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>Dopo la denuncia, la settimana sociale dei cattolici italiani è stata dedicata alle “buone pratiche” per curare la ferita del lavoro e per diventare buoni cercatori di lavoro. L’economista Luigino Bruni, docente all’università di Roma – Tor Vergata, nella sua riflessione biblica ha preso spunto dal libro di Qohelet ponendo l’accento su aspetti attuali nel lavoro di oggi: «il lavoro deve esser svolto nei giusti tempi, non in modo frenetico, ma lasciando tempo anche al riposo. È folle l’ozio ma è folle lavorare troppo».

Lo stesso Qohelet dà la soluzione: «Lasciare libera una mano perché il suo palmo possa essere riempito dalla calma, dal riposo, dalla consolazione. E le due mani dell’uomo non devono essere impegnate nella stessa attività: se è stolto colui che le lascia entrambe inerti, lo è altrettanto colui che le occupa col solo lavoro frenetico». Altro problema posto da Qohelet è il rapporto tra lavoro e solitudine. Il troppo lavoro porta a rimanere soli e non esser più soddisfatti di se stessi, solitudine che porta a creare ferite con i propri cari, non aver più tempo per se stessi e a consumarsi piano piano».

«Tutti i partecipanti sono mossi da una passione che diventa metodo. Con questo spirito, tutti i partecipanti sono mossi a dare il proprio contributo e le proprie idee con spirito sinodale alla ricerca di lavoro degno che ponga in primo luogo i volti», ha detto mons. Filippo Santoro, presidente del comitato promotore della quarantottesima settimana sociali dei cattolici italiani. I 1.100 delegati hanno lasciato l’aula del convegno per un viaggio fra le “buone pratiche”. Hanno visitato diverse aziende, da Arborea a Dolianova, Da Serdiana a Guspini. Una visita ad autentiche eccellenze dell’economia locale, esempi di buon lavoro e affermazioni sul mercato.
Claudio Castaldi© Riproduzione riservata