposta e accettino quanto richiesto o la respingano considerandola improponibile.
Il Comitato per la difesa della lingua e della cultura campidanese© Riproduzione riservata