Queste esperienze lavorative mi hanno consentito di mettere a frutto tutte le mie competenze e potenzialità, di crescere ulteriormente e avere spazio per continuare a crescere. Successivamente, ho avuto anche l’onore di dirigere la Struttura Dipartimentale del Pronto Soccorso di Oglio Po, ASST-Cremona, dove, per 4 anni, ho fatto una bellissima e ricca esperienza manageriale ed umana. Ho di fatto potuto metter in pratica la mia idea di “teaching hospital”, lavorando trasversalmente su tutte le figure professionali costituenti l’equipe di pronto soccorso e, in un momento in cui medici specialisti non ve n’erano da nessuna parte, ho formato sul campo 23 medici di cui 20 arrivarono a lavorare da me ad un solo mese dalla laurea. Ciò mi ha consentito non solo di impedire il ridimensionamento o addirittura la chiusura del servizio di Pronto Soccorso, ma di poter affinare la mia leadership, le mie tecniche didattiche e le mie abilità organizzative tanto che, migliorando la qualità del servizio reso al cittadino, la popolazione aveva ridato fiducia a quel pronto soccorso con un incremento degli accessi annuali da 18000, al mio arrivo, ai 26000, alla fine del mio mandato. In tutto ciò, oggi, la nomina a direttore di struttura complessa di pronto soccorso obi e medicina d’urgenza non la considero un punto di arrivo bensì di partenza, perché questo lavoro mi piace, mi appassiona e non mi stancherò mai ringraziare il giorno che lo ho “scoperto” quasi per caso. Il lavoro di pronto soccorso è un lavoro di squadra, dove veramente “l’unione fa la forza”, dove si cresce insieme, ogni giorno, e insieme si condividono fatiche, sofferenze, ma anche gioie e soddisfazioni. Il pronto soccorso è un posto privilegiato da cui poter osservare e sostenere uno spaccato di società, che in pochi hanno l’onore di incontrare, dove si riscopre il “prossimo” nell’altro e, soprattutto, dove si riscopre la necessità e il dovere di difendere i pilastri universalistici e costituzionali fondanti il nostro Sistema Sanitario Nazionale.
Le manca la Sardegna?
Si! Ho provato alcune volte a rientrare, prima come dirigente medico e poi come Direttore di Struttura Complessa. Ho vinto alcuni concorsi, ma purtroppo non si sono mai create condizioni propizie affinché potessi rientrare a casa e cogliere nuove opportunità di crescita.Tuttavia, non escludo che questo possa accadere in futuro. Sarebbe davvero significativo, un giorno, poter rientrare in Sardegna e mettere a disposizione della mia terra le competenze e l’esperienza maturate in questi anni. Il pensiero di poter contribuire concretamente a un cambiamento, offrendo il mio apporto per migliorare la sanità sarda, rappresenta per me un sogno e una forte motivazione. In questo momento la sanità nella nostra isola sta attraversando un periodo di sofferenza e difficoltà, e sento che il mio percorso, caratterizzato da determinazione, sacrificio e costante crescita professionale, potrebbe essere messo al servizio di una causa così importante. Nonostante la distanza, il legame con la Sardegna resta profondo e indissolubile. Ogni valore che porto con me – la determinazione, la caparbietà, la capacità di non arrendersi mai alle difficoltà – affonda le radici proprio nella mia terra. È dalla Sardegna che ho appreso la forza necessaria per affrontare le sfide, trasformando gli ostacoli in opportunità di crescita. Contribuire a dare una svolta positiva alla sanità sarda significherebbe restituire, almeno in parte, ciò che la mia isola mi ha donato e rappresenterebbe per me non un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova e appassionante sfida.
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